In Breve (TL;DR)
Il Tesoro sostiene la riconferma di Luigi Lovaglio alla guida di Mps, opponendosi alle manovre interne del Cda per ostacolarne il rinnovo.
Una parte del consiglio tenta di modificare i criteri di idoneità sfruttando l’inchiesta milanese su Mediobanca per escludere l’attuale amministratore delegato.
Dietro le tensioni di governance si cela lo scontro strategico sulla gestione della partecipazione in Generali e il futuro assetto della banca.
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La partita per il rinnovo dei vertici del Monte dei Paschi di Siena entra nella sua fase più critica. A pochi mesi dalla scadenza del mandato, prevista per aprile 2026, si consuma uno scontro istituzionale e finanziario che vede contrapposti una parte del Consiglio di Amministrazione e il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). Al centro della disputa c’è il futuro dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, artefice del rilancio della banca e della storica acquisizione di Mediobanca avvenuta nel 2025, ma ora nel mirino di manovre interne volte a limitarne i poteri o addirittura a impedirne la riconferma.
Secondo quanto riportato da fonti finanziarie e testate come la Repubblica e Milano Finanza, nelle ultime ore si sono intensificate le discussioni all’interno del board senese riguardo alle regole per la formazione della cosiddetta "lista del Cda". Quello che doveva essere un passaggio tecnico di adeguamento agli standard internazionali si è trasformato in un campo di battaglia politico: sul tavolo c’è una proposta di modifica al regolamento che potrebbe escludere dalla lista dei candidati chiunque sia coinvolto in indagini giudiziarie, una clausola che sembra disegnata su misura per colpire l’attuale CEO.

Il nodo della “Lista del Cda” e l’inchiesta di Milano
Il cuore della manovra risiede nella definizione dei criteri di idoneità per i futuri amministratori. Giovedì 22 gennaio, il Cda di Mps è chiamato a discutere il regolamento per la presentazione della lista del board uscente. Secondo indiscrezioni di stampa, una fazione del consiglio spinge per introdurre un vincolo che impedirebbe la candidatura di soggetti indagati. Questa mossa taglierebbe fuori automaticamente Luigi Lovaglio, attualmente indagato dalla Procura di Milano con l’ipotesi di "concerto" nell’ambito della scalata a Mediobanca, insieme a figure di spicco come Francesco Gaetano Caltagirone e i vertici di Delfin.
L’inchiesta, che ipotizza un coordinamento occulto tra la banca senese e i grandi soci privati per acquisire il controllo di Piazzetta Cuccia, è diventata l’arma principale dei detrattori dell’amministratore delegato. Se la modifica statutaria passasse, la banca si troverebbe costretta a cercare un nuovo timoniere proprio nel momento più delicato dell’integrazione con l’istituto milanese.
Lo scudo del Tesoro e la posizione dei soci

Di fronte a questo scenario, il Ministero dell’Economia ha deciso di rompere gli indugi. Nonostante la quota del Tesoro sia scesa al 4,9% dopo le dismissioni degli ultimi anni, via XX Settembre mantiene un peso specifico determinante in termini di moral suasion. Secondo quanto riferito da Reuters e ripreso da HuffPost Italia, il Mef ha fatto filtrare un messaggio inequivocabile: il Tesoro è favorevole al rinnovo del mandato di Lovaglio e non sosterrà alcuna lista che proponga un amministratore delegato alternativo.
La posizione del governo si basa sui risultati tangibili: sotto la guida di Lovaglio, Mps ha non solo risanato i conti, ma ha ribaltato il suo ruolo da preda a predatore nel risiko bancario, finalizzando l’operazione Mediobanca. Per il Mef, la continuità è essenziale per non destabilizzare l’istituto e per gestire la complessa fase post-fusione. Anche Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio (titolare di una quota rilevante), ha espresso sostegno alla linea della continuità, mentre più sfumata appare la posizione del gruppo Caltagirone, che pur smentendo scontri diretti, secondo il Financial Times nutrirebbe riserve sulla gestione strategica della partecipazione in Generali.
La divergenza strategica su Generali

Dietro le questioni formali di governance, si agita infatti un nodo strategico di prima grandezza: il destino della quota in Assicurazioni Generali, che Mps controlla indirettamente dopo l’acquisizione di Mediobanca. Secondo analisti di settore, esiste una divergenza di vedute tra l’ad Lovaglio e alcuni grandi soci privati.
Lovaglio, con un approccio pragmatico, considererebbe la partecipazione nel Leone di Trieste come un asset finanziario, potenzialmente valorizzabile o cedibile per rafforzare il capitale della banca. Al contrario, soci come Caltagirone vedrebbero in quella quota una leva fondamentale per esercitare influenza sulla governance della compagnia assicurativa. Questa frizione strategica potrebbe essere il vero motore delle manovre in corso nel Cda, con la questione giudiziaria utilizzata come strumento di pressione.
Conclusioni

Le prossime due settimane saranno decisive per il futuro di Mps e per gli equilibri della finanza italiana. L’appuntamento chiave è l’assemblea straordinaria del 4 febbraio 2026, chiamata ad approvare le modifiche statutarie. Se il tentativo di escludere Lovaglio tramite cavilli regolamentari dovesse fallire grazie all’opposizione del Tesoro e di parte del mercato, la strada per la riconferma dell’ad sembrerebbe spianata. Tuttavia, la frattura interna al consiglio e l’indagine in corso a Milano proiettano un’ombra lunga sulla governabilità futura della banca, proprio mentre i mercati attendono chiarezza sul piano industriale definitivo del nuovo polo bancario Mps-Mediobanca.
Domande frequenti

Lo scontro nasce dalla volontà di una parte del Consiglio di Amministrazione di ostacolare la riconferma dell amministratore delegato Luigi Lovaglio in vista della scadenza del mandato nel 2026. Il conflitto verte sul tentativo di modificare il regolamento per escludere dalla lista dei candidati chi è coinvolto in indagini giudiziarie, una mossa che colpirebbe direttamente l attuale CEO indagato per l operazione Mediobanca.
Il Ministero dell Economia e delle Finanze ha espresso pieno sostegno per il rinnovo del mandato di Lovaglio, ritenendo la continuità essenziale per la stabilità della banca. Nonostante la quota del Tesoro sia scesa al 4,9 per cento, il governo apprezza i risultati ottenuti, inclusi il risanamento dei conti e l acquisizione di Mediobanca, e si oppone a liste alternative che possano destabilizzare l istituto.
La Procura di Milano indaga su un ipotizzato concerto tra Mps e grandi soci privati come Caltagirone e Delfin per la scalata a Mediobanca. L accusa riguarda un presunto coordinamento occulto per acquisire il controllo dell istituto milanese, una circostanza che i detrattori di Lovaglio stanno utilizzando come leva per tentare di impedirne la rielezione tramite modifiche statutarie.
Dietro le dispute formali si cela una forte divergenza strategica sulla partecipazione in Assicurazioni Generali, controllata indirettamente dopo l acquisizione di Mediobanca. Mentre Lovaglio considera la quota un asset finanziario valorizzabile per rafforzare il capitale, altri soci privati vorrebbero utilizzarla come strumento di potere per influenzare la governance della compagnia assicurativa.
L assemblea straordinaria del 4 febbraio 2026 sarà decisiva per approvare o respingere le modifiche statutarie proposte dal Cda. Se il tentativo di introdurre vincoli sui candidati indagati dovesse fallire, grazie all opposizione del Tesoro e del mercato, la strada per la riconferma di Lovaglio alla guida del nuovo polo bancario sembrerebbe spianata.
Fonti e Approfondimenti
- Sito ufficiale del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Azionista MPS)
- Sezione Corporate Governance e Organi Sociali – Sito Ufficiale Gruppo MPS
- Sito ufficiale della CONSOB – Autorità di vigilanza sui mercati finanziari
- Sito ufficiale della Banca d’Italia – Vigilanza bancaria
- Scheda istituzionale su Banca Monte dei Paschi di Siena – Wikipedia



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