Omicidio capotreno Bologna: caccia a Jelenic Marin, il blitz fallito e i precedenti

Chi è Jelenic Marin, ricercato per l'omicidio di Alessandro Ambrosio a Bologna. Il blitz a Piacenza, la fuga e i precedenti. Cronaca di una caccia all'uomo.

Pubblicato il 06 Gen 2026
Aggiornato il 06 Gen 2026
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In Breve (TL;DR)

È caccia all’uomo in tutto il Nord Italia per Jelenic Marin, accusato dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna.

Il trentaseienne croato, già noto alle forze dell’ordine, ha pedinato la vittima prima di colpirla mortalmente nel parcheggio della stazione.

Fermato per molestie su un treno dopo il delitto, il presunto killer è stato rilasciato prima che scattasse l’allarme omicidio.

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È una caccia all’uomo che si estende ormai a tutto il Nord Italia, quella scattata nelle ultime ore per la cattura di Jelenic Marin, il 36enne di origini croate ritenuto il responsabile dell’omicidio di Alessandro Ambrosio, il capotreno di 34 anni ucciso brutalmente alla stazione di Bologna. La cronaca di queste ore è scandita dai ritmi frenetici delle indagini condotte dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri, che stanno setacciando scali ferroviari e città limitrofe nel tentativo di intercettare il fuggitivo. Ambrosio, dipendente di Trenitalia, è stato trovato senza vita nel tardo pomeriggio di ieri, riverso in una pozza di sangue nel parcheggio riservato ai dipendenti, colpito a morte da un fendente all’addome.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Bologna, hanno portato all’identificazione del sospettato in tempi record grazie all’analisi delle telecamere di videosorveglianza. Tuttavia, il presunto assassino sembra essere svanito nel nulla, riuscendo a sfuggire a un primo blitz delle forze dell’ordine scattato nella notte alla stazione di Piacenza. La vicenda, che ha scosso profondamente l’opinione pubblica, riaccende i riflettori sul tema della sicurezza nelle stazioni, un dossier caldo per la politica italiana e per l’attuale governo.

Volto di Jelenic Marin ricercato per l'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna
Caccia all’uomo in tutto il Nord Italia per catturare Jelenic Marin, sospettato dell’omicidio del capotreno a Bologna.

Chi è Jelenic Marin: il profilo del ricercato

Il volto dell’uomo più ricercato d’Italia appartiene a Jelenic Marin, 36 anni, cittadino croato senza fissa dimora. Secondo quanto emerso dai database delle forze dell’ordine, Marin non è un nome nuovo per gli investigatori. L’uomo, che vive ai margini della società gravitando spesso attorno agli scali ferroviari del Nord Italia, ha alle spalle diversi precedenti di polizia, in particolare per reati contro il patrimonio e, dettaglio inquietante alla luce dei fatti odierni, per il porto abusivo di armi da taglio.

Gli inquirenti lo descrivono come un soggetto potenzialmente pericoloso. Le immagini acquisite dalla Polfer mostrano Marin aggirarsi nell’atrio della stazione di Bologna poco dopo le 18:00. Il suo comportamento, analizzato fotogramma per fotogramma, tradisce un intento predatorio o comunque aggressivo: l’uomo non sembra essere lì per viaggiare, ma per osservare. È in questo frangente che incrocia la sua strada con quella di Alessandro Ambrosio, che aveva appena terminato il suo turno di lavoro e si stava dirigendo verso l’auto per tornare a casa ad Anzola dell’Emilia.

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La ricostruzione dell’omicidio: il pedinamento e l’aggressione

Omicidio capotreno Bologna: caccia a Jelenic Marin, il blitz fallito e i precedenti - Infografica riassuntiva
Infografica riassuntiva dell’articolo "Omicidio capotreno Bologna: caccia a Jelenic Marin, il blitz fallito e i precedenti"

La dinamica dell’omicidio, ricostruita grazie agli occhi elettronici della stazione, è agghiacciante nella sua semplicità. Secondo le ricostruzioni degli investigatori, Marin avrebbe individuato Ambrosio nell’atrio della stazione e avrebbe iniziato a seguirlo. Un vero e proprio pedinamento, durato diversi minuti, che si è concluso nel piazzale Ovest, in viale Pietramellara, un’area interdetta al pubblico e riservata al parcheggio dei dipendenti delle ferrovie.

Non è ancora chiaro cosa abbia scatenato la furia omicida. Le ipotesi al vaglio sono molteplici: da un tentativo di rapina finito male a un gesto di follia improvvisa, fino all’aggressione per futili motivi. Tuttavia, il fatto che addosso alla vittima siano stati ritrovati sia il cellulare che il portafoglio tende a far escludere la pista della rapina classica. Ambrosio è stato sorpreso alle spalle o comunque in un momento in cui non poteva difendersi, colpito da almeno una coltellata fatale all’addome. A scoprire il corpo, ormai privo di vita, è stato un collega di Italo, che ha immediatamente lanciato l’allarme, ma per il 34enne non c’era più nulla da fare.

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Ciò che rende questa vicenda ancora più amara è la ricostruzione degli spostamenti di Jelenic Marin subito dopo il delitto. Secondo quanto riportato da fonti investigative e dall’Ansa, il 36enne sarebbe salito su un treno regionale diretto a Milano per allontanarsi dalla scena del crimine. Durante il viaggio, l’uomo avrebbe manifestato comportamenti molesti e aggressivi nei confronti degli altri passeggeri e del personale di bordo, tanto da costringere il capotreno a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine.

Il convoglio è stato fermato alla stazione di Fiorenzuola, in provincia di Piacenza, poco prima delle 20:00. Qui, i Carabinieri hanno fatto scendere Marin, lo hanno identificato e preso in consegna per il suo comportamento molesto. Tuttavia, in quel preciso momento, la nota di ricerca per l’omicidio di Bologna non era ancora stata diramata su scala nazionale. Non essendoci ancora un collegamento ufficiale tra il 36enne e il cadavere ritrovato poco prima a Bologna, Marin è stato denunciato a piede libero e rilasciato. Una coincidenza temporale sfortunata che ha permesso al presunto killer di riprendere la sua fuga, facendo perdere nuovamente le proprie tracce.

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Il blitz a Piacenza e le ricerche a tappeto

Quando, poche ore dopo, gli investigatori di Bologna hanno collegato il nome di Jelenic Marin all’omicidio grazie ai riscontri video, è scattato l’allarme rosso. Avendo appreso del controllo avvenuto a Fiorenzuola, le forze dell’ordine hanno ipotizzato che il fuggitivo potesse trovarsi ancora in zona o su un altro convoglio lungo la direttrice emiliana. Intorno alla mezzanotte, è stato organizzato un massiccio blitz alla stazione di Piacenza: Polizia Ferroviaria e Carabinieri hanno circondato e ispezionato il treno regionale 3930, dove si riteneva potesse nascondersi il ricercato.

L’operazione, condotta con la massima cautela e con uomini in assetto operativo, ha però dato esito negativo: di Marin non c’era traccia. Attualmente, le ricerche sono estese a tutta la rete ferroviaria del Nord, con particolare attenzione agli snodi di Milano e Torino, possibili vie di fuga verso l’estero. La foto segnaletica del sospettato è stata diffusa a tutte le pattuglie e i controlli sono stati intensificati anche alle frontiere.

Il dolore della famiglia e le reazioni della politica

Mentre la caccia all’uomo prosegue, resta il dolore straziante della famiglia Ambrosio. Luigi, il padre della vittima, anch’egli ex ferroviere da poco in pensione, ha espresso tutto il suo sconcerto ai microfoni dei telegiornali: «Mio figlio non aveva nemici, non aveva litigato con nessuno. È un delitto inspiegabile. Era un ragazzo tranquillo, faceva il suo lavoro e tornava a casa». Alessandro, oltre al lavoro in ferrovia, aveva una passione per la musica e suonava la chitarra in una band; una vita spezzata senza un perché apparente.

La tragedia ha suscitato immediate reazioni anche nel mondo delle istituzioni. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha definito l’accaduto «un atto gravissimo», offrendo la massima collaborazione del Comune alle indagini. Ma è sul piano nazionale che la vicenda rischia di avere le ripercussioni più forti. La sicurezza nelle stazioni e nelle città è un tema che divide il parlamento e che viene costantemente monitorato dal governo. Episodi di tale violenza, perpetrati da soggetti già noti alle forze dell’ordine e irregolari sul territorio, alimentano il dibattito politico e potrebbero diventare centrali nelle campagne per le future elezioni, spostando l’asse della discussione pubblica sulla necessità di misure più stringenti per il controllo del territorio e la gestione dei soggetti socialmente pericolosi.

Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

Al momento, Jelenic Marin resta uccel di bosco, braccato dalle forze dell’ordine che non escludono alcuna pista, compresa quella che possa aver trovato rifugio in qualche casolare abbandonato o che stia tentando di lasciare l’Italia. La morte di Alessandro Ambrosio rimane una ferita aperta per la città di Bologna e per tutti i lavoratori dei trasporti, che oggi si sentono più vulnerabili. Le prossime ore saranno decisive: gli inquirenti stanno analizzando le celle telefoniche e le reti di contatti del 36enne croato, nella speranza di chiudere il cerchio attorno all’assassino e garantire giustizia a una famiglia distrutta da una violenza tanto brutale quanto insensata.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
Chi è il sospettato per l’omicidio del capotreno a Bologna?

Il principale sospettato è Jelenic Marin, un cittadino croato di 36 anni senza fissa dimora. L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per precedenti reati contro il patrimonio e porto abusivo di armi, è accusato di aver aggredito mortalmente Alessandro Ambrosio. Le telecamere di sorveglianza lo hanno ripreso mentre pedinava la vittima all’interno della stazione prima dell’aggressione.

Come è avvenuta la dinamica dell’aggressione in stazione?

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’omicidio si è consumato nel parcheggio riservato ai dipendenti delle ferrovie, sul lato Ovest della stazione di Bologna. Il sospettato avrebbe seguito la vittima per diversi minuti prima di colpirla con un fendente fatale all’addome. Gli investigatori tendono a escludere la rapina, dato che il portafoglio e il cellulare del capotreno non sono stati sottratti.

Perché il presunto killer è stato rilasciato a Fiorenzuola?

Jelenic Marin è stato fermato dai Carabinieri alla stazione di Fiorenzuola poco dopo il delitto a causa di comportamenti molesti su un treno regionale. Tuttavia, è stato denunciato a piede libero e rilasciato perché, in quel preciso momento, non era ancora stata diffusa la nota di ricerca nazionale che lo collegava all’omicidio di Bologna. Questo mancato allineamento temporale gli ha permesso di fuggire nuovamente.

Dove si stanno concentrando le ricerche del fuggitivo?

La caccia all’uomo è estesa a tutto il Nord Italia, con particolare attenzione agli snodi ferroviari di Milano e Torino, considerati possibili vie di fuga verso l’estero. Polizia e Carabinieri stanno setacciando anche casolari abbandonati e analizzando le celle telefoniche per tracciare gli spostamenti del 36enne, dopo che un blitz notturno alla stazione di Piacenza ha dato esito negativo.

Chi era Alessandro Ambrosio?

Alessandro Ambrosio era un capotreno di 34 anni dipendente di Trenitalia e residente ad Anzola dell’Emilia. Figlio di un ex ferroviere, viene descritto dai familiari come un ragazzo tranquillo e senza nemici. Oltre al suo lavoro, coltivava una grande passione per la musica e suonava la chitarra in una band. È stato ucciso al termine del suo turno lavorativo mentre si dirigeva verso la propria auto.

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