In Breve (TL;DR)
Le quotazioni dell’oro sfiorano il record di 4.900 dollari l’oncia, confermando una massiccia corsa ai beni rifugio in uno scenario economico incerto.
Tensioni geopolitiche e timori di dazi commerciali tra USA ed Europa affossano le borse, dirottando i capitali verso la sicurezza dei metalli preziosi.
Gli analisti prevedono il superamento della soglia psicologica dei 5.000 dollari a breve termine, spinto dalla domanda delle banche centrali e dall’avversione al rischio.
Il diavolo è nei dettagli. 👇 Continua a leggere per scoprire i passaggi critici e i consigli pratici per non sbagliare.
La soglia psicologica dei 5.000 dollari l’oncia non è mai stata così vicina. Nella mattinata di oggi, 21 gennaio 2026, le quotazioni dell’oro hanno registrato una nuova fiammata rialzista, toccando livelli record che hanno sfiorato i 4.900 dollari. Un movimento violento e deciso, che conferma come il metallo giallo sia tornato prepotentemente al centro delle strategie degli investitori globali, in un contesto macroeconomico che si fa di ora in ora più incerto.
Sui mercati finanziari è scattata una vera e propria corsa ai beni rifugio. Mentre i listini azionari di tutto il mondo, da Wall Street all’Asia fino alle piazze europee, mostrano segnali di nervosismo con indici in rosso, i capitali si stanno riversando massicciamente su asset considerati più sicuri. Non è solo l’oro a brillare: anche l’argento sta aggiornando i suoi massimi storici, e valute difensive come il franco svizzero stanno guadagnando terreno, disegnando un quadro chiaro di avversione al rischio.
Le cause di questo rally senza precedenti sono da ricercare in un mix esplosivo di tensioni geopolitiche e timori commerciali. L’aggravarsi delle frizioni diplomatiche tra Stati Uniti ed Europa, unite alle instabilità in Medio Oriente, ha creato una “tempesta perfetta” per le materie prime preziose. Gli analisti, che fino a pochi mesi fa guardavano ai 5.000 dollari come a un target ambizioso di lungo periodo, ora lo considerano un obiettivo raggiungibile già nel brevissimo termine.

Tensioni geopolitiche: il motore del rialzo
Il principale catalizzatore di questa nuova ondata di acquisti è l’escalation delle tensioni internazionali. Secondo quanto riportato dalle principali agenzie di stampa finanziaria, i mercati sono stati scossi dalle recenti minacce di nuovi dazi commerciali da parte dell’amministrazione statunitense nei confronti dei partner europei. La disputa, che tocca nodi strategici come il controllo di territori artici e le forniture di materie prime critiche, ha riacceso lo spettro di una guerra commerciale globale.
A questo scenario si aggiungono le preoccupazioni per la stabilità in Medio Oriente. Le notizie riguardanti nuove frizioni tra Stati Uniti e Iran hanno ulteriormente spinto gli investitori a cercare protezione. In situazioni di incertezza politica così marcata, l’oro riafferma il suo ruolo storico di safe haven per eccellenza, svincolato dal rischio di controparte che caratterizza altri strumenti finanziari.
La reazione dei mercati azionari e l’argento

Mentre il metallo prezioso corre, l’azionario soffre. La seduta odierna ha visto le borse asiatiche chiudere in ordine sparso, con molti indici in territorio negativo, scia delle pesanti vendite registrate ieri a Wall Street. Anche Piazza Affari e le altre borse europee hanno aperto all’insegna della cautela, con il settore bancario e quello industriale particolarmente sotto pressione a causa dei timori sui dazi.
Parallelamente all’oro, anche l’argento sta vivendo un momento di gloria. Il metallo “cugino” ha superato importanti resistenze tecniche, trainato sia dalla domanda come bene rifugio sia dal suo utilizzo industriale, che rimane sostenuto nonostante i timori di rallentamento economico. Secondo diversi osservatori, la performance dell’argento potrebbe addirittura sovraperformare quella dell’oro in termini percentuali se il trend attuale dovesse consolidarsi.
Le previsioni degli analisti: target 5.000 dollari

Le grandi banche d’affari stanno rapidamente aggiornando le loro stime. Istituti come J.P. Morgan e HSBC hanno rivisto al rialzo i loro target price per il 2026. Secondo gli esperti di HSBC, il superamento della soglia dei 5.000 dollari potrebbe avvenire già nella prima metà dell’anno, spinto non solo dalla geopolitica ma anche dalla continua domanda da parte delle banche centrali, che continuano a diversificare le proprie riserve riducendo l’esposizione al dollaro.
Anche Citi Research ha indicato un target di 5.000 dollari nei prossimi tre mesi, citando i rischi commerciali come fattore chiave. Tuttavia, gli analisti avvertono che la volatilità resterà elevata: correzioni rapide e violente sono possibili, dato che il mercato si trova in una fase di ipercomprato tecnico. Nonostante ciò, il trend di fondo rimane solidamente rialzista finché non si vedranno segnali concreti di distensione sul fronte internazionale.
Conclusioni

La giornata del 21 gennaio 2026 segna un punto di svolta per il mercato delle materie prime. Con l’oro a un passo dai 5.000 dollari, gli investitori stanno inviando un messaggio chiaro: la priorità è la protezione del capitale. In un mondo segnato da fratture geopolitiche sempre più profonde e da un’economia globale frammentata dai dazi, i beni rifugio non sono più un’opzione accessoria, ma una necessità strategica. Resta da vedere se le banche centrali interverranno per calmierare i mercati o se lasceranno che la corsa dell’oro prosegua verso nuovi, inesplorati record.
Domande frequenti

Il rally dell’oro è guidato principalmente dall’escalation delle tensioni geopolitiche e dai timori di una nuova guerra commerciale. Le frizioni diplomatiche tra Stati Uniti ed Europa, unite all’instabilità in Medio Oriente, hanno spinto gli investitori a cercare protezione nei beni rifugio. Inoltre, la continua domanda da parte delle banche centrali, che diversificano le riserve riducendo l’esposizione al dollaro, sostiene ulteriormente le quotazioni verso nuovi record storici.
Le principali banche d’affari, tra cui J.P. Morgan, HSBC e Citi Research, hanno rivisto al rialzo i loro target price. Gli esperti ritengono che la soglia psicologica dei 5.000 dollari l’oncia sia un obiettivo raggiungibile già nella prima metà del 2026 o addirittura nei prossimi tre mesi. Tuttavia, avvertono che la volatilità resterà elevata e potrebbero verificarsi correzioni rapide dovute a fasi di ipercomprato tecnico.
In questo scenario di incertezza macroeconomica, l’oro si conferma il safe haven per eccellenza, svincolato dal rischio di controparte. Accanto al metallo giallo, anche l’argento sta registrando performance notevoli, aggiornando i suoi massimi. Tra le valute, il franco svizzero sta guadagnando terreno come asset difensivo, attirando capitali in uscita dai mercati azionari che mostrano segnali di nervosismo.
L’argento sta vivendo un momento estremamente positivo, superando importanti resistenze tecniche sulla scia della corsa all’oro. Il metallo cugino beneficia sia della domanda come bene rifugio sia del suo utilizzo industriale, che rimane sostenuto. Secondo diversi osservatori, se il trend attuale dovesse consolidarsi, l’argento potrebbe addirittura sovraperformare l’oro in termini percentuali.
Le minacce di nuovi dazi commerciali, in particolare tra Stati Uniti e partner europei su questioni strategiche come l’Artico e le materie prime, creano forte avversione al rischio. Questo scenario provoca vendite massicce sui listini azionari globali, da Wall Street all’Europa, e spinge i flussi di capitale verso asset considerati più sicuri, alimentando la crescita del valore dei metalli preziosi.



Hai trovato utile questo articolo? C'è un altro argomento che vorresti vedermi affrontare?
Scrivilo nei commenti qui sotto! Prendo ispirazione direttamente dai vostri suggerimenti.