In Breve (TL;DR)
L’oro chiude un 2025 da record con un rialzo del 65% e si conferma asset rifugio indiscusso sui mercati globali.
Le previsioni per il 2026 escludono crolli e stimano un ulteriore potenziale rialzista del 4% grazie ai tagli dei tassi.
Gli investitori possono cavalcare il trend positivo diversificando il portafoglio attraverso strumenti efficienti come ETF e azioni di società minerarie.
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Il 2025 passerà alla storia come l’anno dell’oro. Il metallo giallo si è guadagnato l’appellativo di "superstar" sui mercati finanziari globali, chiudendo l’anno con una performance che ha polverizzato ogni record precedente. Oggi, 12 gennaio 2026, gli investitori si svegliano con una certezza: la corsa non sembra destinata ad arrestarsi bruscamente. Secondo le principali testate economiche nazionali, tra cui L’Eco di Bergamo e ANSA, il mercato non prevede un calo dei prezzi, ma piuttosto un consolidamento su livelli storicamente elevati.
Dopo aver toccato picchi inimmaginabili solo pochi anni fa, l’oro continua a brillare come bene rifugio per eccellenza in un contesto macroeconomico ancora incerto. La domanda che circola nelle sale operative e tra i risparmiatori è una sola: c’è ancora spazio per crescere? Le analisi più recenti suggeriscono di sì, con Milano Finanza che stima un ulteriore potenziale rialzista del 4% per il 2026, delineando strategie specifiche per chi vuole cavalcare questo trend attraverso ETF e titoli minerari.

Un 2025 da record: i numeri del rally
I dati consuntivi del 2025 dipingono un quadro eccezionale. Secondo quanto riportato dall’ANSA, le quotazioni dell’oro hanno registrato un incremento complessivo del 65% nel corso dell’anno appena concluso. Si tratta del rialzo più significativo dell’ultimo mezzo secolo, una performance che ha surclassato gran parte degli altri asset finanziari, dalle azioni alle obbligazioni.
Il prezzo ha sfondato ripetutamente le resistenze psicologiche, arrivando a toccare massimi storici sopra i 4.500 dollari l’oncia nel mese di dicembre 2025. I driver di questa ascesa vertiginosa sono stati molteplici e concomitanti:
- Banche Centrali: Gli istituti centrali, in particolare quelli di Cina, India, Turchia e Polonia, hanno proseguito una campagna di acquisti massicci per diversificare le proprie riserve valutarie e ridurre la dipendenza dal dollaro USA.
- Geopolitica: Le tensioni internazionali e i conflitti in corso hanno spinto gli investitori verso la sicurezza del metallo fisico.
- Politica Monetaria: L’aspettativa e la successiva concretizzazione di un allentamento monetario hanno ridotto il costo opportunità di detenere un asset infruttifero come l’oro.
Previsioni 2026: il trend resta rialzista

Nonostante il rally mozzafiato del 2025, il sentiment per il nuovo anno rimane costruttivo. Milano Finanza evidenzia una previsione di crescita del +4% per il 2026. Sebbene possa sembrare una percentuale contenuta rispetto all’exploit dell’anno precedente, essa segnala la resilienza delle quotazioni su livelli record, smentendo chi temeva lo scoppio di una bolla speculativa.
Le grandi banche d’affari internazionali si mostrano persino più ottimiste. Analisti di istituti come Morgan Stanley e Bank of America hanno rivisto al rialzo i loro target price, ipotizzando che l’oro possa spingersi verso la soglia dei 4.800 – 5.000 dollari l’oncia entro la fine dell’anno. Il motore principale di questo ulteriore apprezzamento sarà verosimilmente la politica della Federal Reserve: il mercato sconta infatti nuovi tagli ai tassi di interesse nel corso del 2026, uno scenario che storicamente favorisce le quotazioni dei metalli preziosi indebolendo il dollaro.
Come investire: ETF e titoli minerari

Per gli investitori italiani che desiderano posizionarsi su questo trend, le opzioni non mancano. Secondo gli esperti, l’esposizione diretta al metallo fisico non è l’unica strada percorribile. Gli ETF (Exchange Traded Funds) e gli ETC (Exchange Traded Commodities) rappresentano strumenti efficienti e liquidi per replicare l’andamento del prezzo spot dell’oro senza i costi di stoccaggio e assicurazione legati al possesso di lingotti o monete.
Un’altra via, suggerita dalle analisi di settore, è quella dei titoli minerari. Le società estrattive, come la colossale Barrick Gold (che ha recentemente ricevuto rating positivi dagli analisti), tendono a offrire una "leva&ativa" sul prezzo della materia prima: quando l’oro sale, i profitti delle miniere possono espandersi in modo più che proporzionale. Tuttavia, questo comparto richiede una maggiore attenzione alla selezione dei singoli titoli, poiché entrano in gioco rischi specifici legati alla gestione aziendale e ai costi operativi.
Conclusioni

L’oro entra nel 2026 forte di un primato indiscutibile e sostenuto da fondamentali che appaiono ancora solidi. Se il 2025 è stato l’anno dei record, il 2026 si preannuncia come l’anno della conferma. Con le banche centrali ancora in fase di accumulo e i tassi d’interesse previsti in discesa, le condizioni per un mantenimento dei prezzi alti, se non per un ulteriore apprezzamento, sembrano tutte presenti. Che si scelga l’oro fisico, gli strumenti finanziari come gli ETF o le azioni delle società minerarie, la parola d’ordine resta "diversificazione", in un’ottica di protezione del portafoglio da volatilità e incertezze future.
Domande frequenti

Gli esperti escludono un calo drastico e prevedono un consolidamento sui livelli record attuali. Milano Finanza stima una crescita ulteriore del 4 percento, mentre grandi banche d affari come Morgan Stanley ipotizzano che le quotazioni possano raggiungere i 5.000 dollari l oncia, spinte dai tagli ai tassi della Federal Reserve.
Il rialzo storico del 65 percento registrato nel 2025 è stato guidato principalmente dagli acquisti massicci delle Banche Centrali di Cina e India per diversificare le riserve. Hanno contribuito in modo decisivo anche le tensioni geopolitiche internazionali e le aspettative di un allentamento della politica monetaria globale.
Oltre all acquisto di lingotti fisici, gli analisti suggeriscono strumenti finanziari come ETF ed ETC che replicano il prezzo spot senza costi di stoccaggio. Un altra opzione valida sono i titoli delle società minerarie, che offrono una leva operativa sui profitti quando il prezzo della materia prima sale.
Nonostante la corsa vertiginosa dei prezzi, il sentiment di mercato rimane costruttivo e smentisce i timori di una bolla imminente. I fondamentali appaiono solidi grazie alla domanda continua delle istituzioni centrali e alla funzione del metallo come protezione contro la volatilità e l incertezza macroeconomica.
Fonti e Approfondimenti
- Banca d’Italia: La gestione delle riserve auree nazionali
- CONSOB: Guida agli investimenti in ETF (Exchange Traded Funds)
- Federal Reserve: Panoramica sulla politica monetaria e tassi di interesse
- USGS: Statistiche governative sulla produzione e offerta globale di oro
- Wikipedia: Definizione e caratteristiche dei beni rifugio

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