In Breve (TL;DR)
L’indagine del Dipartimento di Giustizia su Jerome Powell innesca uno scontro istituzionale senza precedenti, minacciando l’indipendenza della Banca Centrale americana.
Il presidente della Fed respinge le accuse e denuncia un tentativo di intimidazione politica volto a forzare il taglio dei tassi.
I mercati finanziari reagiscono negativamente mentre gli ex governatori condannano l’accaduto, temendo una deriva pericolosa per la credibilità economica degli USA.
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WASHINGTON – È uno scontro istituzionale senza precedenti quello che si sta consumando in queste ore negli Stati Uniti, un terremoto che scuote le fondamenta stesse della finanza globale. Nella serata di oggi, 12 gennaio 2026, la notizia è deflagrata con la potenza di una bomba politica ed economica: il Dipartimento di Giustizia (DOJ) ha aperto un’indagine formale nei confronti di Jerome Powell, presidente della Federal Reserve. L’accusa ufficiale riguarda presunte irregolarità e costi eccessivi legati al progetto di ristrutturazione della sede della Fed a Washington, un’opera da 2,5 miliardi di dollari. Tuttavia, la lettura che ne danno i mercati e i protagonisti è ben diversa: un attacco diretto all’indipendenza della politica monetaria americana.
La reazione di Powell non si è fatta attendere. In un videomessaggio straordinario rilasciato poche ore fa, il numero uno della Banca Centrale ha respinto ogni accusa, definendo l’indagine «solo un pretesto». Secondo Powell, l’azione legale sarebbe una ritorsione per il rifiuto della Fed di piegarsi alle pressioni della Casa Bianca, che da mesi chiede un taglio aggressivo dei tassi di interesse per stimolare l’economia e il PIL in vista delle scadenze elettorali di medio termine. «La minaccia di accuse penali è la conseguenza del fatto che la Federal Reserve stabilisce i tassi basandosi sulla nostra migliore valutazione di ciò che serve al pubblico, non seguendo le preferenze del Presidente», ha dichiarato Powell con tono fermo.

La replica di Powell: «Un pretesto politico»
Il cuore dello scontro non è l’edilizia, ma il costo del denaro. Donald Trump, insediatosi per il suo secondo mandato nel 2025, ha più volte attaccato pubblicamente Powell — da lui stesso nominato nel 2018 — definendolo un «nemico» dell’economia americana per la sua politica prudente sui tassi. L’indagine sui lavori di ristrutturazione appare agli occhi degli analisti come l’apice di questa escalation. Powell ha chiarito che non intende dimettersi: «Si tratta di stabilire se la Fed sarà in grado di continuare a fissare i tassi di interesse basandosi su prove e condizioni economiche, o se invece la politica monetaria sarà diretta da pressioni politiche o intimidazioni».
Secondo fonti vicine al board, la strategia di Powell è quella di resistere fino alla scadenza naturale del suo mandato di presidente, prevista per il maggio 2026, e potenzialmente rimanere nel consiglio dei governatori fino al 2028, bloccando di fatto la nomina di un successore più “accomodante” verso le richieste dell’esecutivo. Una mossa che, se confermata, trasformerebbe la Fed in una trincea istituzionale.
La rivolta degli ex presidenti: «Verso la Repubblica delle Banane»

La gravità della situazione ha spinto i predecessori di Powell a un gesto storico. Ben Bernanke, Alan Greenspan e Janet Yellen hanno firmato una lettera congiunta di condanna, definendo l’inchiesta un «tentativo senza precedenti» di minare l’autonomia dell’istituto centrale. Particolarmente dure le parole di Janet Yellen, ex Segretario al Tesoro ed ex numero uno della Fed, che ha commentato l’accaduto evocando scenari da economia emergente instabile.
«L’assalto di Trump a Powell? È la strada verso la Repubblica delle Banane», ha dichiarato Yellen. Secondo i tre ex governatori, politicizzare la Banca Centrale è una ricetta disastrosa che storicamente porta a un’inflazione fuori controllo e alla perdita di fiducia degli investitori internazionali. «Questo è il modo in cui la politica monetaria viene fatta nei mercati emergenti con istituzioni deboli», si legge nella nota, un avvertimento che ha fatto il giro delle cancellerie occidentali.
Il ruolo di Bessent e la reazione dei mercati

Mentre lo scontro infuria pubblicamente, dietro le quinte l’amministrazione Trump sembra divisa. Secondo indiscrezioni riportate da Axios e confermate da diverse fonti finanziarie, il Segretario al Tesoro Scott Bessent avrebbe espresso forti perplessità al Presidente. In un colloquio privato avvenuto domenica, Bessent avrebbe avvertito Trump che l’indagine su Powell «ha creato un pasticcio» (“made a mess”) e rischia di danneggiare gravemente i mercati finanziari proprio mentre l’amministrazione cerca di sostenere la crescita degli investimenti.
La reazione della Borsa non si è fatta attendere. Alla riapertura delle contrattazioni, gli indici di Wall Street hanno registrato perdite significative, con gli investitori che fuggono dagli asset di rischio. Il dollaro ha perso terreno nei confronti delle principali valute, mentre l’oro — bene rifugio per eccellenza — è schizzato a nuovi massimi storici. La paura degli operatori è che la Fed, sotto attacco, possa perdere la sua credibilità nella lotta all’inflazione o, al contrario, irrigidirsi ulteriormente per dimostrare la propria indipendenza, mantenendo i tassi alti più a lungo del necessario.
Conclusioni

La giornata del 12 gennaio 2026 segna uno spartiacque nella storia economica degli Stati Uniti. L’indagine su Jerome Powell trascende la cronaca giudiziaria per diventare un test costituzionale sulla separazione tra potere politico e gestione della moneta. Se da un lato l’amministrazione Trump cerca di forzare la mano per ottenere condizioni finanziarie più espansive, dall’altro la resistenza della Fed e il supporto compatto dei suoi ex vertici segnalano che la battaglia per l’indipendenza istituzionale è appena iniziata. Gli occhi del mondo rimangono puntati su Washington: l’esito di questo braccio di ferro determinerà non solo il futuro della politica monetaria americana, ma la stabilità stessa del sistema finanziario globale nei prossimi anni.
Domande frequenti

Ufficialmente, l’indagine riguarda presunte irregolarità e costi eccessivi per la ristrutturazione della sede della Federal Reserve a Washington. Tuttavia, Powell e molti analisti ritengono che questa accusa sia un pretesto politico utilizzato dall’amministrazione Trump. L’obiettivo reale sarebbe punire la Banca Centrale per non aver tagliato i tassi di interesse in modo aggressivo, una mossa richiesta dalla Casa Bianca per stimolare l’economia prima delle scadenze elettorali.
La notizia dell’indagine ha provocato un’immediata reazione negativa sui mercati finanziari, con perdite significative per gli indici di Wall Street e un calo del valore del dollaro. Gli investitori, temendo per la stabilità istituzionale e l’indipendenza della politica monetaria, hanno spostato i capitali verso beni rifugio come l’oro, che ha raggiunto nuovi massimi storici. Il timore principale è che la Fed possa perdere credibilità nella lotta all’inflazione.
No, il presidente della Federal Reserve ha chiarito che non intende dimettersi. Powell ha affermato che resisterà alle pressioni per difendere l’indipendenza dell’istituto, con l’intenzione di rimanere in carica fino alla scadenza naturale del suo mandato nel maggio 2026. Secondo alcune fonti, potrebbe restare nel consiglio dei governatori addirittura fino al 2028 per bloccare la nomina di un successore troppo accondiscendente verso l’esecutivo.
L’indipendenza della Fed è fondamentale per garantire che le decisioni sui tassi di interesse siano basate su dati economici oggettivi e non su esigenze politiche di breve termine. Come sottolineato dagli ex presidenti Yellen, Bernanke e Greenspan, se la politica monetaria venisse diretta dalla Casa Bianca, si rischierebbe uno scenario da repubblica delle banane. Questo porterebbe storicamente a un’inflazione fuori controllo e alla perdita di fiducia da parte degli investitori internazionali.
Janet Yellen, insieme a Ben Bernanke e Alan Greenspan, ha condannato fermamente l’azione legale contro Powell. In una lettera congiunta, hanno definito l’inchiesta un tentativo senza precedenti di minare l’autonomia dell’istituto. Yellen ha usato toni particolarmente duri, avvertendo che politicizzare la Banca Centrale è una ricetta disastrosa tipica dei mercati emergenti con istituzioni deboli, mettendo a rischio la stabilità economica degli Stati Uniti.
Fonti e Approfondimenti
- Federal Reserve: Perché è importante l’indipendenza dall’influenza politica
- Biografia ufficiale del Presidente Jerome H. Powell
- Federal Reserve System: Struttura e storia – Wikipedia
- Dipartimento del Tesoro USA: Biografia di Janet Yellen
- Sito ufficiale del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ)

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