RC Pro: Claims Made o Loss Occurrence? Quale conviene?

Pubblicato il 19 Ott 2025
Aggiornato il 19 Ott 2025
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Scegliere un’assicurazione di Responsabilità Civile Professionale è un passo cruciale per chiunque lavori in proprio. Ma il mondo delle polizze è un labirinto di clausole e termini tecnici. Tra questi, due concetti fondamentali determinano l’efficacia della nostra copertura: Claims Made e Loss Occurrence. Capire la differenza non è solo un esercizio teorico, ma una decisione strategica che può proteggere o esporre il nostro patrimonio e la nostra serenità professionale. In un mercato, come quello italiano ed europeo, in continua evoluzione, la scelta tra tradizione e innovazione diventa centrale.

Immaginiamo di essere un architetto. Anni dopo aver completato un edificio, una crepa strutturale porta a una richiesta di risarcimento. Quale polizza interverrà? Quella attiva al momento della costruzione o quella in vigore quando il cliente presenta la richiesta? La risposta a questa domanda definisce il confine tra le due formule. Questo articolo esplorerà in dettaglio i due regimi, analizzando il contesto normativo, le implicazioni pratiche e fornendo gli strumenti per una scelta consapevole, adatta a ogni professionista, dal neofita al veterano.

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Il Regime “Loss Occurrence”: la Tradizione che Guarda al Passato

Il modello Loss Occurrence, o “a insorgenza del danno”, rappresenta l’approccio tradizionale all’assicurazione di responsabilità civile, fondato sull’articolo 1917 del Codice Civile. Secondo questa formula, la compagnia assicurativa copre i danni causati da un errore professionale commesso durante il periodo di validità della polizza, indipendentemente da quando la richiesta di risarcimento viene presentata. In pratica, l’evento che attiva la copertura è il “fatto accaduto” durante il tempo dell’assicurazione. Questo significa che un professionista potrebbe ricevere una richiesta di risarcimento anni dopo la scadenza del contratto, ma sarà comunque tutelato dalla polizza che era attiva al momento dell’errore.

Pensa alla Loss Occurrence come a una fotografia: immortala il momento in cui l’errore è stato commesso. Se in quell’istante eri assicurato, la copertura per quell’evento è garantita per sempre, anche a distanza di anni.

Questo regime offre una certezza granitica: una volta concluso il periodo di assicurazione, il professionista sa di aver “cristallizzato” la copertura per tutti gli atti compiuti in quel lasso di tempo. Tuttavia, proprio questa caratteristica ha reso le polizze Loss Occurrence sempre più rare e costose sul mercato della RC Professionale. Le compagnie assicurative si trovavano esposte a rischi “lungolatenti”, ovvero danni che si manifestano molto tempo dopo la condotta illecita, rendendo difficile calcolare premi e riserve. Oggi, questo modello è quasi scomparso per la RC professionale, sebbene sopravviva in altri ambiti, come quello della Tutela Legale.

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Il Regime “Claims Made”: l’Innovazione che Definisce il Presente

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Il regime Claims Made, o “a richiesta fatta”, ha rivoluzionato il mercato assicurativo della responsabilità professionale, diventando di fatto lo standard in Italia e in Europa. A differenza del modello tradizionale, qui l’evento che fa scattare la copertura non è l’errore professionale, ma la richiesta di risarcimento danni ricevuta dal professionista. In parole semplici, la polizza che paga è quella in vigore nel momento in cui il cliente (o un terzo) bussa alla porta chiedendo i danni, a patto che l’errore sia avvenuto in un determinato arco temporale.

Questo modello, importato dal mondo anglosassone, è nato per offrire maggiore prevedibilità dei costi alle compagnie, specialmente per i rischi a lungo termine, come quelli sanitari o edili. Per il professionista, il vantaggio principale risiede in premi generalmente più accessibili e in una maggiore flessibilità. Ad esempio, un libero professionista che inizia la sua attività può assicurarsi con una polizza Claims Made “pura” e ottenere copertura anche per errori commessi prima della stipula, purché non ne fosse a conoscenza. Tuttavia, questo sistema introduce due concetti cruciali: la retroattività e la garanzia postuma, che diventano essenziali per evitare pericolosi “buchi” di copertura.

La clausola Claims Made funziona come un ombrello: ti protegge solo finché lo tieni aperto (la polizza è attiva). Se smetti di pagare e arriva una richiesta di risarcimento per un errore passato, rimani scoperto, a meno che tu non abbia negoziato una protezione aggiuntiva.

La validità di queste clausole è stata a lungo dibattuta in tribunale. Oggi, grazie a diverse sentenze della Corte di Cassazione, il modello Claims Made è considerato pienamente legittimo, a patto che non crei uno squilibrio eccessivo a danno dell’assicurato. La chiave è quindi comprendere e negoziare bene le condizioni accessorie.

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Il Contesto Italiano: tra Legge e Sentenze della Cassazione

In Italia, il passaggio dal regime Loss Occurrence a quello Claims Made non è stato solo una scelta commerciale delle compagnie, ma un’evoluzione influenzata da leggi e importanti sentenze. L’introduzione dell’obbligo assicurativo per molte professioni nel 2012 ha accelerato la diffusione delle polizze Claims Made, che oggi dominano il mercato. Questa predominanza ha sollevato dubbi sulla loro validità, in quanto sembravano derogare al principio dell’articolo 1917 del Codice Civile, che lega la copertura al “fatto accaduto” durante il periodo assicurativo.

Il dibattito è arrivato fino alla Corte di Cassazione, che con diverse pronunce, in particolare quelle a Sezioni Unite (come la n. 9140/2016 e la n. 22437/2018), ha fatto chiarezza. I giudici hanno stabilito che la clausola Claims Made non è di per sé vessatoria o nulla. Essa non limita la responsabilità dell’assicuratore, ma definisce l’oggetto stesso del contratto, cioè delimita il rischio assicurato. In pratica, le parti sono libere di scegliere un modello basato sulla richiesta di risarcimento anziché sull’evento dannoso.

Tuttavia, la Cassazione ha posto dei paletti. Una clausola Claims Made può essere dichiarata nulla se, nel caso concreto, genera un significativo squilibrio contrattuale a danno dell’assicurato, lasciandolo di fatto senza una reale copertura. Questo accade, ad esempio, se la polizza offre una retroattività troppo breve o assente, rendendo la protezione inefficace. La giurisprudenza ha quindi traghettato queste clausole da “atipiche” a “tipiche”, ma soggette a un controllo di adeguatezza per tutelare il professionista e, di riflesso, i suoi clienti.

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La Chiave di Volta: Retroattività e Garanzia Postuma

Quando si sceglie una polizza Claims Made, due termini diventano i nostri migliori alleati: retroattività e garanzia postuma. Ignorarli significa esporsi a rischi enormi. La retroattività estende la copertura a errori professionali commessi prima della data di stipula della polizza, a condizione che la richiesta di risarcimento arrivi quando il contratto è attivo. È fondamentale per chi cambia assicurazione o si assicura per la prima volta dopo aver già iniziato a lavorare. Una retroattività illimitata offre la massima tranquillità, coprendo tutta la storia professionale pregressa.

La garanzia postuma (o ultrattività) è l’esatto opposto e altrettanto vitale. Essa estende la copertura per le richieste di risarcimento che arrivano dopo la cessazione dell’attività e la scadenza della polizza, ma relative a errori commessi quando si era assicurati. Poiché la legge italiana prevede un termine di prescrizione per la responsabilità professionale che può arrivare a dieci anni, chiudere la Partita IVA per pensionamento senza una copertura postuma decennale equivale a lasciare il proprio patrimonio esposto a future richieste di risarcimento.

Retroattività e postuma sono le ali di una polizza Claims Made. Senza di esse, la copertura rischia di non decollare o di precipitare proprio quando ne hai più bisogno: all’inizio e alla fine della tua carriera.

La legge (come la “Legge Gelli” per le professioni sanitarie) ha iniziato a imporre requisiti minimi per queste garanzie, riconoscendone l’importanza cruciale. Al momento della stipula, è essenziale verificare l’ampiezza della retroattività offerta e pianificare l’acquisto di una postuma adeguata, il cui costo si attesta solitamente su una multiplo dell’ultimo premio annuo pagato. Non basta essere assicurati oggi; bisogna proteggere anche il proprio ieri e il proprio domani.

Quale Clausola Scegliere? Consigli per Professionisti

La scelta tra Loss Occurrence e Claims Made è oggi più teorica che pratica, dato che il mercato della RC Professionale offre quasi esclusivamente polizze del secondo tipo. La vera domanda diventa: come scegliere la giusta polizza Claims Made? La risposta dipende da vari fattori, tra cui l’anzianità professionale, il settore di attività e la propensione al rischio. Un giovane professionista all’inizio della carriera dovrebbe puntare su una polizza con retroattività illimitata o almeno pari agli anni di attività già svolti, per coprire eventuali errori iniziali.

Per un professionista affermato che cambia compagnia, è vitale garantire la continuità assicurativa, assicurandosi che la nuova polizza copra senza interruzioni il lavoro svolto in precedenza. In questo scenario, la corretta gestione di eventuali sinistri passati e la trasparenza nelle dichiarazioni precontrattuali sono fondamentali. Indipendentemente dall’esperienza, è cruciale valutare attentamente il massimale di copertura, che deve essere adeguato al volume d’affari e ai rischi specifici della propria professione, come per un commercialista che appone visti di conformità.

Infine, pensare al futuro è un dovere. Avvicinandosi al pensionamento, la priorità assoluta deve essere la negoziazione o l’acquisto di una garanzia postuma decennale. Questa clausola è l’unico scudo che proteggerà il patrimonio accumulato in una vita di lavoro da richieste di risarcimento tardive. La consulenza di un broker assicurativo esperto può fare la differenza, aiutando a decifrare il linguaggio delle polizze e a costruire una protezione su misura, che bilanci costi e benefici in modo intelligente e previdente.

In Breve (TL;DR)

Le polizze di RC Professionale si fondano su due distinti regimi, Claims Made e Loss Occurrence: comprendere le differenze è fondamentale per scegliere la tutela più efficace per la propria attività.

Approfondiamo le differenze tra il regime a richiesta fatta (Claims Made) e quello a insorgenza del danno (Loss Occurrence) per aiutarti a fare la scelta giusta per la tua professione.

Approfondiamo le caratteristiche di entrambe per guidarti verso la scelta più consapevole e vantaggiosa per la tua professione.

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Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

Il dibattito tra Claims Made e Loss Occurrence nel panorama della RC Professionale italiana si è di fatto risolto con la predominanza del primo modello. La tradizionale formula Loss Occurrence, pur offrendo una certezza a lungo termine, è diventata una rarità per la sua insostenibilità economica per gli assicuratori. Il regime Claims Made, più flessibile e moderno, si è imposto come lo standard di mercato, validato anche dalla giurisprudenza della Cassazione, che ne ha riconosciuto la legittimità pur ponendo l’accento sulla necessità di un equilibrio contrattuale.

Per il professionista di oggi, la vera sfida non è più scegliere tra i due regimi, ma navigare con competenza all’interno dell’offerta Claims Made. La consapevolezza diventa l’asset più prezioso. Comprendere a fondo il significato e l’importanza di clausole come la retroattività e la garanzia postuma è l’unico modo per costruire una tutela efficace, che protegga il proprio lavoro passato, presente e futuro. Una polizza non è solo un costo o un obbligo di legge, ma un investimento strategico sulla propria serenità e sulla sicurezza del proprio patrimonio. Scegliere con cura, informandosi e affidandosi a consulenti esperti, è il primo passo per lavorare meglio e dormire sonni tranquilli.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
In parole semplici, qual è la differenza tra una polizza Claims Made e una Loss Occurrence?

La differenza sta nel momento che fa scattare la copertura. La polizza **Loss Occurrence** (o ‘a insorgenza del danno’) copre i danni causati da un errore avvenuto durante il periodo di validità del contratto, indipendentemente da quando arriva la richiesta di risarcimento. La polizza **Claims Made** (‘a richiesta fatta’), invece, copre le richieste di risarcimento ricevute durante il periodo di validità del contratto, a prescindere da quando sia stato commesso l’errore (purché rientri nel periodo di retroattività). Oggi, per le RC professionali, il modello Claims Made è di gran lunga il più diffuso.

La clausola Claims Made è legale in Italia?

Sì, la clausola Claims Made è considerata **legittima e legale** in Italia. La Corte di Cassazione si è espressa più volte, confermando che questo modello non è contrario alla legge. Sebbene il Codice Civile (art. 1917) descriva un modello più simile alla Loss Occurrence, le parti (assicurato e compagnia) sono libere di accordarsi diversamente. La clausola, però, non deve creare un eccessivo squilibrio a danno del professionista. Per questo, la sua validità è spesso legata alla presenza di garanzie accessorie, come la retroattività.

Cosa sono la retroattività e la postuma in una polizza Claims Made?

Sono due garanzie essenziali per rendere completa una polizza Claims Made. La **retroattività** estende la copertura agli errori professionali commessi *prima* della data di stipula della polizza, a patto che la richiesta di risarcimento arrivi durante il periodo di validità del contratto e che il professionista non ne fosse a conoscenza. La **garanzia postuma** (o ‘ultrattività’) estende la copertura alle richieste di risarcimento che arrivano *dopo* la scadenza della polizza, per fatti accaduti quando l’assicurazione era attiva. È fondamentale, ad esempio, per chi cessa l’attività o va in pensione.

Se vado in pensione o cambio lavoro, cosa succede alla mia copertura Claims Made?

Questa è una situazione critica per chi ha una polizza Claims Made. Se cessi l’attività e semplicemente non rinnovi la polizza, **non saresti coperto** per eventuali richieste di risarcimento future relative al tuo operato passato. Poiché la Claims Made copre solo le richieste ricevute *durante* la validità del contratto, alla sua scadenza la protezione finisce. Per questo motivo è cruciale attivare una **garanzia postuma**, che è una forma di assicurazione pensata proprio per coprire un determinato periodo (spesso 10 anni) dopo la cessazione dell’attività professionale.

Alla fine, quale conviene al professionista: Claims Made o Loss Occurrence?

Oggi la scelta è più teorica che pratica. Il mercato delle assicurazioni di Responsabilità Civile Professionale in Italia si è quasi completamente spostato sul modello **Claims Made**. Trovare una polizza Loss Occurrence per un professionista è diventato molto difficile. La vera scelta per il professionista non è quindi *tra* le due formule, ma nel selezionare la **migliore polizza Claims Made possibile**. Questo significa cercare un contratto con retroattività adeguata (o illimitata), massimali capienti e la possibilità di attivare una solida garanzia postuma al momento della cessazione dell’attività.

Francesco Zinghinì

Ingegnere Elettronico esperto in sistemi Fintech. Ha fondato MutuiperlaCasa.com e sviluppato sistemi CRM per la gestione del credito. Su TuttoSemplice applica la sua esperienza tecnica per analizzare mercati finanziari, mutui e assicurazioni, aiutando gli utenti a trovare le soluzioni più vantaggiose con trasparenza matematica.

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