Sapienza nel caos: crolla Infostud, l’ateneo torna a carta e penna

Pubblicato il 06 Feb 2026
Aggiornato il 06 Feb 2026
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Studenti Università La Sapienza in attesa durante il blocco della piattaforma Infostud

Roma, 6 febbraio 2026 – Sembra l’incipit di un romanzo distopico, ma è la cruda realtà che si respira in queste ore nei viali della città universitaria. All’Università La Sapienza, il più grande ateneo d’Europa, il tempo si è improvvisamente riavvolto, cancellando decenni di progresso digitale. Niente cloud, niente registri elettronici, nessuna notifica push. Nel 2026, l’anno in cui l’intelligenza artificiale permea ogni aspetto della vita quotidiana, studenti e docenti si sono risvegliati in una sorta di “medioevo digitale”, costretti a rispolverare strumenti che sembravano ormai destinati ai musei: la voce, la biro e le bacheche di sughero.

L’atmosfera tra le facoltà è surreale. Dove solitamente regna il silenzio rotto solo dal ticchettio sugli smartphone, oggi si sente il vociare dei bidelli che urlano gli avvisi nei corridoi, come banditori d’altri tempi. Il sistema nervoso centrale dell’ateneo, la piattaforma Infostud, è collassato sotto il peso di un incidente tecnico che ha i contorni di un disastro informatico senza precedenti, lasciando migliaia di studenti nel limbo e costringendo l’amministrazione a una gestione dell’emergenza totalmente analogica.

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Il crollo di Infostud: cronaca di un blackout

Il segnale inequivocabile che qualcosa di grave stesse accadendo è arrivato dai dati di traffico online. Secondo le rilevazioni dei trend di ricerca, la parola chiave “infostud” ha subito un’impennata verticale, registrando oltre 2000 ricerche in poche ore. Un picco che testimonia il panico diffuso tra gli iscritti, impossibilitati a prenotare esami, controllare i voti o scaricare materiale didattico. Come riportato da La Repubblica e HuffPost Italia, il blocco non è stato un semplice disservizio momentaneo, ma un vero e proprio shutdown che ha paralizzato le attività amministrative.

Le scene descritte da chi frequenta l’ateneo sono emblematiche. Esami verbalizzati a mano su fogli protocollo, cambi d’aula comunicati con foglietti adesivi attaccati alle porte e professori costretti a fare l’appello chiamando i presenti uno per uno, in assenza di liste digitali aggiornate. “Siamo tornati agli anni ’80”, è il commento amaro che rimbalza tra gli studenti, molti dei quali non hanno mai vissuto un’era pre-internet e si trovano ora disorientati di fronte all’assenza di interfacce digitali.

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L’ombra del cyber-attacco e la sfida della Cybersecurity

Sapienza nel caos: crolla Infostud, l'ateneo torna a carta e penna - Infografica riassuntiva
Infografica riassuntiva dell’articolo "Sapienza nel caos: crolla Infostud, l’ateneo torna a carta e penna" (Visual Hub)
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Sebbene le cause ufficiali siano ancora oggetto di indagine tecnica, l’ipotesi più accreditata dagli esperti di cybersecurity è quella di un attacco esterno massiccio. In un’epoca in cui le guerre si combattono a colpi di codice, le università sono diventate bersagli privilegiati per i criminali informatici. La mole di dati sensibili custodita nei server della Sapienza rappresenta un tesoro inestimabile, e la fragilità dimostrata dalle infrastrutture pubbliche riaccende il dibattito sulla sicurezza nazionale.

Non è un mistero che l’evoluzione della tecnologia abbia creato nuove vulnerabilità. Mentre le startup del settore difesa sviluppano scudi digitali sempre più sofisticati basati su algoritmi predittivi, gli attaccanti rispondono con malware potenziati dall’AI, capaci di scardinare le difese tradizionali in millisecondi. Il paradosso è evidente: più i sistemi diventano intelligenti e interconnessi, più un singolo punto di rottura può generare un effetto domino catastrofico, come quello che sta vivendo l’ateneo romano.

La resilienza umana oltre lo schermo

Studenti della Sapienza consultano avvisi cartacei in bacheca dopo il blocco di Infostud
Il crollo della piattaforma Infostud riporta l’Università Sapienza alla gestione manuale degli esami. (Visual Hub)

Tuttavia, in questo scenario di crisi, emerge un aspetto antropologico affascinante. Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, la comunità accademica ha reagito con una resilienza inaspettata. L’assenza di mediazione tecnologica ha costretto le persone a parlarsi di più, a chiedere informazioni ai colleghi, a leggere fisicamente gli avvisi in bacheca. La “biro”, strumento umile e dimenticato, è tornata ad essere l’unica tecnologia affidabile, immune da bug, crash di sistema o assenza di segnale Wi-Fi.

Questo incidente serve da monito per il futuro. La corsa verso la digitalizzazione totale non può prescindere dalla creazione di piani di ridondanza analogica. Se un’istituzione come La Sapienza può essere messa in ginocchio da un guasto ai server, significa che la nostra dipendenza dalla tecnologia ha superato la soglia di sicurezza. Le startup EdTech, che promettono di rivoluzionare l’istruzione con l’intelligenza artificiale, dovranno ora fare i conti anche con la necessità di garantire la continuità operativa quando le luci dei server si spengono.

In Breve (TL;DR)

Il collasso della piattaforma Infostud ha paralizzato La Sapienza, costringendo l’ateneo romano a un improvviso ritorno alla gestione analogica.

Studenti e docenti vivono un surreale medioevo digitale, rispolverando carta e penna per verbalizzare esami e comunicare avvisi urgenti.

Mentre si indaga su un possibile cyber-attacco, l’emergenza evidenzia i rischi della dipendenza tecnologica e la necessaria resilienza umana.

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Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

Mentre i tecnici lavorano freneticamente per ripristinare Infostud e riportare l’ateneo nel XXI secolo, la lezione che rimane è profonda. La tecnologia è un amplificatore straordinario delle capacità umane, ma non può sostituire interamente l’infrastruttura fisica e sociale su cui si basa l’istruzione. Per qualche giorno, La Sapienza rimarrà un’isola analogica in un mare digitale, ricordandoci che, alla fine, per fare università bastano una voce che insegna, una mano che scrive e una mente che ascolta. Anche senza computer.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
Cosa sta succedendo alla Sapienza dopo il blocco di Infostud?

Il sistema informatico principale è collassato nel febbraio 2026, obbligando il polo universitario a gestire ogni attività senza strumenti digitali. Studenti e professori utilizzano ora carta, penna e avvisi a voce per sopperire alla mancanza di cloud e registri elettronici, vivendo una situazione di emergenza che ha riportato le procedure indietro di decenni.

Quale motivo ha causato il crash della piattaforma universitaria?

Gli esperti di sicurezza sospettano che il disservizio derivi da un attacco cybernetico su larga scala. I server contenenti dati sensibili potrebbero essere stati compromessi da malware avanzati, dimostrando come la dipendenza tecnologica renda le infrastrutture pubbliche vulnerabili a blocchi totali in caso di guasti o intrusioni esterne.

In che modo si svolgono gli esami senza il supporto digitale?

Le prove vengono registrate manualmente su fogli di carta protocollo e la presenza viene verificata chiamando i nomi singolarmente. Le comunicazioni logistiche, come i cambi di aula, avvengono tramite biglietti adesivi sulle porte o grazie agli annunci del personale nei corridoi, sostituendo completamente le notifiche via smartphone.

Perché il disservizio informatico della Sapienza è preoccupante?

Questo incidente evidenzia la fragilità dei sistemi iperconnessi e la mancanza di piani alternativi in caso di blackout tecnologico. Il blocco non impedisce solo la prenotazione degli esami ma paralizza tutta la macchina amministrativa, sollevando dubbi sulla sicurezza dei dati e sulla capacità di resilienza delle istituzioni educative moderne.

Come hanno reagito gli studenti al ritorno dei metodi analogici?

Dopo un iniziale momento di panico testimoniato dalle migliaia di ricerche online, la comunità studentesca ha mostrato una inaspettata capacità di adattamento. La mancanza di mediazione tecnologica ha spinto le persone a comunicare verbalmente di più e a consultare fisicamente le bacheche, riscoprendo la interazione umana diretta come soluzione alla crisi tecnica.

Francesco Zinghinì

Ingegnere e imprenditore digitale, fondatore del progetto TuttoSemplice. La sua visione è abbattere le barriere tra utente e informazione complessa, rendendo temi come la finanza, la tecnologia e l’attualità economica finalmente comprensibili e utili per la vita quotidiana.

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