In Breve (TL;DR)
Il telescopio Hubble ha confermato l’esistenza di Cloud-9, la prima galassia fantasma composta interamente da materia oscura e gas primordiale.
Questa scoperta rivoluzionaria, guidata da ricercatori italiani, convalida il modello cosmologico standard rivelando un oggetto celeste che non ha mai acceso stelle.
Situata a 14 milioni di anni luce, Cloud-9 rappresenta un fossile vivente fondamentale per comprendere le fasi iniziali e l’evoluzione del cosmo.
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È una scoperta che riscrive i manuali di astronomia e offre, per la prima volta, una prova tangibile di una teoria finora rimasta sulla carta. Il telescopio spaziale Hubble, in collaborazione con un team internazionale guidato dall’Italia, ha confermato l’esistenza di Cloud-9, la prima vera “galassia fantasma”. Situata a soli 14 milioni di anni luce dalla Terra, questa misteriosa struttura è un alone di materia oscura massiccio e ricco di gas, ma con una caratteristica sconcertante: è completamente priva di stelle.
La notizia, diffusa ufficialmente questa settimana e rimbalzata sulle principali testate scientifiche mondiali, segna un punto di svolta nella comprensione dell’Universo primordiale. Fino a oggi, gli astronomi avevano ipotizzato l’esistenza di “galassie fallite”, oggetti che non sono riusciti ad accendere i motori della formazione stellare, ma non ne avevano mai osservata una con certezza. Cloud-9 rappresenta dunque il “collegamento mancante” nell’evoluzione cosmica, un fossile vivente rimasto immutato per miliardi di anni.
A guidare questo risultato rivoluzionario c’è una firma italiana: quella di Alejandro Benitez-Llambay, ricercatore del dipartimento di Fisica dell’Università di Milano-Bicocca. Insieme a colleghi canadesi e statunitensi, il team ha utilizzato la potenza di Hubble per scrutare nel buio, trovando paradossalmente proprio ciò che cercava: il nulla, o meglio, l’assenza di luce stellare laddove la gravità suggeriva la presenza di una galassia.

Un fantasma cosmico alle porte della Via Lattea
Cloud-9 non è un oggetto distante e irraggiungibile, ma si trova nel nostro “quartiere” cosmico, alla periferia della galassia a spirale Messier 94 (M94). Secondo i dati raccolti, l’oggetto si estende per circa 4.500 anni luce (o 1,4 kiloparsec) e possiede una massa di circa 5 miliardi di masse solari. Nonostante queste dimensioni rispettabili, Cloud-9 è rimasta invisibile ai telescopi ottici tradizionali per decenni.
La sua natura è quella di un RELHIC (Reionization-Limited H I Cloud), un acronimo che descrive nubi di idrogeno neutro la cui evoluzione è stata bloccata durante l’epoca della reionizzazione, nelle prime fasi dell’Universo. In parole semplici, Cloud-9 è un “seme” galattico che non è mai germogliato. Mentre le altre galassie, compresa la nostra Via Lattea, iniziavano a formare stelle e a brillare, Cloud-9 è rimasta in uno stato di animazione sospesa, trattenendo il suo gas grazie alla materia oscura ma senza mai raggiungere le condizioni necessarie per accendere le stelle.
Secondo quanto riportato da Le Scienze e confermato dai comunicati ESA, la scoperta è avvenuta quasi per caso. La prima rilevazione risale al 2023, quando il radiotelescopio cinese FAST (Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope), il più grande al mondo, intercettò una debole emissione radio proveniente da una nube compatta di idrogeno. Tuttavia, solo l’intervento del telescopio Hubble ha potuto confermare la natura unica dell’oggetto: puntando gli strumenti ottici verso la sorgente radio per oltre 13 ore, gli astronomi hanno visto… il buio assoluto. Nessuna stella, nessun ammasso, solo gas e materia oscura.
La conferma del Modello Cosmologico Standard

L’importanza di Cloud-9 va ben oltre la curiosità astronomica. La sua esistenza fornisce una conferma cruciale al modello cosmologico standard, noto come Lambda-CDM (Cold Dark Matter). Questa teoria prevede che l’Universo debba essere popolato da migliaia di piccoli aloni di materia oscura, molti dei quali troppo piccoli o troppo caldi per formare stelle. Tuttavia, la difficoltà nell’osservare oggetti che non emettono luce aveva creato una discrepanza tra la teoria (che ne prevedeva molti) e l’osservazione (che ne trovava pochi o nessuno).
«Nella scienza, di solito impariamo più dai fallimenti che dai successi», ha dichiarato Alejandro Benitez-Llambay commentando la scoperta. «In questo caso, non vedere stelle è ciò che prova che la teoria è giusta. Ci dice che abbiamo trovato nell’Universo locale un mattone primordiale di una galassia che non si è formata». Secondo il ricercatore della Bicocca, Cloud-9 è la prova che l’Universo è pieno di queste “galassie fantasma”, che attendono solo strumenti abbastanza sensibili per essere scovate.
La scoperta aiuta anche a spiegare come la materia oscura interagisce con la materia ordinaria (barionica). Cloud-9 è riuscita a trattenere il suo gas, resistendo all’evaporazione causata dalla radiazione cosmica di fondo, ma non ha avuto la forza gravitazionale sufficiente per collassare e formare soli. È un laboratorio naturale perfetto per studiare le condizioni dell’Universo giovane.
Il ruolo dell’Italia e le prospettive future

Il contributo italiano è stato determinante nell’interpretazione dei dati. Il team dell’Università di Milano-Bicocca ha lavorato sull’analisi teorica e sulle simulazioni che hanno permesso di classificare Cloud-9 come un RELHIC e non come una semplice nube di gas intergalattico. La distinzione è sottile ma fondamentale: una nube di gas è spesso transitoria o risultato di interazioni tra galassie; un RELHIC è una struttura stabile, dominata dalla materia oscura, che esiste fin dal Big Bang.
Secondo Sky TG24, questa scoperta apre ora la caccia ad altri oggetti simili. Gli astronomi ritengono che Cloud-9 non sia un caso isolato, ma solo la punta dell’iceberg. Con l’entrata in funzione di nuovi radiotelescopi e osservatori spaziali di prossima generazione, potremmo scoprire che la nostra Via Lattea è circondata da un vero e proprio sciame di queste galassie oscure, invisibili ai nostri occhi ma pesanti dal punto di vista gravitazionale.
La scoperta di Cloud-9 ci ricorda quanto ancora ci sia da esplorare nel cosmo. Per decenni abbiamo guardato il cielo cercando luci, ignorando che gran parte della storia dell’Universo potrebbe essere scritta nel buio. Oggi, grazie alla perseveranza della ricerca scientifica e alla collaborazione internazionale, quel buio ha iniziato a parlare.
Conclusioni

La scoperta di Cloud-9 segna una data storica per l’astrofisica moderna. Confermata come la prima galassia “fantasma” priva di stelle, questo alone di materia oscura a 14 milioni di anni luce da noi convalida decenni di teorie cosmologiche e sottolinea l’eccellenza della ricerca italiana nel mondo. Mentre Hubble continua a scrutare l’oscurità, la comunità scientifica celebra quello che paradossalmente è un “non-avvistamento”: l’assenza di stelle che illumina, per la prima volta, la vera natura della materia oscura.
Domande frequenti

Cloud-9 è una misteriosa struttura cosmica situata a circa 14 milioni di anni luce dalla Terra, definita galassia fantasma perché, pur possedendo una massa di 5 miliardi di soli e abbondante gas, è completamente priva di stelle. Si tratta tecnicamente di un RELHIC, un alone di materia oscura che non è riuscito a completare il processo di formazione stellare, rimanendo un fossile vivente dell Universo primordiale.
La mancanza di stelle in Cloud-9 è dovuta all arresto della sua evoluzione durante l epoca della reionizzazione, nelle prime fasi dell Universo. Sebbene la gravità della materia oscura sia riuscita a trattenere il gas primordiale, la struttura non ha mai raggiunto le condizioni fisiche necessarie per innescare la fusione nucleare e accendere le stelle. È rimasta quindi in uno stato di animazione sospesa, diversamente da galassie come la Via Lattea.
La scoperta è avvenuta grazie alla combinazione di due potenti strumenti. Il radiotelescopio cinese FAST ha inizialmente intercettato una debole emissione radio proveniente dall idrogeno neutro della nube. Successivamente, il telescopio spaziale Hubble ha osservato la stessa regione per oltre 13 ore, confermando che, laddove c era gas e gravità, non vi era alcuna emissione di luce stellare, provando così la natura oscura dell oggetto.
L Italia ha avuto un ruolo di leadership nella ricerca grazie ad Alejandro Benitez-Llambay del dipartimento di Fisica dell Università di Milano-Bicocca. Il team italiano si è occupato dell analisi teorica e delle simulazioni fondamentali per classificare Cloud-9 non come una semplice nube di gas transitoria, ma come una struttura stabile di materia oscura esistente fin dal Big Bang.
L esistenza di Cloud-9 fornisce una conferma cruciale al Modello Cosmologico Standard Lambda-CDM. La teoria prevedeva che l Universo fosse popolato da piccoli aloni di materia oscura incapaci di formare stelle, ma fino a oggi mancavano prove osservative certe. Questa scoperta colma la discrepanza tra teoria e osservazione, suggerendo che il cosmo potrebbe essere pieno di queste galassie fallite ancora da scoprire.
Fonti e Approfondimenti

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