In Breve (TL;DR)
Un team guidato dall’Università di Milano-Bicocca ha identificato Cloud-9, la prima galassia fantasma composta solo da materia oscura e gas.
Le osservazioni del telescopio Hubble hanno confermato l’assenza di stelle in questo fossile cosmico, classificandolo come una rara galassia fallita.
Cloud-9 rappresenta un’opportunità senza precedenti per analizzare la natura della materia oscura lontano dal bagliore accecante delle stelle.
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Una scoperta che riscrive i libri di astronomia e getta nuova luce sui misteri più profondi del cosmo. Un team internazionale di ricerca guidato dall’Università di Milano-Bicocca ha identificato ufficialmente Cloud-9, la prima “galassia fantasma” mai osservata. Situata a circa 14 milioni di anni luce dalla Terra, questa struttura rappresenta un unicum nel panorama celeste: un alone massiccio di materia oscura e gas che, contro ogni previsione, non ha mai acceso nemmeno una stella.
La notizia, confermata oggi 7 gennaio 2026, segna un punto di svolta per la cosmologia moderna. Cloud-9 non è semplicemente uno spazio vuoto, ma una “galassia fallita”, un fossile cosmico rimasto congelato nel tempo fin dalle prime fasi dell’Universo. La sua esistenza, finora ipotizzata solo dai modelli teorici, offre agli scienziati un laboratorio naturale senza precedenti per studiare la natura sfuggente della materia oscura, lontano dal bagliore accecante delle stelle che solitamente ostacola queste osservazioni.
Il risultato è frutto di una collaborazione globale che ha visto l’impiego dei più potenti strumenti osservativi a disposizione dell’umanità, tra cui il telescopio spaziale Hubble della NASA/ESA e il radiotelescopio FAST. Al centro di questa indagine c’è il fisico Alejandro Benitez-Llambay del dipartimento di Fisica dell’Università di Milano-Bicocca, che ha coordinato lo studio pubblicato su The Astrophysical Journal Letters.

Una galassia che non ce l’ha fatta
Cloud-9 è tecnicamente classificata come un RELHIC (Reionization-Limited H I Cloud), un oggetto previsto dal modello cosmologico standard ΛCDM ma mai confermato prima d’ora. Secondo le teorie, nell’Universo dovrebbero esistere numerosi piccoli aloni di materia oscura che, pur avendo accumulato gas primordiale, non sono riusciti a comprimerlo a sufficienza per innescare la fusione nucleare e far nascere le stelle.
Le dimensioni di Cloud-9 sono impressionanti per un oggetto invisibile: si estende per circa 4.900 anni luce (1,4 kiloparsec) e contiene una massa di idrogeno neutro pari a un milione di volte quella del Sole. Tuttavia, ciò che la tiene insieme è una quantità di materia oscura ben più vasta, stimata in circa 5 miliardi di masse solari. Secondo Benitez-Llambay, «Cloud-9 è il primo candidato certo di RELHIC. Nonostante la sua massa e la presenza di gas, non è una galassia nel senso tradizionale. Nell’area non brilla neppure una stella».
Questa “mancata accensione” è dovuta alla pressione termica del gas, che ha contrastato la gravità impedendo il collasso necessario alla formazione stellare. Il risultato è una nube oscura, silenziosa e invisibile ai telescopi ottici tradizionali, che ha vagato per miliardi di anni alla periferia della galassia a spirale M94 (Messier 94).
La caccia all’invisibile: da FAST a Hubble

Individuare un oggetto che non emette luce propria è stata un’impresa titanica. La prima traccia di Cloud-9 è stata rilevata nel 2023 dal radiotelescopio cinese FAST (Five-hundred-meter Aperture Spherical Telescope), il più grande al mondo nel suo genere, che ha captato la debole firma radio dell’idrogeno neutro. Successive conferme sono arrivate dal Green Bank Telescope e dal Very Large Array (VLA) negli Stati Uniti.
Tuttavia, per dichiarare con certezza che si trattasse di una galassia senza stelle, era necessaria la vista acuta del telescopio spaziale Hubble. Il team ha puntato gli strumenti di Hubble verso le coordinate indicate dai radiotelescopi per oltre 13 ore di osservazione profonda. L’obiettivo era cercare anche le stelle più deboli e antiche che avrebbero potuto nascondersi nella nube.
Il verdetto delle immagini è stato inequivocabile: buio assoluto. «Con queste osservazioni abbiamo avuto la conferma definitiva», ha spiegato il ricercatore della Bicocca. «Vedere ‘nulla’ è stato paradossalmente il successo più grande, perché ha provato che la teoria era corretta».
Un laboratorio di materia oscura

La scoperta di Cloud-9 ha implicazioni profonde per la nostra comprensione dell’Universo. Fino ad oggi, lo studio delle galassie e della materia oscura è stato complicato dalla presenza delle stelle: la loro luce, infatti, domina le osservazioni e rende difficile isolare il comportamento della materia invisibile che funge da impalcatura gravitazionale.
Cloud-9 elimina questo problema alla radice. Essendo priva di “contaminazione” stellare, permette agli astrofisici di analizzare la distribuzione e le proprietà della materia oscura in modo quasi puro. Secondo Andrew Fox dell’ESA, membro del team di ricerca, l’oggetto rappresenta «una finestra unica sull’Universo oscuro», permettendo di testare i modelli di formazione galattica in condizioni limite.
La scoperta suggerisce inoltre che il cosmo potrebbe essere popolato da innumerevoli “galassie fantasma” simili a Cloud-9, rimaste nascoste finora proprio a causa della loro natura oscura. Queste strutture potrebbero costituire i mattoni fondamentali mancanti per spiegare come si sono assemblate le galassie più grandi, inclusa la nostra Via Lattea.
Conclusioni

L’identificazione di Cloud-9 da parte del team guidato dall’Università di Milano-Bicocca non è solo un trionfo osservativo, ma una validazione cruciale delle nostre teorie sul funzionamento del cosmo. La conferma dell’esistenza di aloni di materia oscura privi di stelle ci ricorda che l’Universo visibile — quello fatto di luci, stelle e galassie scintillanti — è solo la punta dell’iceberg di una realtà molto più vasta e misteriosa. Come ha sottolineato Benitez-Llambay, in questo caso specifico, «il fallimento di una galassia è diventato il successo della scienza», aprendo ufficialmente l’era dell’archeologia galattica oscura.
Domande frequenti

Cloud-9 è la prima galassia fantasma ufficialmente identificata dagli astronomi. Situata a circa 14 milioni di anni luce dalla Terra, è una struttura massiccia composta da materia oscura e gas primordiale che, a differenza delle galassie tradizionali, non contiene stelle. Viene definita un fossile cosmico o una galassia fallita perché è rimasta congelata nel tempo fin dalle prime fasi dell’Universo senza mai innescare la fusione nucleare necessaria per accendere gli astri.
La mancanza di stelle in Cloud-9 è dovuta a un equilibrio fisico particolare. Nonostante la presenza di gas e una grande quantità di materia oscura, la pressione termica del gas ha contrastato efficacemente la forza di gravità. Questo fenomeno ha impedito al gas di comprimersi a sufficienza per collassare e formare stelle, lasciando l’oggetto come una nube oscura e invisibile ai telescopi ottici tradizionali.
La scoperta è avvenuta combinando diverse tecnologie osservative. Inizialmente, il radiotelescopio FAST ha rilevato la debole firma radio dell’idrogeno neutro, che emette segnali anche senza luce visibile. Successivamente, il telescopio spaziale Hubble ha puntato le coordinate indicate per oltre 13 ore. La conferma definitiva è arrivata proprio dal fatto che Hubble non ha visto nulla: l’assenza di luce stellare in un punto dove i radiotelescopi rilevavano grande massa ha provato l’esistenza di questa galassia oscura.
L’acronimo RELHIC sta per Reionization-Limited H I Cloud. Si tratta di oggetti teorizzati dal modello cosmologico standard ma mai confermati prima della scoperta di Cloud-9. Sono piccoli aloni di materia oscura che hanno accumulato gas ma non sono riusciti a trasformarlo in stelle. Cloud-9 rappresenta il primo candidato certo di questa categoria, confermando le previsioni teoriche sulla composizione dell’Universo.
L’importanza di Cloud-9 risiede nella sua purezza. Nelle galassie normali, la luce brillante delle stelle rende difficile studiare la materia oscura che funge da impalcatura gravitazionale. Essendo priva di stelle, Cloud-9 permette agli scienziati di analizzare le proprietà e la distribuzione della materia oscura senza interferenze luminose, offrendo un laboratorio naturale unico per testare i modelli di formazione galattica.

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