NAPOLI – Mentre il mondo osserva i giganti della Silicon Valley contendersi il primato sull’intelligenza artificiale generativa, una voce autorevole dal cuore dell’Europa invita a guardare oltre lo schermo. Bruno Siciliano, professore ordinario di robotica all’Università Federico II di Napoli e figura di spicco nel panorama scientifico internazionale, ha rilasciato oggi un’intervista esclusiva a Innovation Post che sta già facendo discutere la comunità tecnologica. Secondo Siciliano, l’ossessione mediatica per i chatbot e i generatori di immagini rischia di oscurare la vera trasformazione in atto: l’avvento della Physical AI e delle tecnologie dell’interazione.
Lo spunto per la riflessione nasce da una recente copertina del Time dedicata agli “architetti dell’IA”, dove tra volti noti come Elon Musk e Sam Altman, l’Europa appare marginale. Siciliano analizza lucidamente quella che definisce la “sindrome del sandwich” per il Vecchio Continente: schiacciato tra la spregiudicatezza imprenditoriale degli Stati Uniti, caratterizzata da investimenti ad alto rischio, e la pianificazione statale massiccia della Cina. Tuttavia, secondo il professore napoletano, la partita è tutt’altro che chiusa, a patto di spostare il campo di gioco dal software puro alla fusione tra bit e atomi.
Oltre l’IA Generativa: la sfida della Physical AI
Il concetto centrale espresso da Siciliano riguarda la limitazione intrinseca dell’IA attuale. Se ChatGPT e simili rappresentano il “cervello” (o almeno una sua simulazione linguistica), manca ancora il “corpo”. La Physical AI rappresenta proprio questo anello mancante: l’intelligenza artificiale che non si limita a processare dati, ma agisce fisicamente nel mondo reale. Secondo l’esperto, la complessità di far muovere un robot in un ambiente non strutturato è ordini di grandezza superiore a quella di generare un testo coerente.
Questa frontiera apre le porte a quello che Siciliano definisce l’Internet delle Competenze (Internet of Skills). Non si tratta più solo di trasmettere informazioni, ma di trasmettere abilità fisiche a distanza, permettendo a un chirurgo di operare da un altro continente o a un artigiano di insegnare una tecnica manuale attraverso interfacce aptiche avanzate. È qui che la tecnologia incontra la fisica, richiedendo non solo algoritmi potenti, ma sensori, attuatori e una comprensione profonda della dinamica dei corpi.
La via italiana: Design e superamento della “Valle Perturbante”

Un passaggio cruciale dell’intervento riguarda il ruolo specifico dell’Italia e del design. Quando i robot entrano negli spazi sociali, nelle case e negli ospedali, sorge il problema della Uncanny Valley (la valle perturbante), quella sensazione di inquietudine che proviamo di fronte a macchine troppo simili all’uomo ma imperfette. Secondo Siciliano, l’eccellenza italiana nel design e la cultura del “bello” sono asset strategici fondamentali.
L’approccio europeo, e italiano in particolare, deve puntare su una robotica che metta la persona al centro. Non macchine che sostituiscono l’uomo, ma tecnologie dell’interazione che ne potenziano le capacità e ne garantiscono il benessere. In questo contesto, la cybersecurity assume una rilevanza critica: se un chatbot viene compromesso può fornire informazioni false, ma se un robot fisico viene hackerato, i rischi per l’incolumità fisica delle persone diventano reali e immediati. La sicurezza, dunque, non è un add-on, ma un prerequisito strutturale della Physical AI.
Il paradosso delle startup e i capitali inespressi

Non manca un’analisi economica pungente. Il settore della robotica e della Physical AI richiede investimenti Deep Tech, con tempi di ritorno più lunghi rispetto al software puro, ma con barriere all’ingresso più alte e un valore strategico immenso. Siciliano evidenzia il paradosso di un’Europa ricca di talenti e ricerca di base – spesso “saccheggiata” da player americani o cinesi – ma timida nel venture capital.
Citando anche l’imprenditore Vitiello, l’articolo sottolinea come “l’estero è qui”: le competenze ci sono, le startup innovative nascono nei laboratori universitari (come quelli della Federico II), ma serve un ecosistema finanziario che abbia il coraggio di scommettere sull’hardware intelligente e non solo sulle app. La rivoluzione della Physical AI è un treno che l’Italia, con la sua tradizione nella meccatronica, non può permettersi di perdere.
In Breve (TL;DR)
Bruno Siciliano esorta a guardare oltre i chatbot per abbracciare la Physical AI, dove gli algoritmi controllano azioni fisiche complesse.
L’Europa ha l’opportunità di guidare l’Internet delle Competenze unendo la potenza del software all’eccellenza nel design e nella meccatronica.
Per vincere la sfida globale servono investimenti mirati nel Deep Tech che valorizzino la ricerca e trattengano i talenti innovativi.
Conclusioni

La visione offerta da Bruno Siciliano traccia una roadmap chiara per il futuro tecnologico. Mentre l’attenzione globale è ipnotizzata dai modelli linguistici, la vera rivoluzione silenziosa sta avvenendo dove il codice tocca la materia. La Physical AI e le tecnologie dell’interazione rappresentano l’opportunità per l’Europa di uscire dall’angolo, valorizzando una tradizione umanistica e ingegneristica che vede nella macchina non un oracolo digitale, ma un compagno fisico affidabile e sicuro. La sfida è lanciata: trasformare l’eccellenza accademica in leadership industriale.
Domande frequenti

La Physical AI rappresenta l anello mancante che fornisce un corpo all intelligenza artificiale, permettendole di agire fisicamente nel mondo reale tramite sensori e attuatori. A differenza dell IA generativa, come i chatbot che simulano il cervello elaborando testi o immagini, la Physical AI deve gestire la complessità del movimento in ambienti non strutturati. Secondo il professor Bruno Siciliano, questa tecnologia unisce algoritmi e fisica, segnando il passaggio dal software puro alla fusione tra bit e atomi.
L Internet of Skills, o Internet delle Competenze, è l evoluzione della rete che permette di trasmettere abilità fisiche a distanza e non solo informazioni. Grazie a interfacce aptiche avanzate e alla robotica, diventa possibile per un chirurgo operare da un altro continente o per un artigiano insegnare tecniche manuali da remoto. Questa frontiera tecnologica richiede una comprensione profonda della dinamica dei corpi e trasforma la rete in uno strumento di interazione fisica tangibile.
La definizione sindrome del sandwich illustra la posizione dell Europa, schiacciata tra due colossi: gli Stati Uniti, con i loro investimenti ad alto rischio e la spregiudicatezza imprenditoriale, e la Cina, forte di una massiccia pianificazione statale. Tuttavia, l Europa può recuperare terreno spostando la competizione dal software puro alla Physical AI, sfruttando la sua tradizione ingegneristica e meccatronica per creare tecnologie dell interazione sicure e affidabili.
Il design italiano gioca un ruolo cruciale nel superare la cosiddetta Valle Perturbante, ovvero il senso di inquietudine generato da macchine troppo simili all uomo ma imperfette. L approccio italiano punta a una robotica human-centric, dove la cultura del bello e l ergonomia facilitano l accettazione dei robot in case e ospedali. Non si tratta di creare sostituti dell uomo, ma compagni fisici che ne potenziano le capacità garantendo benessere e sicurezza.
La sicurezza nella Physical AI non è un semplice accessorio ma un prerequisito strutturale. Se un software viene compromesso può generare dati falsi, ma se un robot fisico viene hackerato i rischi riguardano l incolumità fisica delle persone. Pertanto, la cybersecurity diventa fondamentale per garantire che le macchine che operano negli spazi sociali siano sicure e non possano causare danni materiali o fisici agli utenti con cui interagiscono.




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