In Breve (TL;DR)
Nel 2026 l’Europa supera gli Stati Uniti nella corsa allo spazio, forte di una strategia basata su concretezza e ritrovata autonomia operativa.
Mentre l’ESA approva budget record e lancia Ariane 6, la NASA affronta una paralisi causata da tagli finanziari e incertezze politiche.
La stabilità europea permette di proteggere i programmi scientifici cruciali e ridefinire gli equilibri delle collaborazioni internazionali minacciate dai disimpegni americani.
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È un paradosso che sta ridisegnando gli equilibri geopolitici oltre l’atmosfera terrestre: all’alba del 2026, la "vecchia" Europa si ritrova, quasi a sorpresa, più solida e avanti degli Stati Uniti nella corsa allo spazio. Mentre Washington appare impantanata tra retorica politica e difficoltà tecniche dei partner privati, il Vecchio Continente sta raccogliendo i frutti di una strategia basata sulla concretezza e sulla cooperazione scientifica. A lanciare questa provocatoria ma documentata analisi è un articolo pubblicato oggi su Avvenire, che accende i riflettori su un sorpasso storico: l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) si sta affermando come una "potenza silenziosa", capace di garantire quell’autonomia strategica che per anni è sembrata un miraggio.
Lo scenario che emerge in queste prime settimane dell’anno è quello di un ribaltamento di fronte. Da una parte c’è l’Europa, che ha superato la crisi dei lanciatori e guarda al futuro con un budget record; dall’altra gli Stati Uniti, dove il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca e le ambizioni marziane di Elon Musk stanno creando un cortocircuito istituzionale che rischia di paralizzare la NASA. Se fino a pochi anni fa l’ESA era considerata il "fratello minore" dell’ente spaziale americano, oggi la stabilità dei programmi europei contrasta nettamente con l’incertezza che regna oltreoceano.

Il paradosso americano: tra tagli e ritardi
La situazione negli Stati Uniti è complessa. Secondo quanto riportato nell’analisi di Davide Re su Avvenire, la NASA si trova stretta in una morsa. Da un lato c’è l’ordine esecutivo firmato dal presidente Trump il 18 dicembre 2025, intitolato "Ensuring American Space Superiority", che impone il ritorno degli astronauti sulla Luna entro il 2028 per contrastare l’avanzata cinese. Dall’altro, la realtà tecnica e finanziaria racconta una storia diversa. La missione Artemis 3, che dovrebbe riportare l’uomo sul suolo lunare, è ufficialmente slittata alla metà del 2027, frenata dalle criticità del modulo di allunaggio HLS (Human Landing System) affidato a SpaceX.
A complicare il quadro ci sono le scelte di bilancio. La proposta di budget per l’anno fiscale 2026 prevede tagli drastici per l’agenzia americana, con una riduzione che potrebbe toccare il 25% rispetto all’anno precedente. Questo scenario mette a rischio programmi scientifici cruciali, come la missione Mars Sample Return (MSR) per il ritorno di campioni marziani sulla Terra, che l’amministrazione Trump sembra intenzionata a definanziare o ristrutturare radicalmente, preferendo concentrare le risorse su obiettivi più "visibili" e politicamente spendibili.
La rinascita dell’Europa spaziale

Mentre la NASA naviga a vista, l’Europa ha ritrovato la sua bussola. Il punto di svolta è stato il superamento della crisi dei lanciatori. Con il razzo Ariane 6 ormai a pieno regime e la versione potenziata "64" pronta al debutto proprio nel corso del 2026, l’ESA ha riconquistato la sovranità nell’accesso allo spazio. Non è più costretta a dipendere esclusivamente dai capricci dei giganti privati americani per mettere in orbita i propri satelliti strategici.
A confermare questo stato di salute è il portafoglio. Gli stati membri dell’ESA hanno approvato un budget record di 22,1 miliardi di euro per il triennio 2026-2028, un aumento di oltre 5 miliardi rispetto al periodo precedente. Secondo il Direttore Generale dell’ESA, Josef Aschbacher, questo risultato è "eccezionale" e permette all’Europa di trasformare la scienza in infrastruttura strategica. A differenza degli USA, dove la scienza rischia di essere sacrificata sull’altare della geopolitica, l’Europa continua a investire in missioni di esplorazione e osservazione della Terra, consolidando programmi come Copernicus e preparando l’arrivo della sonda Hera al sistema di asteroidi Didymos previsto per fine anno.
Il nodo delle collaborazioni internazionali

La divergenza tra le due sponde dell’Atlantico sta avendo ripercussioni dirette sulle collaborazioni storiche. Il caso più emblematico riguarda la già citata missione Mars Sample Return. L’ESA aveva sviluppato l’Earth Return Orbiter, un componente fondamentale per recuperare i campioni dal Pianeta Rosso. Tuttavia, con il disimpegno americano, l’Europa si trova costretta a ripensare i propri piani. Come sottolineato da Daniel Neuenschwander, direttore dell’esplorazione umana e robotica dell’ESA, l’agenzia sta valutando come riutilizzare la tecnologia sviluppata per una missione autonoma o diversa, poiché "l’Europa non può permettersi da sola una missione completa di ritorno campioni da Marte".
Anche la missione EnVision verso Venere rischia di subire contraccolpi a causa dei tagli al budget NASA, che doveva fornire lo strumento radar VenSAR. L’ESA potrebbe dover cercare soluzioni alternative interne per non perdere la finestra di lancio del 2032. In questo contesto, la frase di Neuenschwander risuona come un monito per il futuro del settore: "Se vuoi essere un partner seduto al tavolo e non essere sul menu, devi avere le tue capacità".
Conclusioni

Il 2026 si apre dunque con una lezione inaspettata: la stabilità politica e la pianificazione a lungo termine pagano più della retorica aggressiva. Mentre gli USA rincorrono primati d’immagine sotto la pressione di scadenze elettorali e interessi privati contrastanti, l’Europa avanza con passo sicuro. Nonostante disponga di risorse economiche complessivamente inferiori (circa un terzo di quelle della NASA), l’ESA sta dimostrando che l’efficienza e la chiarezza degli obiettivi scientifici possono colmare il divario finanziario, garantendo al Vecchio Continente un ruolo di primo piano nella nuova era spaziale.
Domande frequenti

L’Europa sta guadagnando terreno grazie a una maggiore stabilità politica e a una pianificazione a lungo termine, in contrasto con l’incertezza istituzionale degli Stati Uniti. Mentre la NASA affronta tagli di bilancio e pressioni politiche legate all’amministrazione Trump, l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha consolidato la sua autonomia strategica con il lanciatore Ariane 6 e ha approvato un budget record, permettendo di trasformare la scienza in infrastruttura strategica senza le interruzioni che caratterizzano il programma americano.
La missione Artemis 3, che ha l’obiettivo di riportare gli astronauti sulla Luna, ha subito ritardi significativi, slittando ufficialmente alla metà del 2027. Le cause principali includono le difficoltà tecniche legate al modulo di allunaggio HLS affidato a SpaceX e le restrizioni di bilancio previste per l’anno fiscale 2026. Esiste un forte contrasto tra l’ordine esecutivo presidenziale, che richiede un ritorno sulla Luna entro il 2028, e la realtà finanziaria che impone tagli drastici all’agenzia spaziale americana.
Gli stati membri dell’ESA hanno approvato un budget storico di 22,1 miliardi di euro per il periodo 2026-2028. Questo importo rappresenta un aumento di oltre 5 miliardi rispetto al triennio precedente e testimonia la volontà dell’Europa di investire concretamente nell’esplorazione e nell’osservazione della Terra. Sebbene sia una cifra inferiore in termini assoluti rispetto al budget NASA, la gestione efficiente e la continuità dei fondi garantiscono all’Europa una solidità progettuale superiore in questo momento storico.
Il razzo Ariane 6 è fondamentale perché restituisce all’Europa la sovranità nell’accesso allo spazio, eliminando la dipendenza esclusiva dai lanciatori privati americani. Con il vettore ormai a pieno regime e il debutto della versione potenziata previsto proprio nel 2026, l’ESA può mettere in orbita i propri satelliti strategici in autonomia. Questo superamento della crisi dei lanciatori è uno dei fattori chiave che ha permesso il sorpasso in termini di affidabilità rispetto agli Stati Uniti.
La missione per il ritorno dei campioni da Marte è a forte rischio a causa del disimpegno finanziario degli Stati Uniti. La NASA potrebbe ristrutturare o tagliare i fondi al progetto, mettendo in difficoltà l’ESA che aveva già sviluppato l’Earth Return Orbiter, un componente cruciale della missione. Di conseguenza, l’Europa sta valutando come riadattare la tecnologia già sviluppata per missioni alternative, poiché non può sostenere economicamente da sola l’intero programma di recupero dei campioni marziani.

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