In Breve (TL;DR)
Lo spread Btp-Bund tocca i minimi dal 2008, scendendo a 64,6 punti e confermando la ritrovata fiducia degli investitori nella solidità economica dell’Italia.
Questo scenario favorevole promette notevoli risparmi sugli interessi, sebbene le prossime aste di gennaio restino un test cruciale per consolidare l’ottimismo dei mercati.
La stabilità dei tassi BCE e la crescita del PIL sostengono il trend positivo, nonostante le incognite legate alla scadenza del PNRR a giugno.
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La giornata finanziaria dell’8 gennaio 2026 segna un punto di svolta storico per il debito pubblico italiano. Lo spread Btp-Bund, il termometro che misura la fiducia degli investitori nei confronti del nostro Paese rispetto alla solidità tedesca, è sceso fino a toccare quota 66 punti base in apertura, per poi chiudere la seduta a 64,6 punti. Si tratta di un livello che non si registrava dal lontano 2008, prima della grande crisi finanziaria globale. Questo crollo del differenziale è accompagnato da un rendimento del Btp decennale che si attesta intorno al 3,5%, mentre il Bund tedesco viaggia sul 2,84-2,86%.
Il clima sui mercati obbligazionari appare disteso, complice una percezione di maggiore stabilità politica ed economica dell’Italia, unita alle aspettative sulle prossime mosse della Banca Centrale Europea. Secondo gli analisti, la discesa dello spread sotto la soglia psicologica dei 70 punti rappresenta un segnale inequivocabile: il “rischio Italia” è ai minimi storici. Tuttavia, l’attenzione degli operatori è già rivolta alle scadenze imminenti e al calendario delle aste del Tesoro di gennaio, che metteranno subito alla prova questo ritrovato ottimismo.

Il crollo dello spread e i rendimenti dei Btp
Il dato più eclatante di questa sessione è senza dubbio la performance del differenziale di rendimento. Dopo aver aperto a 66,42 punti, lo spread ha proseguito la sua discesa chiudendo a 64,6 punti base. Secondo i dati riportati da Bloomberg e confermati dalle principali agenzie di stampa, questo restringimento è frutto di un doppio movimento: da un lato la stabilità del Btp italiano, il cui rendimento è sceso leggermente al 3,5%, dall’altro il lieve rialzo del Bund tedesco. Questo scenario ha permesso di distanziare ulteriormente anche i titoli di Stato francesi, che in questa fase mostrano rendimenti vicini o talvolta superiori a quelli italiani, segno di una percezione del rischio che sta mutando all’interno dell’Eurozona.
Un differenziale così basso ha effetti diretti e tangibili sulle casse dello Stato. Secondo le stime circolate nelle sale operative, il mantenimento dello spread su questi livelli potrebbe generare un “tesoretto” di circa 7-8 miliardi di euro in termini di minori interessi sul debito solo per il 2026. Una boccata d’ossigeno fondamentale per il Ministero dell’Economia, impegnato a gestire un debito pubblico ancora imponente.
Scadenze imminenti e nuove emissioni

Nonostante l’euforia dei mercati secondari, il Tesoro deve affrontare un calendario di emissioni fitto. Gennaio 2026 è un mese cruciale per il rifinanziamento del debito. Secondo il calendario ufficiale del MEF, sono previste importanti aste già nei prossimi giorni: il 9 gennaio toccherà ai BOT, mentre il 13 gennaio sarà la volta dei titoli a medio-lungo termine. Tra le novità più attese dagli investitori c’è il lancio di un nuovo Btp benchmark a 7 anni con scadenza 15 marzo 2033 e la riapertura del bond verde con scadenza 2046.
Queste scadenze imminenti rappresentano il vero banco di prova. Se la domanda rimarrà solida come nelle ultime aste del 2025, la tendenza al ribasso dei rendimenti potrebbe consolidarsi. Tuttavia, come fanno notare alcuni osservatori finanziari, se i rendimenti dovessero risalire repentinamente, lo Stato si troverebbe costretto a offrire cedole più onerose per attrarre capitali, erodendo rapidamente i benefici fiscali appena acquisiti.
Il contesto macroeconomico: BCE e PIL 2026

A fare da sfondo a questo scenario c’è la politica monetaria della Banca Centrale Europea. I tassi di interesse restano fermi, con il tasso sui depositi al 2% e quello di rifinanziamento principale al 2,15%. Secondo le previsioni degli economisti, la BCE potrebbe mantenere i tassi invariati per buona parte del 2026, a meno di sorprese negative sull’inflazione, che nell’Eurozona viaggia ormai stabilmente attorno al target del 2%. L’aspettativa di una politica monetaria non restrittiva favorisce l’acquisto di titoli di Stato dei paesi periferici come l’Italia, offrendo rendimenti reali positivi senza rischi eccessivi.
Sul fronte della crescita, le prospettive per il 2026 sono improntate a un cauto ottimismo. Il PIL italiano è atteso in crescita tra lo 0,8% e l’1,2%, con il PIL nominale destinato a superare la soglia dei 2.300 miliardi di euro. Tuttavia, la scadenza del PNRR a giugno 2026 rappresenta una spada di Damocle: la capacità di mettere a terra gli investimenti previsti sarà determinante per sostenere la crescita nella seconda metà dell’anno.
Conclusioni

Lo spread a 66 punti e i rendimenti dei Btp in calo disegnano un inizio di 2026 estremamente positivo per la finanza pubblica italiana. Il mercato sembra premiare la stabilità e la disciplina fiscale, concedendo all’Italia condizioni di finanziamento che non si vedevano da quasi due decenni. Tuttavia, le scadenze imminenti delle aste di gennaio e le incognite legate all’attuazione finale del PNRR impongono di non abbassare la guardia. La fiducia degli investitori è un bene prezioso ma volatile: consolidarla richiederà conferme continue sia sul fronte della crescita economica che su quello della gestione dei conti pubblici.
Domande frequenti

Questo livello indica una forte fiducia degli investitori verso il debito pubblico italiano, riducendo il differenziale di rendimento con i titoli tedeschi ai minimi dal 2008. Un valore così basso segnala una percezione di maggiore stabilità politica ed economica del Paese e riduce drasticamente il cosiddetto rischio Italia sui mercati finanziari internazionali.
Il mantenimento dello spread su questi livelli minimi genera un risparmio significativo sugli interessi da pagare sul debito pubblico. Le stime degli operatori indicano un potenziale tesoretto di circa 7-8 miliardi di euro di minori spese solo per il 2026, offrendo risorse preziose al Ministero dell Economia per la gestione dei conti pubblici.
Gli analisti prevedono che la Banca Centrale Europea manterrà i tassi invariati per buona parte dell anno, dato che l inflazione nell Eurozona è ormai vicina al target del 2%. Questo scenario di politica monetaria non restrittiva favorisce la stabilità dei rendimenti dei BTP, rendendoli attraenti per gli investitori che cercano rendimenti reali positivi.
Il calendario del Tesoro prevede appuntamenti cruciali già all inizio dell anno. Il 9 gennaio 2026 si terrà l asta dei BOT, mentre il 13 gennaio sarà la volta dei titoli a medio-lungo termine. Tra le novità più attese dagli investitori vi sono il lancio di un nuovo Btp benchmark a 7 anni e la riapertura di un bond verde con scadenza 2046.
La scadenza del PNRR fissata a giugno 2026 rappresenta uno snodo fondamentale per la crescita del PIL italiano, attesa tra lo 0,8% e l 1,2%. La capacità del governo di concretizzare gli investimenti previsti entro tale data sarà determinante per sostenere l economia nella seconda metà dell anno e per consolidare l ottimismo attualmente presente sui mercati.
Fonti e Approfondimenti
- MEF Dipartimento del Tesoro – Gestione del Debito Pubblico e Calendario Aste
- Banca Centrale Europea – Tassi di interesse ufficiali
- Banca d’Italia – Statistiche: Finanza pubblica e fabbisogno
- Italia Domani – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)
- Wikipedia – Approfondimento sul concetto di Spread finanziario

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