In Breve (TL;DR)
L’adozione cieca dei microservizi introduce costi nascosti e complessità infrastrutturale spesso inutili per lo sviluppo di soluzioni CRM aziendali.
Il Monolite Modulare emerge come architettura strategica, bilanciando perfettamente velocità di rilascio e manutenibilità del codice senza overhead distribuiti.
L’uso strategico di Bounded Contexts e schemi database dedicati assicura la modularità necessaria senza incorrere nelle latenze dei sistemi distribuiti.
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Siamo nel 2026 e il dibattito architetturale più acceso dell’ultimo decennio sembra aver raggiunto una fase di maturità pragmatica. Quando si parla di monolite vs microservizi, l’industria ha finalmente smesso di inseguire l’hype cieco per concentrarsi sul ROI (Return on Investment) e sull’efficienza operativa. Per una PMI o una software house che sviluppa soluzioni CRM B2B (come il caso studio BOMA), la scelta dell’architettura non è solo tecnica, ma strategica.
In questa guida tecnica approfondita, analizzeremo perché l’approccio a microservizi puri è spesso una trappola per team agili e come il Monolite Modulare rappresenti la soluzione definitiva per bilanciare velocità di sviluppo, manutenibilità e scalabilità.

1. Monolite vs Microservizi: La Realtà Operativa nel 2026
Per anni, la narrazione dominante è stata: “Il monolite è il passato, i microservizi sono il futuro”. Tuttavia, l’esperienza sul campo ha dimostrato che per la maggior parte delle applicazioni aziendali, specialmente nel contesto CRM per PMI, i microservizi introducono una complessità accidentale insostenibile.
Il costo nascosto dei Microservizi
Adottare un’architettura a microservizi richiede un overhead infrastrutturale enorme. Non si tratta solo di scrivere codice, ma di gestire:
- Latenza di rete: Le chiamate in-process diventano chiamate RPC/HTTP, introducendo fallimenti e latenze.
- Consistenza eventuale: Gestire transazioni distribuite (Saga Pattern) è esponenzialmente più complesso delle transazioni ACID di un database relazionale.
- Osservabilità: Necessità di strumenti complessi per il tracing distribuito (es. OpenTelemetry) per capire dove fallisce una richiesta.
Come evidenziato da Martin Fowler già nei primi anni ’20, la regola d’oro rimane: “Non usare i microservizi a meno che tu non abbia una ragione specifica per farlo”. Per un CRM che deve gestire anagrafiche, fatture e ticket, la separazione fisica dei servizi spesso crea un Distributed Monolith: il peggiore dei due mondi, dove si ha la rigidità del monolite e la complessità dei sistemi distribuiti.
2. Il Monolite Modulare: Il “Sweet Spot” Architetturale

La risposta per lo sviluppo di software come BOMA risiede nel Monolite Modulare. Ma cosa significa esattamente?
Un Monolite Modulare è un singolo’unità di deployment (un solo artefatto, es. un file .jar o una singola immagine Docker) in cui il codice è strutturato internamente in moduli altamente coesi e debolmente accoppiati. A differenza del “Monolite Spaghetti” (Big Ball of Mud), qui le dipendenze sono rigorosamente controllate.
Vantaggi per un Team Agile
- Refactoring Semplificato: Spostare codice tra moduli è un’operazione di IDE, non una migrazione di sistema.
- Deployment Atomico: Una singola pipeline CI/CD rilascia l’intera applicazione, eliminando problemi di versionamento tra servizi.
- Performance: Comunicazione in-memory a zero latenza tra moduli.
3. Domain-Driven Design (DDD) e Bounded Contexts

Per costruire un Monolite Modulare efficace, l’applicazione dei principi del Domain-Driven Design (DDD) è obbligatoria. Dobbiamo identificare i Bounded Contexts (Contesti Delimitati) che compongono il nostro CRM.
Immaginiamo l’architettura di BOMA suddivisa in tre moduli principali:
- Modulo Core/CRM: Gestione Anagrafiche, Lead, Opportunità.
- Modulo Fatturazione: Gestione preventivi, fatture, pagamenti ricorrenti.
- Modulo Ticketing: Supporto clienti, SLA, risoluzione problemi.
Definizione delle Interfacce Pubbliche
La regola fondamentale è che nessun modulo può accedere direttamente alle classi interne o alle tabelle del database di un altro modulo. La comunicazione avviene solo tramite interfacce pubbliche (API interne).
// Esempio di violazione (BAD PRACTICE)
var fatture = _invoiceRepository.GetByCustomerId(customer.Id);
// Esempio corretto nel Monolite Modulare (GOOD PRACTICE)
// Il modulo CRM invoca un'interfaccia pubblica del modulo Fatturazione
var fatture = _invoiceModuleApi.GetInvoicesForCustomer(customer.Id);
4. Gestione dei Dati: Separazione Logica vs Fisica
Uno degli errori più comuni nel dibattito monolite vs microservizi riguarda il database. Nel Monolite Modulare, pur avendo un’unica istanza fisica del database (per risparmiare costi e facilitare i backup), dobbiamo imporre una separazione logica rigorosa.
Strategia degli Schemi (Schema-per-Module)
Se utilizziamo PostgreSQL o SQL Server, ogni modulo deve possedere il proprio schema database:
crm_module.customersbilling_module.invoicessupport_module.tickets
È vietato fare JOIN tra tabelle di schemi diversi. Se il modulo Fatturazione ha bisogno dei dati del Cliente per stampare una fattura, deve:
- Richiedere i dati tramite l’API interna del modulo CRM.
- Oppure, mantenere una copia locale ridondante dei dati necessari (es. Ragione Sociale, P.IVA) aggiornata tramite eventi di dominio (Domain Events) in-process.
5. Refactoring del Codice: Dagli Strati alle Feature
L’organizzazione delle cartelle è lo specchio dell’architettura. Abbandoniamo la classica divisione per layer tecnici (Controllers, Services, Repositories) a favore di una divisione per Moduli/Feature.
Struttura delle Directory Consigliata
/src
/Modules
/Crm
/Api (Contratti pubblici esposti agli altri moduli)
/Core (Implementazione interna: Domain, Infra, App Services)
/Billing
/Api
/Core
/Ticketing
/Api
/Core
/Shared (Kernel condiviso, bus eventi, utility trasversali)
/Host (Punto di ingresso, Startup, Configurazione DI)
Questo approccio permette a diversi team di lavorare su moduli diversi senza pestarsi i piedi, simulando l’indipendenza dei microservizi ma mantenendo la semplicità del monolite.
6. Strategie di Deployment CI/CD
Il Monolite Modulare eccelle nella velocità di iterazione. Ecco come configurare una pipeline CI/CD moderna per questo scenario:
- Build Unica: La compilazione verifica l’integrità di tutti i moduli contemporaneamente. Se una modifica nel modulo CRM rompe il modulo Fatturazione, la build fallisce immediatamente (feedback loop rapido).
- Test Automatizzati:
- Unit Test: Isolati dentro ogni modulo.
- Integration Test: Verificano il funzionamento del modulo con il database (in container effimeri).
- Architecture Tests: Usare librerie come ArchUnit o NetArchTest per impedire via codice che il modulo A usi classi interne del modulo B.
- Deployment Blue/Green: Essendo un singolo artefatto, è facile spin-upare la nuova versione accanto alla vecchia, switchare il traffico e fare rollback immediato in caso di errori.
Conclusioni: Quando Migrare?
Il passaggio da Monolite Modulare a Microservizi dovrebbe avvenire solo quando un singolo modulo diventa così complesso o richiede risorse così diverse (es. un modulo di AI che richiede GPU) da giustificare la sua estrazione in un servizio autonomo.
Fino a quel momento, per lo sviluppo di CRM e software gestionali nelle PMI, il Monolite Modulare rimane l’architettura più efficiente, economica e robusta. Permette di scrivere codice pulito oggi, lasciando aperta la porta alla distribuzione fisica domani, senza pagare in anticipo il prezzo della complessità.
Domande frequenti

Il Monolite Modulare è una architettura software composta da una singola unità di deployment in cui il codice viene organizzato in moduli coesi e indipendenti. Questa soluzione rappresenta il punto di equilibrio ideale per le PMI in quanto garantisce la velocità di comunicazione in memoria e la semplicità di gestione tipica del monolite classico, offrendo al contempo la pulizia del codice e la manutenibilità strutturale che solitamente si ricercano nei microservizi.
Adottare i microservizi senza una reale necessità introduce una complessità accidentale spesso insostenibile per i team agili, nota come overhead infrastrutturale. Le aziende si trovano a dover gestire latenza di rete, consistenza eventuale dei dati e transazioni distribuite, rischiando di creare un sistema rigido e difficile da osservare che unisce i difetti del vecchio monolite alle difficoltà dei sistemi distribuiti.
Anche se si utilizza una sola istanza fisica del database per ottimizzare i costi, è necessario applicare una separazione logica rigorosa usando schemi dedicati per ogni modulo. Sono vietate le operazioni JOIN tra tabelle di schemi diversi e lo scambio di dati deve avvenire esclusivamente tramite API interne pubbliche o eventi di dominio, garantendo così che ogni modulo rimanga disaccoppiato dagli altri.
Il passaggio ai microservizi dovrebbe avvenire soltanto quando uno specifico modulo raggiunge una complessità tale da giustificare la sua estrazione o necessita di risorse hardware differenti, come ad esempio GPU per calcoli di intelligenza artificiale. Fino a quel momento, mantenere una architettura modulare unificata permette di sviluppare velocemente e semplificare il rilascio del software senza complicazioni inutili.
Il Domain Driven Design è fondamentale per definire i Bounded Contexts, ovvero i confini logici che separano le aree funzionali del CRM come vendite, fatturazione e supporto. Applicare questi principi assicura che le dipendenze siano controllate e che nessun modulo acceda direttamente alle logiche interne di un altro, facilitando la manutenzione del codice e permettendo a diversi team di lavorare in parallelo senza conflitti.
Fonti e Approfondimenti

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