In Breve (TL;DR)
Delcy Rodríguez assume la presidenza ad interim del Venezuela dopo il blitz statunitense che ha portato all’arresto e all’estradizione di Nicolás Maduro.
Il nuovo governo ha proclamato lo stato di eccezione, militarizzando Caracas e intensificando la repressione contro giornalisti e oppositori in un clima di estrema tensione.
Mentre Washington rivendica il controllo della transizione e delle risorse petrolifere, il Venezuela resta in bilico tra speranza di cambiamento e rischio di conflitto civile.
Il diavolo è nei dettagli. 👇 Continua a leggere per scoprire i passaggi critici e i consigli pratici per non sbagliare.
È l’alba di una nuova, incerta era per il Venezuela. A poche ore dal blitz militare statunitense che ha portato alla cattura e all’estradizione forzata di Nicolás Maduro a New York, il Palazzo di Miraflores ha un nuovo inquilino, seppur provvisorio. Delcy Rodríguez, già vicepresidente e figura chiave del chavismo, ha prestato giuramento come presidente ad interim della Repubblica Bolivariana. Una mossa rapida, orchestrata per riempire il vuoto di potere e segnalare al mondo — e soprattutto a Washington — che la “Rivoluzione” non è decapitata, ma resiste.
La cerimonia, avvenuta il 5 gennaio davanti all’Assemblea Nazionale presieduta dal fratello Jorge Rodríguez, si è svolta in un clima surreale. Mentre le immagini di Maduro in manette facevano il giro del globo, Rodríguez ha giurato «con dolore» ma con fermezza, denunciando quello che ha definito il «sequestro di due eroi», riferendosi all’ex presidente e alla moglie Cilia Flores. Tuttavia, dietro la retorica della continuità, si cela un Paese sull’orlo del baratro, stretto tra la pressione militare degli Stati Uniti e il rischio concreto di una implosione interna.
Secondo quanto riportato dalle agenzie internazionali, la situazione a Caracas è di estrema tensione. Le strade sono pattugliate dall’esercito e dalle milizie bolivariane, mentre la popolazione, divisa tra lo shock e la speranza di un cambiamento, attende di capire se questa presidenza ad interim sarà l’inizio di una transizione ordinata o il preludio a un conflitto civile. La domanda che risuona nelle cancellerie di tutto il mondo è una sola: quanto durerà questo nuovo assetto?

Il giuramento e la “continuità rivoluzionaria”
La legittimità del mandato di Delcy Rodríguez poggia su una complessa architettura giuridica elaborata d’urgenza dalla Corte Suprema di Giustizia (TSJ). In assenza di una dimissione volontaria o di una morte naturale, il Tribunale ha invocato la figura dell’“assenza forzata” per giustificare il passaggio di poteri, evitando così di dichiarare la vacanza assoluta che avrebbe imposto elezioni immediate entro 30 giorni. Secondo la sentenza, Rodríguez rimarrà in carica per un periodo iniziale di 90 giorni, prorogabile, con l’obiettivo di garantire la «continuità amministrativa e la difesa della nazione».
Durante il suo discorso di insediamento, la neo-presidente ha mantenuto un equilibrio precario tra la condanna dell’«aggressione imperialista» e segnali di apertura obbligata. Se da un lato ha ribadito la fedeltà all’eredità di Hugo Chávez e Maduro, dall’altro ha lanciato un appello a lavorare per la pace, consapevole che la sopravvivenza del suo governo dipende ora più che mai dalle decisioni della Casa Bianca. La presenza ingombrante del fratello Jorge Rodríguez al vertice del Parlamento suggerisce un consolidamento del potere familiare all’interno del cerchio magico del regime, in un momento in cui la lealtà delle forze armate è l’unica vera assicurazione sulla vita per la leadership rimasta.
Caracas blindata: stato d’eccezione e repressione

La prima mossa concreta del nuovo esecutivo è stata la promulgazione di un decreto che istituisce lo stato di eccezione su tutto il territorio nazionale. Il provvedimento conferisce poteri straordinari alle forze di sicurezza, ordinando la «ricerca immediata e la cattura di qualsiasi persona coinvolta nel sostegno o nella promozione dell’attacco armato». Una misura che, secondo le denunce del Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa (SNTP), ha già portato al fermo di diversi giornalisti e attivisti, accusati di “collaborazionismo” con il nemico straniero.
Le testimonianze che arrivano dalla capitale descrivono una città militarizzata. Posti di blocco sono stati eretti nei punti nevralgici di Caracas e nei pressi degli edifici governativi, dove si sono registrati sporadici scambi di colpi d’arma da fuoco, attribuiti ufficialmente a “colpi di avvertimento” contro droni non autorizzati. Nonostante l’apparente controllo, la paura è palpabile. Mentre alcuni settori della popolazione, stremati da anni di crisi economica, vedono nella rimozione di Maduro una possibile via d’uscita, le basi più radicali del chavismo promettono resistenza, alimentando lo spettro di violenze diffuse.
L’ombra di Washington e il processo a New York

Dall’altra parte del Mar dei Caraibi, la narrazione è diametralmente opposta. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha rivendicato il successo dell’operazione militare, dichiarando senza mezzi termini che gli USA «hanno il controllo» della situazione e gestiranno la transizione venezuelana. Washington ha fatto sapere che l’industria petrolifera, asset strategico fondamentale, sarà sorvegliata speciale, lasciando intendere che la permanenza di Rodríguez al potere è subordinata alla sua disponibilità a collaborare.
Nel frattempo, a New York, si è consumato il primo atto del dramma giudiziario di Nicolás Maduro. Comparso davanti a un tribunale federale, l’ex leader si è dichiarato non colpevole rispetto alle accuse di narco-terrorismo e traffico di armi. Il suo team legale ha denunciato il “rapimento” come una violazione flagrante del diritto internazionale, ma il giudice ha confermato la detenzione in attesa della prossima udienza, fissata per il 17 marzo. La strategia americana sembra chiara: usare il processo come leva di pressione per smantellare definitivamente la struttura di potere bolivariana, costringendo i successori a negoziare una resa condizionata.
Reazioni internazionali e scenari futuri
Il blitz statunitense e il successivo insediamento di Rodríguez hanno spaccato la comunità internazionale. Le Nazioni Unite, per bocca del Segretario Generale, hanno espresso «profonda preoccupazione» per il mancato rispetto delle norme internazionali, temendo che l’azione unilaterale possa creare un pericoloso precedente. Mosca, storico alleato di Caracas, ha condannato duramente l’operazione, definendola un atto di pirateria internazionale e chiedendo l’immediata liberazione di Maduro, pur mantenendo per ora un atteggiamento cauto sul terreno.
L’Unione Europea si trova in una posizione scomoda: pur non avendo mai riconosciuto pienamente la legittimità delle ultime rielezioni di Maduro, Bruxelles guarda con allarme ai metodi utilizzati da Washington. L’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri ha invitato alla moderazione, ma l’assenza di una condanna unanime riflette l’imbarazzo delle diplomazie occidentali di fronte al fait accompli. In questo scacchiere geopolitico, il Venezuela rischia di trasformarsi nuovamente in un terreno di scontro tra potenze, con la Cina che osserva silenziosa, preoccupata per i suoi ingenti investimenti nel settore energetico.
Conclusioni

Il Venezuela si trova oggi in un limbo storico. Delcy Rodríguez, presidente ad interim per necessità e non per elezione, ha il difficile compito di guidare un Paese ferito, con una pistola puntata alla tempia metaforica del suo governo da parte degli Stati Uniti. Se la sua presidenza sarà una breve parentesi verso elezioni libere o l’inizio di una nuova forma di autoritarismo tutelato dall’esterno, dipenderà dai delicati equilibri tra le fazioni militari interne e dalla volontà di Washington di spingere sull’acceleratore del cambio di regime. Per ora, l’unica certezza è che l’era di Maduro è finita, ma il futuro del Venezuela è ancora tutto da scrivere.
Domande frequenti

A seguito dell’estradizione forzata di Nicolás Maduro negli Stati Uniti, la presidenza ad interim è stata assunta da Delcy Rodríguez. Già vicepresidente e figura centrale del chavismo, Rodríguez ha prestato giuramento il 5 gennaio davanti all’Assemblea Nazionale. Il suo mandato è considerato provvisorio e mira a garantire la continuità amministrativa e politica della Rivoluzione Bolivariana in un momento di estrema incertezza per il Paese.
La legittimità del nuovo governo si fonda su una sentenza d’urgenza della Corte Suprema di Giustizia venezuelana. Il tribunale ha invocato la figura giuridica dell’assenza forzata per giustificare il passaggio di poteri, evitando di dichiarare la vacanza assoluta che avrebbe imposto elezioni immediate. Secondo questa architettura legale, Rodríguez rimarrà in carica per un periodo iniziale di 90 giorni, prorogabile, per difendere la sovranità nazionale.
L’ex leader venezuelano è detenuto a New York con gravi capi d’imputazione federali, tra cui narco-terrorismo e traffico di armi. Durante la prima udienza presso il tribunale federale, Maduro si è dichiarato non colpevole. La sua difesa sostiene che la cattura sia illegale, ma il giudice ha confermato la detenzione in attesa del processo, che gli Stati Uniti intendono usare come leva per smantellare la struttura di potere bolivariana.
La prima mossa dell’esecutivo di Rodríguez è stata la promulgazione dello stato di eccezione su tutto il territorio nazionale. Questo decreto conferisce poteri straordinari alle forze di sicurezza per la ricerca e la cattura di chiunque sia sospettato di sostenere l’attacco esterno. La capitale è militarizzata con posti di blocco e si registrano fermi di giornalisti e attivisti, mentre l’esercito pattuglia le strade per prevenire disordini civili.
L’amministrazione statunitense ha rivendicato il successo dell’operazione militare e dichiarato di avere il controllo della situazione. Washington ha posto sotto stretta sorveglianza l’industria petrolifera venezuelana, asset strategico fondamentale. La Casa Bianca ha lasciato intendere che la permanenza al potere di Rodríguez e la gestione della transizione dipenderanno dalla disponibilità del nuovo governo a collaborare e negoziare una resa condizionata.
Fonti e Approfondimenti
- Wikipedia: Profilo biografico e politico di Delcy Rodríguez
- Dipartimento di Stato USA: Taglia e scheda ricercato di Nicolás Maduro Moros
- Dipartimento di Giustizia USA: Atto di accusa per narco-terrorismo contro Nicolás Maduro
- Congressional Research Service: Rapporto sulla crisi politica in Venezuela e le sanzioni USA
- Dipartimento del Tesoro USA: Sanzioni relative al Venezuela

Hai trovato utile questo articolo? C'è un altro argomento che vorresti vedermi affrontare?
Scrivilo nei commenti qui sotto! Prendo ispirazione direttamente dai vostri suggerimenti.