In Breve (TL;DR)
Le Fiamme Gialle controllano i distributori di Treviso per garantire trasparenza e combattere le frodi sui carburanti.
La Legge di Bilancio 2026 ha riallineato le accise portando il prezzo del gasolio a superare storicamente quello della benzina.
Con i nuovi rincari l’Italia ha l’accisa sul diesel più alta d’Europa, con pesanti ricadute su famiglie e logistica.
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TREVISO – Una mattinata di controlli serrati quella di oggi, 14 gennaio 2026, lungo le strade della Marca Trevigiana. Le pattuglie della Guardia di Finanza hanno avviato una vasta operazione di monitoraggio presso i distributori di carburante della provincia, in un contesto economico segnato da una svolta storica per gli automobilisti italiani: il sorpasso del prezzo del gasolio su quello della benzina. L’operazione delle Fiamme Gialle mira a verificare la trasparenza dei prezzi esposti e il corretto adempimento degli obblighi fiscali in un momento di forte tensione sui listini.
L’iniziativa non è isolata, ma rientra in un piano di vigilanza intensificato a seguito dell’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026. La manovra ha introdotto il tanto discusso "riallineamento delle accise", modificando strutturalmente il peso delle tasse sui carburanti e generando un’onda d’urto che si sta ripercuotendo dalle grandi arterie logistiche fino ai piccoli distributori di provincia. Mentre a Treviso i finanzieri controllano le colonnine, i dati nazionali confermano che l’Italia ha conquistato la "maglia nera" in Europa per la tassazione sul diesel.
Il blitz delle Fiamme Gialle nella Marca
I controlli scattati nella Marca Trevigiana rispondono a una direttiva precisa: garantire che le variazioni delle imposte non diventino un pretesto per manovre speculative. Secondo quanto trapela dai comandi provinciali, l’azione è "calibrata, flessibile e capillare". I militari non si limitano a verificare la corrispondenza tra il prezzo esposto e quello erogato alla pompa, ma estendono le verifiche alla qualità del prodotto e alla sua tracciabilità.
L’obiettivo è duplice: tutelare i consumatori da rincari ingiustificati e proteggere l’Erario da frodi complesse. Tra le irregolarità nel mirino degli inquirenti vi è la "falsa classificazione merceologica", ovvero la vendita di prodotti energetici di qualità inferiore o destinati ad altri usi (come il gasolio agricolo o da riscaldamento) spacciati per carburante da autotrazione, con conseguente evasione delle accise e dell’IVA.
La riforma del 2026: perché il diesel costa di più
La radice dei rincari che stanno allarmando gli automobilisti risiede nella rimodulazione fiscale attiva dal 1° gennaio 2026. Il Governo ha deciso di eliminare i cosiddetti SAD (Sussidi Ambientalmente Dannosi), equiparando di fatto la tassazione dei due principali carburanti. Nello specifico, le accise sulla benzina sono state ridotte di 4,05 centesimi al litro, mentre quelle sul gasolio sono aumentate dello stesso importo.
Sebbene l’operazione sia tecnicamente neutra per le casse dello Stato, l’effetto psicologico ed economico è stato immediato. Aggiungendo l’IVA al 22% su questi adeguamenti, il divario si è colmato e invertito. Secondo le rilevazioni odierne, il prezzo medio del diesel in modalità self-service viaggia ormai stabilmente sopra quello della verde, un fenomeno che non si registrava in modo strutturale da anni e che penalizza fortemente chi aveva puntato sulle motorizzazioni a gasolio per le lunghe percorrenze.
Il caso Lodi e la “maglia nera” in Europa
Le ripercussioni sono evidenti su tutto il territorio nazionale. Come riportato da testate locali quali Il Cittadino di Lodi, anche in Lombardia si assiste alla "doccia fredda" per i proprietari di veicoli diesel: la benzina ora costa di meno. Una situazione paradossale che sta spingendo molte famiglie e imprese a rivedere i propri bilanci di mobilità.
A livello macroeconomico, l’Italia si conferma il Paese con la pressione fiscale sui carburanti più alta del continente. Secondo i dati diffusi dall’ANSA, con l’aumento scattato a gennaio, l’Italia ha ora l’accisa sul gasolio più cara d’Europa. Questo primato negativo rischia di avere effetti a cascata sul costo del trasporto merci, dato che la maggior parte della logistica italiana viaggia ancora su gomma e a gasolio, alimentando potenziali spinte inflattive sui beni di consumo.
Il ruolo del Fisco e la lotta all’evasione
In questo scenario, il ruolo dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza diventa cruciale non solo per i controlli su strada, ma anche per l’analisi dei flussi finanziari. La digitalizzazione delle dichiarazioni e l’obbligo di fatturazione elettronica per i carburanti sono strumenti fondamentali per incrociare i dati e far emergere le sacche di illegalità.
Il fisco italiano perde ogni anno milioni di euro a causa delle frodi carosello e del contrabbando di prodotti petroliferi. I controlli odierni nella Marca, dunque, non servono solo a verificare il prezzo al litro, ma a garantire che ogni goccia di carburante venduta sia stata regolarmente tracciata e tassata, evitando che la concorrenza sleale di chi evade le tasse danneggi i gestori onesti, già messi a dura prova dalla contrazione dei consumi.
Conclusioni

La giornata del 14 gennaio 2026 segna un punto di non ritorno per il mercato dei carburanti in Italia. Mentre i controlli della Finanza a Treviso e nel resto del Paese cercano di arginare le speculazioni, gli italiani devono fare i conti con una nuova realtà fiscale in cui il diesel non è più il carburante del risparmio. Resta da capire se questa strategia di "allineamento" porterà i benefici ambientali sperati o se si tradurrà principalmente in un ulteriore onere per il sistema produttivo e per le tasche dei cittadini.
Domande frequenti

Il sorpasso è causato dal riallineamento fiscale introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 che ha eliminato i sussidi ambientali dannosi. Il Governo ha ridotto le accise sulla benzina e aumentato quelle sul gasolio dello stesso importo, circa 4 centesimi al litro, rendendo il diesel più caro alla pompa anche per via della applicazione della IVA sui rincari.
Le Fiamme Gialle verificano la trasparenza dei prezzi esposti rispetto a quelli erogati e il corretto adempimento degli obblighi fiscali. I controlli mirano anche alla qualità del prodotto per impedire la vendita di gasolio agricolo o da riscaldamento come carburante per auto, una frode che danneggia le casse dello Stato.
La equiparazione delle tasse tra benzina e gasolio ha portato la Italia ad avere la tassazione sul diesel più alta in Europa. Questo primato negativo rischia di alzare i costi del trasporto merci su gomma e di causare inflazione sui beni di consumo, colpendo il bilancio di famiglie e imprese.
Si tratta di un meccanismo illegale in cui prodotti energetici con tassazione agevolata, come il gasolio per uso agricolo, vengono venduti fraudolentemente come carburante per autotrazione. Questo permette di evadere le accise e la IVA, creando concorrenza sleale verso i gestori onesti e sottraendo risorse al fisco.
No, le operazioni nella Marca Trevigiana rientrano in un piano di vigilanza nazionale intensificato e capillare. La Guardia di Finanza agisce su tutto il territorio per monitorare le speculazioni sui prezzi e garantire che ogni litro di carburante venduto sia tracciato e tassato regolarmente.
Fonti e Approfondimenti
- MIMIT – Osservaprezzi Carburanti: monitoraggio ufficiale dei prezzi praticati
- Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Tabella delle aliquote di accisa vigenti
- MASE – Catalogo dei Sussidi Ambientalmente Dannosi (SAD) e Favorevoli (SAF)
- Guardia di Finanza – Compiti istituzionali e tutela della finanza pubblica
- Commissione Europea – Tassazione dell’energia e accise nell’UE

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