In Breve (TL;DR)
Meta ha rimosso 550mila account di minori in Australia, adeguandosi alla storica legge che vieta l’accesso social agli under 16.
L’operazione ha colpito soprattutto Instagram e Facebook, utilizzando l’intelligenza artificiale per individuare l’età ed evitare le pesanti sanzioni governative.
Nonostante l’adeguamento, il colosso digitale critica la normativa proponendo controlli sugli store e avvertendo riguardo la migrazione verso piattaforme insicure.
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In una mossa senza precedenti che segna un punto di svolta nella regolamentazione digitale globale, Meta ha annunciato di aver rimosso circa 550mila profili appartenenti a minori di 16 anni in Australia. L’operazione massiccia è la diretta conseguenza dell’entrata in vigore della severa legge australiana che vieta l’accesso ai principali social media agli adolescenti più giovani. La notizia, confermata oggi 12 gennaio 2026, evidenzia l’impatto concreto di una normativa che sta facendo discutere il mondo intero e che potrebbe creare un precedente per altre democrazie occidentali.
Secondo quanto comunicato dal colosso di Menlo Park, la disattivazione degli account è avvenuta principalmente nella prima settimana di applicazione del divieto, entrato ufficialmente in vigore il 10 dicembre 2025. Nonostante le resistenze iniziali e le critiche tecniche sollevate dalle Big Tech, Meta ha dovuto adeguarsi per evitare sanzioni multimilionarie, colpendo centinaia di migliaia di utenti su piattaforme come Instagram e Facebook. Questa “pulizia” digitale rappresenta il primo test reale di un sistema di verifica dell’età imposto per legge su così vasta scala.

I numeri del blocco: Instagram e Facebook i più colpiti
I dati rilasciati da Meta offrono uno spaccato dettagliato dell’operazione. Secondo il report aziendale, tra il 4 e l’11 dicembre sono stati disattivati complessivamente 544.052 account ritenuti appartenenti a utenti sotto la soglia legale dei 16 anni. La piattaforma più colpita è stata Instagram, con la rimozione di oltre 330.000 profili, seguita da Facebook con circa 173.000 account cancellati. Anche Threads, il social di microblogging del gruppo, ha visto la chiusura di quasi 40.000 profili.
L’azienda ha specificato che il processo di individuazione non è stato semplice. Meta ha utilizzato una combinazione di strumenti di intelligenza artificiale per stimare l’età degli utenti, analizzando comportamenti e connessioni, oltre alle dichiarazioni fornite al momento dell’iscrizione. Tuttavia, come riportato da diverse fonti tra cui il Guardian, l’azienda ha ammesso che la conformità alla legge sarà un "processo a più livelli" in continua evoluzione, riconoscendo implicitamente la difficoltà di intercettare ogni singolo utente che potrebbe aver mentito sulla propria data di nascita.
La legge australiana e le sanzioni previste

Il Social Media Minimum Age Act, approvato dal parlamento australiano alla fine del 2024 ed entrato in vigore il mese scorso, è considerato la normativa più restrittiva al mondo in materia di minori e internet. La legge impone alle piattaforme digitali l’obbligo di impedire l’accesso agli under 16, pena multe salatissime che possono arrivare fino a 49,5 milioni di dollari australiani (circa 30 milioni di euro) per ogni violazione sistemica riscontrata.
Il divieto non si applica solo a Meta, ma coinvolge un ampio spettro di servizi popolari tra i giovanissimi, inclusi TikTok, Snapchat, X (ex Twitter), Reddit e piattaforme di streaming come Twitch. L’obiettivo dichiarato dal governo australiano è quello di proteggere la salute mentale degli adolescenti, riducendo l’esposizione a fenomeni come il cyberbullismo, la dipendenza da algoritmi e la pressione sociale legata ai trend e alla ricerca di approvazione online.
La posizione di Meta e le critiche al sistema

Nonostante l’adeguamento, Meta non ha risparmiato critiche all’approccio australiano. In un post ufficiale pubblicato su Medium, l’azienda ha ribadito la sua convinzione che la responsabilità della verifica dell’età dovrebbe ricadere sugli store di applicazioni (come Apple App Store e Google Play Store) piuttosto che sulle singole piattaforme. Secondo Meta, questo garantirebbe un controllo più efficace e centralizzato, evitando che i ragazzi debbano fornire documenti d’identità a decine di app diverse, con evidenti rischi per la privacy.
Inoltre, l’azienda ha avvertito del rischio di un effetto "whack-a-mole" (il gioco in cui si colpisce la talpa che spunta dalla tana): bloccando l’accesso alle piattaforme mainstream regolate, i giovani potrebbero migrare verso angoli meno sicuri del web o app di messaggistica criptata impossibili da monitorare. Meta sostiene che isolare gli adolescenti dalle comunità online potrebbe privarli di supporto sociale e reti di amicizia, specialmente per coloro che appartengono a minoranze o vivono in aree rurali.
Impatto su influencer e cultura digitale
La rimozione di oltre mezzo milione di utenti ha avuto un impatto immediato anche sull’ecosistema dei creatori di contenuti in Australia. Molti influencer che basavano la loro audience sulla fascia demografica 13-16 anni hanno visto crollare le interazioni e le visualizzazioni. Il divieto sta modificando le dinamiche di ciò che diventa viral nel paese, creando una netta separazione tra la cultura digitale degli adulti e quella, ora sommersa o spostata altrove, degli adolescenti.
Le reazioni dell’opinione pubblica rimangono divise. Mentre associazioni di genitori e gruppi per la tutela dell’infanzia hanno applaudito i dati sulle rimozioni come un segno di successo della legge, organizzazioni per i diritti digitali e molti giovani utenti hanno espresso frustrazione. Alcuni adolescenti, intervistati dai media locali, hanno ammesso di cercare già metodi per aggirare i blocchi, utilizzando VPN o account falsi, confermando i timori espressi dagli esperti di sicurezza informatica sulla tenuta a lungo termine del sistema.
Conclusioni

La cancellazione di 550mila profili da parte di Meta in Australia rappresenta un evento storico nel rapporto tra governi e Big Tech. Se da un lato dimostra che le piattaforme possono agire drasticamente quando minacciate da sanzioni economiche, dall’altro apre interrogativi complessi sull’efficacia reale di tali divieti e sulle conseguenze inattese per la vita digitale dei più giovani. Il mondo osserva ora l’esperimento australiano: se i dati mostreranno un effettivo miglioramento nel benessere degli adolescenti, è probabile che leggi simili vengano presto discusse anche in Europa e negli Stati Uniti, ridisegnando per sempre i confini dei social media.
Domande frequenti

La rimozione massiccia di account è la conseguenza diretta del Social Media Minimum Age Act, una nuova legge australiana che vieta l accesso ai principali social network ai minori di 16 anni. L obiettivo del governo è proteggere la salute mentale degli adolescenti da fenomeni come il cyberbullismo e la dipendenza digitale, imponendo alle piattaforme di adeguarsi per evitare pesanti sanzioni economiche.
Il divieto non riguarda solo l ecosistema Meta, che include Instagram, Facebook e Threads, ma si estende a molte altre piattaforme popolari. La normativa coinvolge servizi come TikTok, Snapchat, X, Reddit e piattaforme di streaming come Twitch, obbligando tutte queste aziende a implementare sistemi di blocco per gli utenti sotto la soglia di età legale.
Per individuare i minori, Meta utilizza una combinazione di dati dichiarati al momento dell iscrizione e strumenti di intelligenza artificiale. Questi algoritmi stimano l età analizzando i comportamenti online, le connessioni e le interazioni degli utenti, cercando di identificare anche coloro che potrebbero aver falsificato la propria data di nascita, sebbene l azienda definisca questo processo complesso e non infallibile.
Le Big Tech, inclusa Meta, sostengono che la verifica dell età dovrebbe spettare agli store di applicazioni come Apple e Google per tutelare meglio la privacy, anziché alle singole app. Inoltre, gli esperti temono che il blocco possa spingere i giovani verso parti meno sicure del web o isolarli dalle loro reti sociali, portando molti a cercare metodi per aggirare le restrizioni tramite VPN.
Attualmente la legge australiana rappresenta un caso unico e funge da esperimento globale osservato con attenzione dalle altre democrazie occidentali. Se i dati dovessero dimostrare un effettivo miglioramento nel benessere dei giovani australiani, è probabile che normative simili vengano discusse e potenzialmente introdotte anche in Europa e negli Stati Uniti nel prossimo futuro.
Fonti e Approfondimenti
- eSafety Commissioner – Autorità governativa australiana per la sicurezza online
- Parlamento dell’Australia – Comitato congiunto sui social media e la società australiana
- Governo Australiano – Politiche sulla sicurezza online e regolamentazione dei contenuti
- Wikipedia – Regolamentazione di Internet in Australia

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