In Breve (TL;DR)
L’annullamento del gol di Hojlund per un tocco involontario solleva dubbi su un regolamento che uccide le emozioni sportive.
La furia del Napoli e l’ironia di Conte smascherano l’ipocrisia di norme che penalizzano la naturale dinamica del gesto atletico.
Serve una riforma urgente per salvare lo spettacolo calcistico da un utilizzo della tecnologia che mortifica il talento puro.
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C’è un momento, una frazione di secondo sospesa nel tempo, in cui il calcio smette di essere uno sport e diventa pura emozione. È l’istante in cui la rete si gonfia, l’urlo di sessantamila persone squarcia il cielo di Fuorigrotta e un attaccante corre ad abbracciare la sua gente. Mercoledì sera, quel momento è stato cancellato, sbianchettato, ucciso dalla burocrazia applicata all’arte. Il gol annullato a Rasmus Hojlund durante Napoli-Verona non è solo un episodio da moviola: è la pietra tombale sul sentimento del gioco più bello del mondo. E sia chiaro fin da subito: non ha sbagliato il Var, non ha sbagliato l’arbitro Marchetti. È sbagliato il regolamento. Ed è ora di dirlo con forza, con l’entusiasmo di chi vuole salvare il calcio da se stesso.
Siamo nel 2026, la tecnologia dovrebbe essere al servizio dello spettacolo, eppure ci ritroviamo a discutere di anatomia e millimetri invece che di gesti tecnici. Il pareggio per 2-2 che frena la corsa del Napoli verso il sogno Serie A lascia l’amaro in bocca non per il risultato, ma per il come è maturato. Un gol che avrebbe potuto cambiare la storia della stagione, cancellato per un tocco di mano impercettibile, involontario, ininfluente sulla dinamica balistica. È questa la “morte del calcio” di cui parla Il Fatto Quotidiano? Probabilmente sì, se per calcio intendiamo gioia e non protocolli notarili.

La dinamica dell’assurdo: il caso Hojlund
Riavvolgiamo il nastro. Hojlund, il gigante danese arrivato in prestito dal Manchester United, controlla la sfera in area. Un movimento rapido, felino, poi il tiro che batte il portiere. Il “Maradona” esplode. Ma a Lissone, nel silenzio asettico della sala Var, Marini vede quello che l’occhio umano ignora: la palla sfiora il polso dell’attaccante prima di finire sul piede. Secondo il regolamento attuale, non c’è scampo: se l’autore del gol tocca la palla con la mano, anche accidentalmente, nell’immediatezza della segnatura, il gol va annullato. Punto. Non conta la volontarietà, non conta il vantaggio acquisito. È una sentenza automatica, fredda come un algoritmo.
Ma è giusto? È questo lo spirito dello sport? Se un difensore tocca la palla con la mano in modo accidentale, si valuta la “congruità” del movimento. Se lo fa l’attaccante che segna, è reato capitale. Questa disparità di giudizio sta trasformando le partite in sessioni di vivisezione video, dove l’esultanza è sempre strozzata in gola, in attesa del verdetto supremo. Hojlund non ha tratto vantaggio da quel tocco; la palla gli è carambolata addosso. Annullare una prodezza simile è un crimine contro l’estetica del gioco.
La furia del Napoli e lo sfogo di Manna

Non sorprende, dunque, la reazione veemente della dirigenza partenopea. Le immagini di Giovanni Manna, direttore sportivo azzurro, che in tribuna d’onore non trattiene la rabbia, sono già virali. Secondo la Repubblica, lo “schiaffo degli arbitri al Napoli” rischia di pesare come un macigno sulla volata scudetto. Manna sa che questi due punti persi contro il Verona potrebbero essere decisivi, specialmente con il big match contro l’Inter alle porte. La sua frustrazione è quella di un intero popolo che si sente vittima non di un errore umano, ma di un’ingiustizia codificata.
E poi c’è Antonio Conte. Il tecnico salentino, con la sua consueta verve, ha centrato il punto focale della questione con una battuta che è già cult: “Cosa deve fare Hojlund, amputarsi il braccio?”. La provocazione di Conte smaschera l’ipocrisia di un regolamento che chiede agli atleti di muoversi come pinguini, con le braccia legate dietro la schiena, in uno sport che richiede invece equilibrio, slancio e dinamismo. Accettare le decisioni è doveroso, ma accettare che il regolamento vada contro la natura fisica dell’uomo è impossibile.
Un confronto necessario: il calcio impari dagli altri sport

Guardiamoci intorno. Il mondo dello sport corre veloce e cerca sempre di privilegiare lo spettacolo. In F1, le penalità esistono, ma la direzione gara cerca (spesso tra le polemiche, certo) di lasciar correre i piloti, di preservare la lotta in pista. Nella MotoGP, il contatto è parte del DNA della competizione. Nel basket, l’instant replay viene usato, ma la fluidità del gioco e la spettacolarità restano sacre. Persino nel tennis, la tecnologia “Occhio di Falco” serve a garantire la verità oggettiva (dentro o fuori), non a cercare il pelo nell’uovo per annullare un punto spettacolare per un vizio di forma millimetrico.
Il calcio, invece, sembra voler andare nella direzione opposta. Mentre ci prepariamo a vivere le emozioni delle prossime Olimpiadi, dove lo spirito olimpico celebra il gesto atletico, il calcio di club si sta incartando in protocolli che mortificano il talento. Se un gol come quello di Hojlund non è valido, allora dobbiamo chiederci che tipo di prodotto stiamo vendendo alle nuove generazioni. Vogliamo emozioni forti o vogliamo la perfezione burocratica?
Conclusioni

Il gol annullato a Hojlund in Napoli-Verona resterà negli annali non come un errore arbitrale, ma come il manifesto di una crisi d’identità del calcio moderno. Non ha sbagliato il Var, che ha applicato pedissequamente una norma scritta. Ha sbagliato chi quella norma l’ha pensata, dimenticando che il calcio è imperfezione, è contatto, è vita. È tempo che l’IFAB e i legislatori del pallone si siedano a un tavolo e riscrivano questa regola assurda. Restituiamo al calcio la sua anima, restituiamo ai tifosi la gioia di un urlo liberatorio senza la paura che un monitor lo cancelli due minuti dopo. Perché se uccidiamo l’emozione del gol, allora sì, avremo decretato la vera morte del calcio.
Domande frequenti

La rete è stata invalidata a causa di un tocco di mano dell’attaccante danese avvenuto nell’immediatezza del tiro. Nonostante il contatto fosse del tutto involontario e quasi impercettibile, l’attuale regolamento impone l’annullamento automatico di qualsiasi segnatura viziata da un tocco di braccio dell’autore del gol, indipendentemente dalla volontà o dal vantaggio reale acquisito dall’azione.
Le norme vigenti stabiliscono una distinzione netta tra difensori e attaccanti. Mentre per i difensori si valuta la congruità del movimento, per chi segna vige una severità assoluta: se il pallone tocca la mano o il braccio dell’autore del gol subito prima della rete, il punto non viene convalidato. Questa regola si applica anche in caso di tocchi accidentali, trasformando la decisione in un automatismo che non lascia spazio all’interpretazione arbitrale.
La dirigenza partenopea ha manifestato forte dissenso, con il direttore sportivo Giovanni Manna visibilmente frustrato per i punti persi nella corsa scudetto. L’allenatore Antonio Conte ha commentato l’episodio con ironia amara, chiedendosi provocatoriamente se i giocatori debbano amputarsi le braccia per evitare sanzioni che penalizzano la naturale dinamica fisica e atletica del gioco, sottolineando l’assurdità di penalizzare movimenti istintivi.
L’utilizzo della tecnologia, pur garantendo precisione millimetrica, è criticato perché rischia di soffocare l’emozione del gol a favore di una burocrazia rigida. L’intervento del Var su episodi marginali crea una disparità rispetto ad altri sport come la Formula 1 o il basket, dove la tecnologia supporta lo spettacolo senza interrompere costantemente la fluidità e la gioia della competizione per dettagli ininfluenti sulla dinamica di gioco.
Il risultato di 2-2 rappresenta una frenata significativa per le ambizioni tricolori del club azzurro, specialmente considerando l’imminente scontro diretto contro l’Inter. Questo episodio non influisce solo sul punteggio immediato, ma rischia di pesare psicologicamente sulla squadra e sull’ambiente in un momento cruciale della stagione, alimentando il dibattito sulla necessità di riformare le regole per tutelare la regolarità del campionato.
Fonti e Approfondimenti
- IFAB – Regola 12: Falli e scorrettezze (Normativa internazionale ufficiale sul fallo di mano)
- FIGC – Regolamento del Giuoco del Calcio (Federazione Italiana Giuoco Calcio)
- Wikipedia – Video Assistant Referee (VAR): storia, tecnologia e protocollo
- Wikipedia – Il fallo di mano: evoluzione della regola e casistiche

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