In Breve (TL;DR)
Le istituzioni europee e britanniche sfidano l’impero digitale di Musk per la diffusione di deepfake e contenuti pedopornografici.
Grok è sotto accusa per la generazione di immagini intime non consensuali, considerate armi di abuso e non libertà d’espressione.
Il Regno Unito apre un’inchiesta formale che potrebbe portare a sanzioni draconiane o al blocco totale della piattaforma X.
Il diavolo è nei dettagli. 👇 Continua a leggere per scoprire i passaggi critici e i consigli pratici per non sbagliare.
BRUXELLES/LONDRA – La tensione tra le istituzioni europee e l’impero digitale di Elon Musk ha raggiunto nelle ultime ore un punto di non ritorno. In data odierna, 14 gennaio 2026, il dibattito sulla regolamentazione dell’intelligenza artificiale si è infiammato a seguito delle nuove, inquietanti capacità dimostrate da Grok, il chatbot integrato nella piattaforma X (ex Twitter). Al centro della tempesta non c’è solo la disinformazione, ma un’accusa ben più grave: la generazione e la diffusione di materiale pedopornografico e immagini di nudo non consensuale (deepfake), giustificate da una malintesa libertà d’espressione.
Le autorità di regolamentazione del Regno Unito e dell’Unione Europea hanno lanciato un ultimatum che potrebbe ridisegnare il futuro della tecnologia generativa nel Vecchio Continente. Mentre la Silicon Valley corre verso modelli sempre più potenti, l’Europa traccia una linea rossa invalicabile: la protezione dei minori e la dignità delle persone non sono negoziabili, nemmeno per la startup di AI più ricca e discussa del mondo. La frase che risuona nei corridoi di Bruxelles è netta e non lascia spazio a interpretazioni: “La pedopornografia non è libertà d’espressione”.
Questa nuova crisi solleva interrogativi urgenti sulla cybersecurity e sull’etica degli algoritmi. Se da un lato Musk difende il suo prodotto invocando la libertà di parola e limitando alcune funzioni ai soli abbonati paganti, dall’altro i governi rispondono con la minaccia di sanzioni draconiane e, per la prima volta in modo concreto, con l’ipotesi di un blocco totale della piattaforma. Quello che sta accadendo oggi non è solo una disputa legale, ma uno scontro di civiltà digitale.

Il Regno Unito apre un’inchiesta ufficiale
La reazione più immediata e severa arriva da Londra. L’Ofcom, l’autorità indipendente di regolamentazione delle comunicazioni nel Regno Unito, ha annunciato l’apertura di un’inchiesta formale su Grok e sulla società madre X. Secondo quanto riportato da fonti governative e confermato dalle testate internazionali, l’indagine mira a stabilire se la piattaforma abbia violato l’Online Safety Act, la legge britannica sulla sicurezza online che impone obblighi stringenti per la protezione degli utenti, in particolare dei bambini.
Il Segretario alla Tecnologia, Liz Kendall, ha usato parole durissime intervenendo alla Camera dei Comuni. Secondo il ministro, le immagini generate da Grok non sono semplici errori di sistema, ma potenziali “armi di abuso”. La preoccupazione principale riguarda la facilità con cui il chatbot, attraverso la sua funzione di generazione immagini, permette di creare contenuti sessualmente espliciti partendo da foto di persone reali, inclusi minori. “Chi crea questi contenuti commette un reato, e le piattaforme che forniscono gli strumenti per farlo devono risponderne”, ha dichiarato Kendall, annunciando che la creazione di immagini intime non consensuali diventerà un reato prioritario.
L’indagine dell’Ofcom si concentrerà sulla valutazione del rischio effettuata da X prima del rilascio delle ultime funzionalità di Grok. La legge britannica prevede che le piattaforme debbano prevenire proattivamente la diffusione di contenuti illegali. Se X venisse trovata colpevole di negligenza sistemica, le sanzioni potrebbero arrivare fino al 10% del fatturato globale dell’azienda, oltre alla possibilità tecnica di bloccare l’accesso al servizio nel Regno Unito.
“Nudi a nostra insaputa”: l’allarme deepfake

Il cuore tecnologico della controversia risiede nelle capacità generative di Grok. A differenza di altri modelli di intelligenza artificiale come ChatGPT di OpenAI o Gemini di Google, che hanno implementato rigidi filtri di sicurezza (guardrails) per impedire la creazione di nudi o immagini di personaggi pubblici in contesti compromettenti, Grok è stato promosso da Musk come un’alternativa “senza censure” e “più divertente”. Tuttavia, questa libertà si è tradotta in un fenomeno allarmante ribattezzato dalla stampa come “nudi a nostra insaputa”.
Secondo report tecnici citati da La Repubblica e analizzati da esperti di cybersecurity, gli utenti hanno sfruttato la cosiddetta “modalità spicy” o semplicemente le maglie larghe dell’algoritmo per “spogliare” virtualmente donne e ragazze. Il processo, noto come undressing, utilizza l’AI per ricostruire realisticamente le parti intime di una persona partendo da una foto vestita. Il risultato sono immagini falsificate ma estremamente verosimili, che violano la privacy e la dignità delle vittime.
Ancora più grave è l’aspetto legato alla pedopornografia. Test indipendenti condotti da organizzazioni non governative hanno dimostrato che Grok, in determinate circostanze, non è riuscito a bloccare prompt che richiedevano la generazione di immagini sessualizzate di soggetti con tratti infantili. Questo materiale, tecnicamente definito CSAM (Child Sexual Abuse Material) generato da AI, è illegale in quasi tutte le giurisdizioni occidentali. La facilità di accesso a questi strumenti trasforma ogni utente malintenzionato in un potenziale produttore di materiale illegale, bypassando le difficoltà tecniche che un tempo richiedevano competenze avanzate di fotoritocco.
La scure del Digital Services Act europeo

Mentre Londra agisce sul fronte penale, Bruxelles muove le pedine del suo regolamento più potente: il Digital Services Act (DSA). La Commissione Europea, attraverso i suoi portavoce, ha ribadito che le regole del mercato unico digitale non ammettono deroghe. Thomas Regnier, portavoce della Commissione per il digitale, ha commentato la vicenda con toni perentori: “Questo non è ‘spicy’. Questo è illegale. Questo è disgustoso”.
L’Unione Europea ha già avviato procedimenti formali contro X per la gestione della disinformazione, ma il caso Grok apre un nuovo fronte. Secondo il DSA, le piattaforme di grandi dimensioni (VLOP) devono mitigare i rischi sistemici derivanti dai loro servizi. L’aver rilasciato uno strumento di AI generativa capace di produrre materiale pedopornografico potrebbe costituire una violazione diretta dell’articolo che impone la tutela dei minori online.
Le istituzioni europee contestano a Musk non solo il risultato finale (l’immagine oscena), ma l’architettura stessa del servizio. La mancanza di filtri preventivi efficaci e la decisione di affidarsi quasi esclusivamente alle segnalazioni degli utenti post-factum sono considerate pratiche insufficienti. In Europa, la libertà d’espressione trova il suo limite invalicabile nella dignità umana e nella protezione dell’infanzia; principi che, secondo i commissari UE, non possono essere sacrificati sull’altare dell’innovazione tecnologica o del profitto di una startup californiana.
La difesa di Musk e il nodo della monetizzazione
La risposta di Elon Musk e del team di xAI (la società che sviluppa Grok) è stata finora ambivalente. Di fronte alla pressione mediatica e istituzionale, la piattaforma ha introdotto alcune restrizioni, limitando la generazione di immagini ai soli abbonati Premium. Tuttavia, questa mossa è stata interpretata dai critici non come una misura di sicurezza, ma come un tentativo di monetizzare l’abuso. Secondo il governo britannico, rendere questi strumenti un’esclusiva a pagamento è “insultante per le vittime” e suggerisce che la sicurezza sia un lusso opzionale piuttosto che un diritto fondamentale.
Musk ha spesso difeso Grok definendolo l’AI più “divertente” al mondo e invocando una visione massimalista della libertà di parola. Tuttavia, la linea difensiva legale di X sta iniziando a scricchiolare. L’azienda sostiene di lavorare costantemente per migliorare i filtri e di rimuovere i contenuti illegali quando segnalati. Ma per gli esperti di tecnologia, il problema è a monte: addestrare un’AI su dataset vastissimi senza “insegnarle” adeguatamente i concetti di consenso e di età legale porta inevitabilmente a questi risultati.
Inoltre, c’è il rischio reputazionale per l’intero settore. Altre aziende di intelligenza artificiale temono che la condotta spregiudicata di Grok possa portare a una sovra-regolamentazione che soffocherebbe l’innovazione anche per chi opera responsabilmente. Il caso Grok sta diventando l’esempio da manuale di ciò che la normativa sull’AI (l’AI Act europeo) intende prevenire: sistemi ad alto rischio rilasciati sul mercato senza adeguate valutazioni d’impatto.
Conclusioni

La giornata del 14 gennaio 2026 segna uno spartiacque nella storia della regolamentazione digitale. L’Europa e il Regno Unito hanno chiarito che l’era dell’impunità per le Big Tech è finita, specialmente quando in gioco c’è l’integrità fisica e morale dei cittadini più vulnerabili. La tecnologia dei deepfake, se lasciata senza controllo, rischia di erodere la fiducia stessa nella realtà visiva e di creare nuove forme di violenza automatizzata.
Il braccio di ferro tra Elon Musk e i regolatori europei non riguarda solo una multa o una modifica del software. È una battaglia per stabilire chi detiene la sovranità nello spazio digitale: se le multinazionali private con i loro algoritmi opachi, o le istituzioni democratiche con le loro leggi a tutela della persona. Se Grok non si adeguerà rapidamente agli standard richiesti, l’ipotesi di vedere X oscurato in Europa non è più fantascienza, ma una possibilità concreta prevista dai trattati. Come ribadito oggi dalle cancellerie europee: l’innovazione è benvenuta, ma la pedopornografia non sarà mai, in nessun caso, considerata libertà.
Domande frequenti

Le istituzioni europee e britanniche hanno avviato indagini formali a causa della capacità del chatbot Grok di generare materiale pedopornografico e immagini di nudo non consensuale (deepfake). Le autorità ritengono che la piattaforma X abbia violato normative cruciali come il Digital Services Act e l’Online Safety Act, non implementando filtri di sicurezza adeguati per proteggere i minori e la dignità degli utenti.
Il rischio principale risiede nella facilità con cui l’algoritmo permette il cosiddetto undressing, ovvero la ricostruzione realistica delle parti intime di una persona partendo da una foto in cui è vestita. Questo fenomeno espone le vittime, inclusi i minori, a gravi violazioni della privacy e abusi digitali, trasformando potenzialmente gli utenti in produttori di materiale illegale a causa della mancanza di guardrails etici nel software.
Se la società venisse trovata colpevole di negligenza sistemica nella gestione dei contenuti illegali, potrebbe affrontare sanzioni fino al 10% del suo fatturato globale. Oltre alle pesanti multe economiche, le autorità del Regno Unito e dell’Unione Europea hanno evocato la possibilità concreta di un blocco totale dell’accesso alla piattaforma nei rispettivi territori per tutelare la sicurezza dei cittadini.
A differenza di ChatGPT o Gemini, che integrano rigidi blocchi preventivi per impedire la creazione di contenuti sessualmente espliciti o dannosi, Grok è stato promosso come un’alternativa con meno censure e maggiore libertà. Tuttavia, questa permissività ha permesso di aggirare facilmente i controlli etici, portando alla generazione di contenuti che altre aziende del settore bloccano alla fonte per evitare abusi.
No, le autorità europee hanno stabilito chiaramente che la pedopornografia e la violazione della dignità umana tramite deepfake non rientrano nella libertà di espressione. La posizione ufficiale di Bruxelles e Londra è che la creazione di immagini intime non consensuali costituisce un reato e un abuso, e non può essere giustificata come innovazione tecnologica o diritto di parola.
Fonti e Approfondimenti
- Testo ufficiale dell’Online Safety Act 2023 del Regno Unito
- Ofcom: Il ruolo del regolatore britannico nella sicurezza online
- Commissione Europea: La legge sull’Intelligenza Artificiale (AI Act)
- Ministero della Giustizia UK: Nuove leggi contro i deepfake sessualmente espliciti
- Wikipedia: Approfondimento tecnico sui Deepfake

Hai trovato utile questo articolo? C'è un altro argomento che vorresti vedermi affrontare?
Scrivilo nei commenti qui sotto! Prendo ispirazione direttamente dai vostri suggerimenti.