Referendum Giustizia: è scontro sui manifesti dei comitati del No

Polemica politica sulle affissioni dei Comitati del No al Referendum sulla Giustizia. Opposizioni e ANM denunciano censure, la maggioranza replica.

Pubblicato il 06 Gen 2026
Aggiornato il 07 Gen 2026
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In Breve (TL;DR)

La campagna referendaria sulla giustizia si accende con dure polemiche riguardanti la rimozione dei manifesti affissi dai comitati del No.

Lo scontro politico intreccia la separazione delle carriere all’abolizione dell’abuso d’ufficio, tra accuse di censura e contestazioni su affissioni abusive.

L’assenza di quorum per questo referendum costituzionale alza la tensione, rendendo cruciale ogni spazio di propaganda per orientare gli indecisi.

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ROMA – La campagna referendaria per la riforma della giustizia entra nel vivo e si accende subito lo scontro. A meno di tre mesi dal voto, previsto per la primavera 2026, il clima politico si surriscalda intorno alla cosiddetta "guerra dei manifesti". Al centro della polemica ci sono le affissioni dei Comitati per il No, che si oppongono alla separazione delle carriere dei magistrati e alla riforma costituzionale voluta dal governo Meloni e dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Nella giornata di ieri e nelle prime ore di oggi, 7 gennaio, diverse segnalazioni sono giunte da Roma, Milano e Torino riguardanti la rimozione o la copertura dei poster della campagna del "No". Secondo i promotori, si tratterebbe di un tentativo di oscurare le ragioni di chi si oppone alla riforma, mentre le amministrazioni locali, in alcuni casi guidate dal centrodestra, parlano di violazioni delle norme sulle affissioni e del rispetto degli spazi elettorali non ancora ufficialmente assegnati.

Manifesti elettorali del comitato No al Referendum Giustizia su un muro cittadino
Accesa polemica sulla rimozione dei manifesti dei comitati del No in vista del Referendum Giustizia 2026.

La denuncia: "Censura politica"

Il caso è esploso dopo la denuncia pubblica del Comitato della società civile per il No, presieduto da figure di spicco del mondo giuridico e associativo. Secondo quanto riportato da Il Manifesto, che oggi titola "Firmare e votare per noi", i manifesti che recitavano slogan a difesa dell’indipendenza della magistratura sono stati coperti in diverse zone della Capitale. "È un atto gravissimo che lede la par condicio ancor prima dell’inizio ufficiale della campagna televisiva", si legge in una nota diffusa dai comitati, che riuniscono sigle come ANM, CGIL e associazioni antimafia.

La replica della maggioranza non si è fatta attendere. Esponenti di Fratelli d’Italia e della Lega hanno respinto le accuse al mittente, sostenendo che molte delle affissioni fossero avvenute in spazi non consentiti o "abusivi". Tuttavia, l’opposizione, guidata da PD e Movimento 5 Stelle, ha portato la questione in Parlamento, chiedendo un’informativa urgente al Ministro dell’Interno per garantire il corretto svolgimento della campagna referendaria.

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L’ombra dell’Abuso d’Ufficio

Referendum Giustizia: è scontro sui manifesti dei comitati del No - Infografica riassuntiva
Infografica riassuntiva dell’articolo "Referendum Giustizia: è scontro sui manifesti dei comitati del No"

Lo scontro sui manifesti non è che la punta dell’iceberg di un conflitto ben più profondo che affonda le radici nelle riforme approvate nell’ultimo biennio. Come sottolinea oggi Il Fatto Quotidiano nell’articolo "L’abuso di ufficio e il referendum", la battaglia del "No" collega direttamente il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere alla precedente abolizione del reato di abuso d’ufficio, divenuta legge nell’estate del 2024.

La strategia comunicativa dei Comitati del No punta infatti a dimostrare un disegno unitario del governo: prima l’eliminazione del controllo di legalità sull’amministrazione (con l’addio all’abuso d’ufficio), ora il tentativo di indebolire il Pubblico Ministero separandolo dalla giurisdizione giudicante. I poster incriminati facevano esplicito riferimento a questo nesso, con slogan che accusavano l’esecutivo di voler "sottomettere la giustizia alla politica". Secondo La Repubblica, è proprio questo collegamento esplicito ad aver irritato gli ambienti governativi, che considerano la questione dell’abuso d’ufficio un capitolo chiuso e non pertinente al quesito referendario costituzionale.

L’iter e le regole del gioco

Manifesti elettorali del referendum giustizia affissi su un muro urbano a Roma
Lo scontro politico sul referendum giustizia si accende intorno alla rimozione dei manifesti del No.

Mentre la politica litiga sui muri, la macchina organizzativa procede. La Stampa ricorda oggi l’importanza de "L’indizione del referendum nel rispetto delle regole". La Corte di Cassazione ha dato il via libera ai quesiti nei mesi scorsi e ora si attende solo il decreto del Presidente della Repubblica per la data ufficiale, che dovrebbe collocarsi tra aprile e maggio 2026. La partita è delicatissima: trattandosi di un referendum costituzionale confermativo (poiché la riforma non ha ottenuto la maggioranza dei due terzi in Parlamento), non è previsto il quorum. Vince chi prende un voto in più.

Questo dettaglio tecnico rende ogni singolo manifesto e ogni spazio di propaganda vitale. I sondaggi mostrano un Paese diviso, con una grossa fetta di indecisi che potrebbe essere influenzata proprio dalla narrazione sulla "politicizzazione" della giustizia. Il governo Nordio punta tutto sulla modernizzazione e sulla terzietà del giudice, mentre il fronte del No agita lo spettro di un PM sottoposto all’esecutivo.

Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

La "guerra dei poster" di questo inizio 2026 è il segnale inequivocabile che la campagna referendaria sulla giustizia sarà una delle più aspre della storia repubblicana recente. Al di là delle questioni di decoro urbano o di regolamenti comunali, lo scontro riflette due visioni opposte dello Stato di diritto. Nelle prossime settimane, sarà compito del Quirinale e degli organi di garanzia vigilare affinché il dibattito resti nei binari della correttezza istituzionale, evitando che la battaglia sulle regole si trasformi in una rissa da marciapiede.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
Cosa sta succedendo con i manifesti del referendum giustizia?

È in corso una forte polemica riguardante la rimozione o la copertura dei manifesti elettorali dei comitati contrari alla riforma. Le segnalazioni provengono da città come Roma, Milano e Torino. I promotori denunciano una censura politica volta a oscurare le loro ragioni, mentre le amministrazioni locali replicano sostenendo che si tratti di violazioni delle norme sulle affissioni o di utilizzo di spazi non ancora assegnati ufficialmente.

Quando si voterà per il referendum sulla separazione delle carriere?

Il voto è previsto per la primavera del 2026. Sebbene la data esatta debba ancora essere ufficializzata tramite decreto del Presidente della Repubblica, le previsioni indicano una finestra temporale collocata tra i mesi di aprile e maggio. La campagna elettorale è tuttavia già iniziata con largo anticipo a causa della rilevanza costituzionale del tema.

È previsto il quorum per il referendum costituzionale del 2026?

No, per questo tipo di consultazione non è necessario raggiungere un numero minimo di votanti. Trattandosi di un referendum costituzionale confermativo, indetto perché la riforma non ha ottenuto la maggioranza dei due terzi in Parlamento, vincerà l’opzione che otterrà la maggioranza dei voti validi. Questo rende ogni singolo voto determinante per l’esito finale.

Qual è il collegamento tra il referendum e l’abuso d’ufficio?

Il fronte contrario alla riforma sostiene che esista un disegno unitario del governo per indebolire il controllo di legalità. Secondo questa tesi, l’abolizione del reato di abuso d’ufficio, avvenuta nel 2024, e l’attuale proposta di separazione delle carriere mirano entrambe a sottomettere la giustizia al potere politico e a ridurre l’indipendenza del Pubblico Ministero.

Chi sostiene i comitati del No alla riforma della giustizia?

Il fronte del dissenso è composto da una coalizione che include figure di spicco del mondo giuridico, l’Associazione Nazionale Magistrati, la CGIL e diverse associazioni antimafia. A livello politico, l’opposizione alla riforma costituzionale voluta dal governo Meloni è sostenuta principalmente dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle, che hanno portato la questione delle affissioni anche in Parlamento.

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