Rigopiano, 9 anni dopo: tra dolore, processi infiniti e politica assente

Pubblicato il 19 Gen 2026
Aggiornato il 19 Gen 2026
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Totem commemorativo Hotel Rigopiano con fiori e palloncini per il nono anniversario

Sono passati esattamente nove anni da quel 18 gennaio 2017, quando una valanga di 120mila tonnellate di neve e detriti spazzò via l’Hotel Rigopiano di Farindola, portandosi via 29 vite e lasciando una ferita indelebile nel cuore dell’Abruzzo e dell’Italia intera. Ieri, nel giorno dell’anniversario, il dolore si è rinnovato ai piedi del totem che ricorda i nomi delle vittime, in una cerimonia avvolta dal silenzio della montagna e dal grido di denuncia delle istituzioni locali e dei familiari: nove anni di parole, ma, secondo molti, ancora troppo pochi fatti.

Mentre la cronaca riporta puntualmente la commozione della cerimonia, con i 29 palloncini bianchi liberati in cielo all’ora esatta del disastro (le 16:49), l’attenzione si sposta inevitabilmente sul fronte giudiziario e politico. La sensazione diffusa, ribadita con forza dal sindaco di Farindola Luca Labbricciosa, è quella di un territorio abbandonato, dove alla tragedia umana si è sommata una lenta agonia economica e sociale che la politica nazionale non è ancora riuscita ad arginare.

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Il ricordo e la rabbia: la cerimonia a Farindola

La commemorazione di ieri ha visto la partecipazione dei parenti delle vittime, stretti nel loro dolore, e di diverse autorità. A rappresentare il governo era presente il sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti, mentre per la Regione Abruzzo c’era il governatore Marco Marsilio. Nonostante la presenza delle istituzioni, il clima è rimasto teso sul fronte delle risposte concrete. Secondo quanto riportato da Sky TG24, il sindaco Labbricciosa non ha usato mezzi termini: «In questi anni molte sono state le parole di vicinanza, ma per il tessuto economico e sociale distrutto quel 18 gennaio, troppo poco o nulla è stato fatto».

Il primo cittadino ha lanciato un appello affinché il decennale, che cadrà nel 2027, non sia solo un’altra data sul calendario ma una scadenza per risultati tangibili, chiedendo una cabina di regia interistituzionale per il rilancio dell’area. Le famiglie, dal canto loro, continuano a chiedere verità piena, stanche di un iter processuale che, a quasi un decennio di distanza, non ha ancora scritto la parola fine per tutti gli imputati.

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Odissea giudiziaria: l’attesa per l’Appello Bis

Rigopiano, 9 anni dopo: tra dolore, processi infiniti e politica assente - Infografica riassuntiva
Infografica riassuntiva dell’articolo “Rigopiano, 9 anni dopo: tra dolore, processi infiniti e politica assente”
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Se la memoria è ferma a quel giorno di gennaio, la giustizia si muove con i suoi tempi, spesso dilatati. La vicenda legale di Rigopiano è diventata un labirinto complesso. Dopo una sentenza di primo grado nel 2023 che aveva scatenato l’ira dei parenti per le numerose assoluzioni, e un processo d’Appello nel febbraio 2024 che aveva ribaltato parzialmente il verdetto condannando l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo, la Cassazione nel dicembre 2024 ha messo alcuni punti fermi ma ne ha riaperti altri.

Secondo le ricostruzioni dell’ANSA, la Suprema Corte ha reso definitiva la condanna per Provolo (1 anno e 8 mesi per rifiuto di atti d’ufficio e falso), ma ha disposto un nuovo processo, il cosiddetto “Appello Bis”, per altri imputati, tra cui alcuni dirigenti regionali e provinciali. L’attenzione è ora tutta rivolta all’11 febbraio 2026, data in cui è attesa la sentenza di questo nuovo filone processuale a Perugia. Una data cerchiata in rosso sul calendario delle famiglie, che sperano sia l’ultimo atto di una battaglia legale estenuante.

La politica italiana e le promesse mancate

Cerimonia commemorativa per il nono anniversario della tragedia di Rigopiano a Farindola.
Farindola ricorda le vittime di Rigopiano chiedendo risposte alla politica dopo nove anni di attesa.
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La tragedia di Rigopiano non è solo una questione giudiziaria, ma interroga profondamente la politica italiana e la capacità di prevenzione dello Stato. In questi nove anni, l’Italia ha visto alternarsi diversi esecutivi e molteplici tornate di elezioni, ma il tema del dissesto idrogeologico e della sicurezza in montagna torna d’attualità spesso solo sull’onda dell’emotività post-disastro.

Il governatore Marsilio, durante la commemorazione, ha rivendicato l’approvazione della “Carta delle Valanghe”, uno strumento urbanistico fondamentale che mancava all’epoca del disastro, sottolineando come la Regione abbia cercato di colmare i vuoti del passato. Tuttavia, le parole del sindaco di Farindola risuonano come un monito al Parlamento e al governo centrale: le leggi e le carte bollate non bastano se non seguono investimenti reali per le aree interne, che rischiano lo spopolamento e l’abbandono dopo eventi traumatici di questa portata.

In Breve (TL;DR)

A nove anni dalla tragedia di Rigopiano, la comunità ricorda le ventinove vittime denunciando l’assenza di interventi concreti per il rilancio del territorio.

L’odissea giudiziaria prosegue con la Cassazione che ha disposto un nuovo processo d’Appello Bis, la cui sentenza definitiva è attesa per febbraio 2026.

Le istituzioni locali invocano investimenti reali prima del decennale, poiché le sole normative non bastano a sanare la frattura tra cittadini e Stato.

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Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

A nove anni di distanza, Rigopiano resta un monito doloroso per l’intero Paese. Mentre ci si avvicina al decennale, il bilancio è agrodolce: se da un lato la giustizia sta faticosamente arrivando a delle sentenze definitive, dall’altro il senso di abbandono denunciato dalle comunità locali evidenzia una frattura ancora aperta tra cittadini e Stato. La speranza è che l’11 febbraio, con la sentenza dell’Appello Bis, si possa chiudere almeno il capitolo giudiziario, permettendo a chi è rimasto di concentrarsi sulla memoria e sulla ricostruzione, non più solo delle pietre, ma della fiducia nelle istituzioni.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
A che punto è il processo Rigopiano dopo la sentenza della Cassazione?

La vicenda giudiziaria è complessa e non ancora conclusa. Sebbene la Cassazione nel dicembre 2024 abbia reso definitiva la condanna per l ex prefetto Francesco Provolo, ha disposto un nuovo processo, denominato Appello Bis, per altri imputati tra cui dirigenti regionali e provinciali. La prossima data fondamentale è l 11 febbraio 2026, giorno in cui è attesa la sentenza a Perugia che le famiglie sperano possa chiudere definitivamente l iter legale.

Cosa chiedono i familiari delle vittime e il sindaco di Farindola alle istituzioni?

I parenti e l amministrazione locale denunciano un forte senso di abbandono e la mancanza di aiuti concreti per la ripresa economica dell area. Il sindaco Luca Labbricciosa ha chiesto che il decennale della tragedia, previsto per il 2027, diventi una scadenza per ottenere risultati tangibili tramite una cabina di regia interistituzionale, affinché non rimangano solo parole di circostanza ma arrivino investimenti reali per il territorio.

Quali misure di prevenzione sono state adottate dopo la tragedia di Rigopiano?

Il governatore Marco Marsilio ha evidenziato l approvazione della Carta delle Valanghe, uno strumento urbanistico essenziale per la sicurezza che mancava all epoca del disastro del 2017. Tuttavia, le autorità locali sottolineano che le nuove normative e la burocrazia non sono sufficienti se non vengono accompagnate da investimenti strutturali contro il dissesto idrogeologico e politiche attive per evitare lo spopolamento delle aree interne.

Chi è stato condannato in via definitiva per il disastro dell Hotel Rigopiano?

Allo stato attuale, la Suprema Corte ha confermato in via definitiva la condanna a 1 anno e 8 mesi per l ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, accusato di rifiuto di atti d ufficio e falso. Per molti altri imputati la situazione rimane sospesa in attesa del nuovo processo d Appello, lasciando i familiari delle vittime in attesa di una piena verità giudiziaria su tutte le responsabilità.

Francesco Zinghinì

Ingegnere e imprenditore digitale, fondatore del progetto TuttoSemplice. La sua visione è abbattere le barriere tra utente e informazione complessa, rendendo temi come la finanza, la tecnologia e l’attualità economica finalmente comprensibili e utili per la vita quotidiana.

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