Ucraina, terremoto ai vertici SBU: Malyuk si dimette durante il vertice di Parigi

Pubblicato il 06 Gen 2026
Aggiornato il 06 Gen 2026
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Primo piano di Vasyl Malyuk, ex capo dei servizi segreti ucraini SBUImmagine generata con IA

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KIEV – Un terremoto politico e militare scuote Kiev proprio mentre gli occhi della diplomazia internazionale sono puntati su Parigi. Vasyl Malyuk, il potente capo del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (SBU), ha rassegnato le sue dimissioni. La notizia, ufficializzata nelle ultime ore, arriva in un momento cruciale per il conflitto: da un lato l’intensificarsi della guerra asimmetrica contro la Russia, dall’altro il delicatissimo Vertice dei Volenterosi che si apre oggi nella capitale francese, dove si discute il futuro assetto di sicurezza dell’Europa orientale.

Le dimissioni di Malyuk non sono un semplice avvicendamento burocratico. Figura chiave della resistenza ucraina dal luglio 2022, il generale ha trasformato l’SBU in quello che molti analisti definiscono il “braccio armato” più letale di Kiev, capace di colpire in profondità nel territorio russo. Tuttavia, la sua uscita di scena solleva interrogativi inquietanti sugli equilibri interni all’amministrazione Zelensky, in particolare riguardo ai recenti scontri con gli organi anti-corruzione.

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Le dimissioni e il futuro nelle “operazioni asimmetriche”

Secondo quanto riportato dal canale ufficiale Telegram dell’SBU e rilanciato dall’agenzia Rbc Ukraina, Malyuk ha motivato la sua scelta con la volontà di concentrarsi esclusivamente sul campo di battaglia, lontano dalle scrivanie amministrative. “Mi dimetto dalla carica di capo del Servizio di Sicurezza. Rimarrò all’interno del sistema Sbu per implementare operazioni speciali asimmetriche di livello mondiale, che continueranno a infliggere il massimo danno al nemico”, ha dichiarato l’ormai ex capo degli 007.

Fonti vicine alla presidenza, citate dai media locali, rivelano un retroscena significativo: il presidente Volodymyr Zelensky avrebbe offerto a Malyuk posizioni alternative di alto profilo, tra cui la guida del Servizio di intelligence estero o un seggio nel Consiglio per la sicurezza nazionale e la difesa. Malyuk, tuttavia, avrebbe rifiutato ogni incarico politico-istituzionale, preferendo mantenere un ruolo operativo. Questa decisione potrebbe indicare una frattura insanabile con l’apparato politico o, viceversa, la necessità di una figura “libera” da vincoli istituzionali per condurre una guerra sempre più sporca e non convenzionale.

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L’ombra dello scontro con l’Anticorruzione

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Infografica riassuntiva dell’articolo “Ucraina, terremoto ai vertici SBU: Malyuk si dimette durante il vertice di Parigi”

Dietro la retorica patriottica delle “operazioni speciali”, si nasconde una trama più complessa legata alla politica interna. Secondo Il Fatto Quotidiano, l’addio di Malyuk sarebbe l’epilogo di un lungo braccio di ferro con gli organi di controllo di Kiev. Il generale è stato infatti una figura centrale nelle tensioni esplose l’anno scorso, culminate con il raid del 21 luglio 2025, quando gli uomini dell’SBU fecero irruzione nella sede dell’Ufficio Nazionale Anti-corruzione (NABU).

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All’epoca, la NABU era impegnata nell’inchiesta “Midas”, un’indagine delicatissima che aveva fatto tremare diversi esponenti del governo. L’azione di forza dell’SBU fu letta da molti osservatori internazionali come un tentativo di intimidazione verso l’indipendenza della magistratura inquirente. Le dimissioni odierne potrebbero quindi essere il prezzo politico da pagare per ristabilire un equilibrio con le istituzioni occidentali, che da tempo chiedono a Kiev maggiore trasparenza e rispetto per lo stato di diritto come condizione per il sostegno continuo.

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Il Vertice dei Volenterosi a Parigi: l’ultima chance diplomatica?

Primo piano di Vasyl Malyuk, ex capo dei servizi di sicurezza ucraini SBUImmagine generata con IA
Vasyl Malyuk lascia la guida dell’SBU per concentrarsi sulla guerra asimmetrica contro la Russia.

Mentre a Kiev si consuma il cambio della guardia, a Parigi si gioca una partita decisiva per le sorti del conflitto. Si apre oggi il vertice dei cosiddetti “Volenterosi”, un incontro ad alto livello che vede la partecipazione del presidente Zelensky, della premier italiana Giorgia Meloni, del presidente francese Emmanuel Macron e di oltre 27 leader internazionali. Un segnale di forte discontinuità rispetto al passato è la presenza della delegazione statunitense inviata dall’amministrazione Trump: al tavolo siederanno i negoziatori di alto livello Steve Witkoff e Jared Kushner.

L’agenda del vertice è ambiziosa e urgente. L’obiettivo primario è definire impegni di sicurezza concreti per l’Ucraina e pianificare la creazione di una forza multinazionale da dispiegare in caso di un eventuale cessate il fuoco. Secondo fonti diplomatiche, si discute di un pacchetto di garanzie vincolanti che possano rassicurare Kiev di fronte alla prospettiva di un congelamento del fronte. La presenza dei fedelissimi di Trump suggerisce che Washington stia spingendo per una rapida risoluzione o quantomeno per una stabilizzazione del fronte, mettendo pressione agli alleati europei affinché si assumano maggiori oneri nella gestione della sicurezza post-bellica.

La guerra non si ferma: pioggia di droni sulla Russia

Sul terreno, la diplomazia non ha ancora silenziato le armi. La notte scorsa è stata segnata da uno dei più massicci attacchi di droni ucraini contro il territorio russo. Il Ministero della Difesa di Mosca ha comunicato di aver intercettato e distrutto 129 droni in oltre 20 regioni, incluse quelle di Bryansk e Belgorod. Un raid particolarmente efficace ha colpito la città di Tver, dove il governatore ad interim Vitaly Korolev ha confermato la morte di una persona e il ferimento di altre due a seguito dell’incendio di un edificio residenziale causato dai frammenti di un drone abbattuto.

Questi attacchi, che portano la firma operativa delle strutture guidate fino a ieri da Malyuk, dimostrano che la strategia ucraina di portare la guerra in casa del nemico non è destinata a cambiare. Anzi, con Malyuk ora libero da incarichi amministrativi e focalizzato sulle “operazioni asimmetriche”, è lecito attendersi un’ulteriore intensificazione delle azioni di sabotaggio e degli attacchi in profondità, indipendentemente dagli esiti dei negoziati di Parigi.

In Breve (TL;DR)

Vasyl Malyuk lascia la guida dell’SBU per concentrarsi sulla guerra asimmetrica, rifiutando altri incarichi politici offerti da Zelensky.

Le dimissioni seguono mesi di tensioni con l’Anticorruzione, sollevando dubbi sugli equilibri interni all’amministrazione di Kiev.

Il cambio della guardia coincide con il vertice di Parigi, decisivo per definire il futuro della sicurezza ucraina.

Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

La giornata di oggi, 6 gennaio 2026, segna uno spartiacque nella storia recente del conflitto ucraino. Le dimissioni di Vasyl Malyuk chiudono un capitolo caratterizzato dall’accentramento di potere nelle mani dei servizi di sicurezza, aprendo forse la strada a una fase di maggiore controllo istituzionale, ma anche di maggiore imprevedibilità sul fronte delle operazioni segrete. Contemporaneamente, il vertice di Parigi rappresenta il tentativo più concreto dell’Occidente e della nuova amministrazione americana di disegnare una via d’uscita dalla guerra. Resta da vedere se la diplomazia riuscirà a correre più veloce dei droni che continuano a solcare i cieli d’Europa.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
Perché Vasyl Malyuk si è dimesso da capo del servizio SBU?

Ufficialmente Malyuk ha dichiarato di volersi concentrare esclusivamente sulle operazioni sul campo, abbandonando i compiti amministrativi per dedicarsi alla guerra asimmetrica. Tuttavia analisti suggeriscono che la decisione possa derivare anche da pressioni politiche interne e dai precedenti scontri con gli organi contro la corruzione. La sua uscita potrebbe rappresentare un tentativo di Kiev di riequilibrare i rapporti con le istituzioni occidentali.

Cosa si discute al Vertice dei Volenterosi a Parigi?

Il meeting mira a definire garanzie di sicurezza concrete per Kiev e a pianificare una forza multinazionale da impiegare in caso di cessate il fuoco. Al tavolo siedono leader come Zelensky, Meloni e Macron, insieme a inviati della amministrazione Trump. Il fine principale consiste nello stabilire impegni vincolanti per il futuro assetto della Europa orientale, cercando una stabilizzazione del fronte.

Che ruolo avrà Malyuk nelle operazioni asimmetriche ucraine?

Malyuk continuerà a operare all interno del sistema di sicurezza ma con un ruolo focalizzato sulle strategie non convenzionali. Il suo obiettivo sarà condurre sabotaggi e attacchi in profondità nel territorio russo, come i recenti raid di droni, per infliggere il massimo danno al nemico senza dover gestire la burocrazia istituzionale.

Quali sono i retroscena politici delle dimissioni di Malyuk?

Dietro la scelta operativa si celano frizioni istituzionali, in particolare legate al raid del servizio di sicurezza contro il dipartimento anti corruzione avvenuto il periodo precedente. Quella azione, legata alla inchiesta Midas, aveva sollevato dubbi sulla indipendenza della magistratura. Le dimissioni potrebbero quindi servire a migliorare la reputazione di Kiev agli occhi dei partner internazionali.

Come influisce la presenza degli inviati di Trump sul vertice?

La partecipazione di figure chiave come Steve Witkoff e Jared Kushner segna una discontinuità rispetto al passato e indica la volontà di Washington di accelerare verso una risoluzione del conflitto. La loro presenza suggerisce una pressione sugli alleati europei affinché si assumano maggiori responsabilità nella sicurezza futura, spingendo probabilmente per negoziati rapidi.

Francesco Zinghinì

Ingegnere e imprenditore digitale, fondatore del progetto TuttoSemplice. La sua visione è abbattere le barriere tra utente e informazione complessa, rendendo temi come la finanza, la tecnologia e l’attualità economica finalmente comprensibili e utili per la vita quotidiana.

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Domanda generata con IA

Ma secondo voi è davvero credibile la storia che lascia una poltrona del genere solo per andare a fare le “operazioni speciali”? A me puzza tanto di epurazione politica, soprattutto dopo quel casino con la NABU dell’anno scorso. Sembra che Zelensky stia facendo pulizia per accontentare gli americani prima che arrivi Trump a pieno regime.

Simply · Assistente virtuale IA

Ciao, la tua lettura è molto condivisa tra gli analisti. Sebbene la narrazione ufficiale punti sul desiderio di Malyuk di tornare operativo, le tempistiche sono sospette. L’irruzione alla NABU per l’inchiesta Midas è stata una macchia difficile da cancellare agli occhi dell’Occidente. È molto probabile che sia un compromesso: lui esce di scena politicamente (salvando la faccia con la retorica del combattente) e Kiev dimostra di aver “normalizzato” i servizi segreti proprio mentre si siede al tavolo di Parigi con i delegati di Trump.

Domanda generata con IA

Articolo chiarissimo, grazie! Ho però una domanda tecnica: quando parlate di “guerra asimmetrica” e del nuovo ruolo di Malyuk, cosa dobbiamo aspettarci concretamente oltre ai droni? Si parla di sabotaggi fisici o anche di cyberwarfare?

Simply · Assistente virtuale IA

Grazie a te per il commento! Quando parliamo di guerra asimmetrica in questo contesto, intendiamo un mix di azioni. Sicuramente il cyberwarfare (attacchi alle infrastrutture digitali russe) rimarrà centrale, ma il focus di Malyuk sembra essere cinetico: sabotaggi alle linee ferroviarie in Siberia, attacchi mirati a raffinerie e fabbriche militari in profondità nel territorio russo, e l’eliminazione di target specifici. L’obiettivo è portare il costo della guerra per Mosca a un livello insostenibile, aggirando la staticità del fronte tradizionale.

Domanda generata con IA

La presenza di Kushner e Witkoff a Parigi mi preoccupa non poco. Ho paura che il “Vertice dei Volenterosi” si trasformi in una resa mascherata. Quali sono le garanzie reali di cui si parla nell’articolo? C’è qualcosa di scritto o sono solo promesse?

Simply · Assistente virtuale IA

Ciao, il timore è legittimo dato il cambio di passo a Washington. Al momento, le “garanzie vincolanti” in discussione riguardano principalmente forniture militari automatiche in caso di nuova aggressione e, punto cruciale, il dispiegamento di truppe europee (la forza multinazionale citata) come deterrente fisico lungo una eventuale linea di demercazione. Non siamo ancora all’Articolo 5 della NATO, ma l’obiettivo è creare un meccanismo che non dipenda più esclusivamente dalla volontà politica del momento della Casa.

Domanda generata con IA

129 droni abbattuti in una notte… numeri impressionanti. Ma mi chiedo: quanto sono efficaci questi sistemi di difesa russa? Se ne abbattono 129, quanti ne passano realmente? Avete dati sulle percentuali di successo degli strike?

Simply · Assistente virtuale IA

Ottima domanda tecnica. I dati russi vanno sempre presi con le pinze: spesso dichiarano “abbattuti” anche droni che hanno colpito l’obiettivo o che sono stati deviati di poco dai sistemi di guerra elettronica (EW). Le stime OSINT suggeriscono che, nonostante l’alto numero di intercettazioni, circa il 15-20% dei droni riesce a passare o a causare danni cadendo. L’incendio a Tver citato nell’articolo dimostra che lo scudo non è impermeabile. La strategia ucraina è proprio la saturazione: lanciarne così tanti da esaurire le scorte di missili antiaerei nemici.

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