In Breve (TL;DR)
Il vertice di Parigi delinea un fronte europeo compatto ma realista, pronto a discutere difficili compromessi per raggiungere la pace in Ucraina.
Francia, Germania e Regno Unito progettano hub militari e una presenza fisica sul campo per garantire la sicurezza dopo il cessate il fuoco.
L’Italia conferma il sostegno politico a Kiev ma esclude l’invio di truppe, mentre gli USA manterranno la guida del monitoraggio strategico.
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PARIGI – Si è concluso nella tarda serata di oggi, 6 gennaio 2026, il cruciale vertice della "Coalizione dei Volenterosi" all’Eliseo. Un appuntamento che, nelle intenzioni del presidente francese Emmanuel Macron, doveva servire a blindare il fronte europeo in vista dei prossimi, decisivi passi diplomatici con Mosca e Washington. L’immagine restituita al termine dei lavori è quella di un’Europa che cerca di parlare con una voce sola, pur nelle sfumature delle singole cancellerie, di fronte a uno scenario geopolitico in rapida evoluzione.
Se da un lato la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha voluto sottolineare il messaggio politico principale parlando di una "dimostrazione di unità, tutti al fianco di Kiev", dall’altro è stato il Cancelliere tedesco Friedrich Merz a riportare la discussione sul terreno del pragmatismo più crudo. Secondo Merz, infatti, "per la pace in Ucraina saranno necessari compromessi", una frase che pesa come un macigno e che segnala quanto il dibattito sulle future garanzie di sicurezza sia entrato in una fase operativa e delicatissima.

Hub militari e il "dopo" cessate il fuoco
La novità più rilevante sul piano strategico è arrivata dal Primo Ministro britannico, Keir Starmer. In una conferenza stampa congiunta, il premier ha annunciato che Regno Unito e Francia sono pronti a stabilire "hub militari in Ucraina dopo il cessate il fuoco". Non si tratta di un intervento diretto nel conflitto attuale, ma di una mossa preventiva per garantire la sicurezza di Kiev nel lungo periodo. Secondo Starmer, queste basi logistiche e di addestramento serviranno a sostenere le necessità di difesa ucraine e a fungere da deterrente contro future aggressioni, una volta che le armi avranno taciuto.
Questa mossa risponde alla richiesta pressante del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, giunto a Parigi per chiedere "garanzie di sicurezza reali" e non solo promesse verbali. "Più forte sarà la nostra difesa, più forte sarà la diplomazia", ha ribadito il leader ucraino, che ha definito i colloqui odierni come "passi avanti concreti", pur non nascondendo che gli ostacoli più difficili sono ancora davanti.
La svolta tedesca e il nodo dei compromessi

Le parole di Friedrich Merz hanno segnato forse il punto di svolta più significativo della giornata. Il Cancelliere tedesco, alla guida della Germania dopo le elezioni del 2025, ha rotto alcuni tabù storici della politica estera di Berlino. Oltre ad aver evocato la necessità di "compromessi" – un termine che lascia intendere come il ritorno ai confini del 1991 potrebbe non essere più l’unica precondizione per il tavolo negoziale – Merz ha aperto alla possibilità di una presenza fisica tedesca sul terreno.
Secondo quanto emerso a margine del vertice, la Germania si impegnerà massicciamente in campo finanziario e militare. Merz ha esplicitamente affermato che "potranno esserci forze tedesche sul suolo ucraino per garantire la sicurezza dopo il cessate il fuoco". Una dichiarazione che allinea Berlino alle posizioni più assertive di Londra e Parigi, disegnando i contorni di quella forza di interposizione o monitoraggio a guida europea che potrebbe essere dispiegata a garanzia di futuri trattati.
Il ruolo degli USA e la posizione dell’Italia

Il vertice ha visto anche la partecipazione, seppur defilata, degli inviati dell’amministrazione statunitense, Steve Witkoff e Jared Kushner, segnale che il dialogo tra le sponde dell’Atlantico resta aperto nonostante il cambio di passo impresso dalla Casa Bianca. Macron ha tenuto a precisare che un eventuale monitoraggio del cessate il fuoco sarà "a guida Usa" ma con un forte contributo degli alleati, nel tentativo di mantenere Washington agganciata alla sicurezza europea.
Presente al tavolo anche l’Italia. La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito il pieno sostegno politico a Kiev, definendo la giornata "storica per l’Ucraina e l’Europa". Tuttavia, Palazzo Chigi ha tenuto a marcare una linea rossa specifica per quanto riguarda il coinvolgimento diretto dei nostri soldati. In una nota diffusa al termine della riunione, la premier ha confermato "l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno", pur garantendo che l’Italia farà la sua parte all’interno dei meccanismi di garanzia e nel sostegno alla ricostruzione.
Conclusioni

Il vertice di Parigi del 6 gennaio 2026 si chiude dunque con un doppio registro. Da una parte, la retorica dell’unità e del sostegno incrollabile, incarnata da von der Leyen; dall’altra, la presa d’atto che la fine del conflitto richiederà scelte dolorose e un impegno militare diretto dell’Europa nel dopoguerra. Le parole di Merz sui "compromessi necessari" e l’annuncio di Starmer sugli hub militari indicano che le cancellerie occidentali si stanno preparando allo scenario del "day after": una pace armata, garantita non più solo dalle sanzioni, ma dalla presenza fisica dell’Europa ai confini orientali.
Domande frequenti

Il vertice del 6 gennaio 2026 ha delineato la strategia per la sicurezza ucraina post bellica. Le principali decisioni riguardano la creazione di hub militari logistici e di addestramento proposti da Francia e Regno Unito, da attivare dopo il cessate il fuoco. Inoltre è emersa la volontà di garantire una presenza fisica europea sul terreno come deterrente contro future aggressioni, segnando un passaggio dalle sole sanzioni a un impegno militare diretto di interposizione.
Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha introdotto un approccio pragmatico, suggerendo che per raggiungere la pace potrebbero essere necessarie concessioni difficili. Questa posizione implica che il ritorno ai confini del 1991 potrebbe non essere la sola precondizione per i negoziati. Berlino ha tuttavia bilanciato questa apertura politica con la disponibilità inedita a inviare forze tedesche sul suolo ucraino per garantire la sicurezza dopo la fine delle ostilità.
No, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tracciato una linea netta su questo punto. Pur confermando il pieno sostegno politico a Kiev e la partecipazione ai meccanismi di garanzia e ricostruzione, il governo italiano ha escluso categoricamente il dispiegamento di soldati italiani sul terreno. La posizione italiana rimane dunque focalizzata sul supporto esterno senza un coinvolgimento diretto delle proprie forze armate nelle operazioni di monitoraggio in loco.
Si tratta di basi logistiche e centri di addestramento che Regno Unito e Francia intendono stabilire in Ucraina una volta ottenuto il cessate il fuoco. Queste strutture non servono per intervenire nel conflitto attuale, ma sono concepite come una misura preventiva per il lungo periodo. Il loro obiettivo è rafforzare le capacità difensive di Kiev e fungere da deterrente concreto per scoraggiare eventuali nuovi attacchi russi in futuro.
Nonostante il vertice fosse a trazione europea, gli Stati Uniti manterranno un ruolo di guida nel monitoraggio del cessate il fuoco. La presenza degli inviati americani a Parigi conferma che il dialogo transatlantico resta attivo. L obiettivo di Macron e degli alleati europei è mantenere Washington agganciata alla sicurezza del continente, integrando il contributo americano con una presenza militare europea più assertiva e autonoma sul campo.
Fonti e Approfondimenti
- Consilium Europa – Solidarietà dell’UE all’Ucraina
- Governo Federale Tedesco – Elenco del supporto militare all’Ucraina
- GOV.UK – Risposta del Regno Unito all’invasione dell’Ucraina
- Ministero dell’Europa e degli Affari Esteri francese – La Francia e l’Ucraina
- Wikipedia – Profilo di Friedrich Merz (CDU)
- Governo Italiano – Il sostegno dell’Italia all’Ucraina

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