Bonus pellet 2026: incentivi stufe, detrazioni e nodo IVA

Pubblicato il 29 Gen 2026
Aggiornato il 29 Gen 2026
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Bonus pellet 2026: incentivi stufe, detrazioni e nodo IVA

Con l’arrivo del freddo intenso di fine gennaio, il tema del riscaldamento domestico torna prepotentemente al centro del dibattito economico delle famiglie italiane. In data odierna, 29 gennaio 2026, molti contribuenti si interrogano sull’esistenza di un Bonus pellet 2026 che possa alleggerire le bollette invernali. È fondamentale fare subito chiarezza: sebbene il termine “bonus” sia entrato nel linguaggio comune, la situazione normativa attuale richiede una distinzione netta tra gli incentivi per l’acquisto degli impianti (le stufe) e la tassazione sul combustibile (il sacco di pellet).

La Legge di Bilancio 2026 (Legge n. 199/2025), entrata in vigore il 1° gennaio, ha confermato e prorogato diverse misure a sostegno dell’efficientamento energetico, delineando un quadro di agevolazioni fiscali interessante per chi decide di rinnovare il proprio impianto termico. Tuttavia, a differenza di quanto accaduto nel recente passato, mancano sussidi diretti sull’acquisto della materia prima, lasciando ai consumatori l’onere di confrontarsi con i prezzi di mercato e le aliquote fiscali ordinarie.

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L’aliquota IVA sul pellet nel 2026: attenzione ai costi

Il primo punto da chiarire riguarda il costo del combustibile. Molti consumatori ricordano l’agevolazione straordinaria che, nel 2023, aveva abbassato l’IVA sul pellet al 10%. È bene sottolineare che, secondo la normativa fiscale vigente a gennaio 2026, tale misura non è stata rinnovata strutturalmente. L’aliquota IVA applicata all’acquisto dei sacchi di pellet è tornata stabilmente al 22% (aliquota ordinaria).

Questo significa che, parlando di “Bonus pellet 2026”, ci si riferisce impropriamente agli incentivi per l’hardware (la stufa o la caldaia) e non a uno sconto diretto alla cassa per il combustibile. Chi acquista oggi un bancale di pellet deve quindi mettere in conto una tassazione piena, rendendo ancora più cruciale la scelta di un impianto ad alta efficienza in grado di consumare meno materia prima a parità di calore prodotto.

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Ecobonus e Bonus Casa: le detrazioni per le stufe

Bonus pellet 2026: incentivi stufe, detrazioni e nodo IVA - Infografica riassuntiva
Infografica riassuntiva dell’articolo "Bonus pellet 2026: incentivi stufe, detrazioni e nodo IVA" (Visual Hub)
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Per chi intende installare una nuova stufa a pellet o sostituire un vecchio impianto, lo Stato offre importanti contributi statali sotto forma di detrazioni fiscali IRPEF. Le opzioni principali confermate per il 2026 sono due:

  • Bonus Ristrutturazione (50%): Prorogato dalla Manovra 2026, permette di detrarre il 50% delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di stufe a biomassa, fino a un massimale di 96.000 euro. La detrazione viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo. È necessario che l’installazione configuri un intervento di manutenzione straordinaria o risanamento conservativo.
  • Ecobonus (50% o 65%): Se l’intervento rientra nella riqualificazione energetica dell’immobile, è possibile accedere all’Ecobonus. La detrazione è del 50% per le stufe a biomassa e può salire al 65% in casi specifici di riqualificazione globale o sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a biomassa ad alta efficienza. In questo caso, è obbligatoria la comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla fine dei lavori.
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Il Conto Termico 3.0: soldi direttamente sul conto

Una moderna stufa a pellet accesa riscalda un ambiente domestico confortevole
Le nuove agevolazioni fiscali del 2026 sostengono l’acquisto di stufe efficienti per il riscaldamento. (Visual Hub)

Un’alternativa molto apprezzata, gestita dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), è il Conto Termico, recentemente aggiornato alla versione 3.0. A differenza delle detrazioni fiscali che richiedono anni per il recupero, il Conto Termico è un contributo diretto (un bonifico) che copre fino al 65% della spesa sostenuta per la sostituzione di vecchi impianti inquinanti (a gasolio, olio combustibile o biomassa obsoleta) con nuovi apparecchi a pellet di ultima generazione.

Per accedere a questi sussidi, le nuove stufe devono rispettare requisiti stringenti in termini di emissioni e rendimento. In particolare, è quasi sempre richiesta la certificazione ambientale a 4 o 5 stelle (classificazione ariaPulita), indispensabile per garantire il rispetto delle normative sulla qualità dell’aria, specialmente nelle zone soggette a procedure di infrazione europee per lo smog.

Incentivi Regionali: i bandi attivi nel 2026

Oltre alle misure nazionali, bisogna prestare molta attenzione ai bandi locali. Le Regioni del bacino padano, storicamente più colpite dall’inquinamento da polveri sottili, hanno attivato specifici incentivi cumulabili o alternativi al Conto Termico. Un esempio rilevante arriva dal Friuli Venezia Giulia, che proprio a gennaio 2026 ha lanciato un nuovo bando per la sostituzione di generatori a biomassa, offrendo contributi fino a 4.000 euro per le famiglie che rottamano vecchie stufe in favore di modelli a 4 o 5 stelle.

Anche Regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna mantengono attivi o rinnovano periodicamente bandi simili (“Bando Stufe”), finalizzati a migliorare la qualità dell’aria. È consigliabile consultare i portali regionali ufficiali per verificare la disponibilità dei fondi, che spesso vengono assegnati fino a esaurimento risorse.

In Breve (TL;DR)

Il cosiddetto bonus pellet 2026 non agevola l’acquisto del combustibile, dato che l’aliquota IVA è tornata stabilmente al 22% senza sconti immediati.

I contribuenti possono accedere alle detrazioni fiscali IRPEF fino al 65% per l’installazione di stufe a biomassa che migliorano l’efficienza energetica dell’immobile.

Il Conto Termico e i bandi regionali offrono contributi diretti sul conto corrente per chi sostituisce vecchi impianti con apparecchi di ultima generazione.

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Conclusioni

disegno di un ragazzo seduto a gambe incrociate con un laptop sulle gambe che trae le conclusioni di tutto quello che si è scritto finora

In sintesi, il “Bonus pellet 2026” non va inteso come uno sconto sul sacco di combustibile, la cui IVA resta al 22%, ma come un pacchetto strutturato di agevolazioni fiscali e contributi per l’ammodernamento tecnologico. Tra Ecobonus, Bonus Casa e Conto Termico, le opportunità per recuperare oltre la metà dell’investimento iniziale sono concrete. Tuttavia, per accedere a questi benefici, è indispensabile orientarsi verso prodotti certificati (4-5 stelle) e conservare tutta la documentazione tecnica e fiscale, inclusi i bonifici parlanti e le asseverazioni dei tecnici abilitati.

Domande frequenti

disegno di un ragazzo seduto con nuvolette di testo con dentro la parola FAQ
Qual è l’aliquota IVA sul pellet prevista per il 2026?

Per l’anno 2026 non è stata rinnovata l’agevolazione che riduceva l’imposta, pertanto l’aliquota IVA applicata all’acquisto dei sacchi di pellet è tornata stabilmente al 22 per cento. Questo significa che non esistono sconti diretti alla cassa per il combustibile, ma le agevolazioni riguardano esclusivamente l’acquisto e l’installazione di nuovi impianti di riscaldamento ad alta efficienza.

Quali incentivi sono disponibili per l’acquisto di una stufa a pellet nel 2026?

La Legge di Bilancio 2026 conferma diverse opzioni: il Bonus Ristrutturazione con detrazione IRPEF al 50 per cento in dieci anni e l’Ecobonus che varia dal 50 al 65 per cento per la riqualificazione energetica. In alternativa alle detrazioni fiscali, è possibile accedere al Conto Termico 3.0 gestito dal GSE, che prevede un contributo diretto tramite bonifico fino al 65 per cento della spesa per chi sostituisce vecchi impianti inquinanti con modelli di ultima generazione.

Come funziona il Conto Termico 3.0 per le stufe a biomassa?

Il Conto Termico 3.0 è un incentivo gestito dal GSE che non opera come detrazione fiscale, bensì come rimborso diretto accreditato sul conto corrente. Questo strumento copre fino al 65 per cento delle spese sostenute per la sostituzione di vecchi generatori di calore con nuove stufe a pellet a basse emissioni. Per ottenerlo, è necessario installare apparecchi con certificazione ambientale a 4 o 5 stelle e rispettare specifici requisiti di rendimento energetico.

Esistono contributi regionali per cambiare la stufa nel 2026?

Sì, diverse regioni del bacino padano, tra cui Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, attivano periodicamente bandi locali per migliorare la qualità dell’aria. Questi incentivi, spesso cumulabili o alternativi alle misure nazionali, offrono contributi a fondo perduto per la rottamazione di vecchi impianti a favore di modelli a 4 o 5 stelle. È fondamentale consultare i portali regionali ufficiali poiché questi fondi vengono solitamente assegnati fino a esaurimento delle risorse disponibili.

Quali documenti servono per ottenere le detrazioni fiscali sul riscaldamento?

Per accedere ai benefici fiscali come Ecobonus o Bonus Casa è indispensabile effettuare i pagamenti tramite bonifico parlante e conservare le fatture di acquisto. Inoltre, è necessario possedere la certificazione del produttore che attesti la classe ambientale della stufa, solitamente richiesta a 4 o 5 stelle, e l’asseverazione di un tecnico abilitato. Nel caso dell’Ecobonus, bisogna anche inviare la comunicazione all’ENEA entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori di installazione.

Francesco Zinghinì

Ingegnere e imprenditore digitale, fondatore del progetto TuttoSemplice. La sua visione è abbattere le barriere tra utente e informazione complessa, rendendo temi come la finanza, la tecnologia e l’attualità economica finalmente comprensibili e utili per la vita quotidiana.

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