In Breve (TL;DR)
Le guide vulcanologiche hanno sospeso le escursioni al fronte lavico dell’Etna contestando le nuove restrizioni di sicurezza imposte dalla Prefettura di Catania.
I professionisti denunciano l’impossibilità di operare secondo le nuove norme, che svuoterebbero di significato il loro ruolo di accompagnatori specializzati in ambiente impervio.
Mentre la lava raggiunge quote basse nella Valle del Bove, si accende il dibattito tra istituzioni e operatori sulla gestione delle emergenze naturali.
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CATANIA – Nel giorno dell’Epifania, mentre la Sicilia e l’Italia intera osservano l’ultimo giorno di festività, la cronaca locale registra una svolta significativa nella gestione delle attività turistiche sul vulcano attivo più alto d’Europa. In data odierna, 06 gennaio 2026, le guide vulcanologiche hanno annunciato la sospensione ufficiale delle escursioni verso il fronte lavico dell’Etna. La decisione, giunta come un fulmine a ciel sereno per le centinaia di turisti accorsi per ammirare lo spettacolo eruttivo, è la diretta conseguenza della recente ordinanza emessa dalla Prefettura di Catania.
Secondo quanto comunicato dal Collegio Regionale delle Guide Alpine e Vulcanologiche della Sicilia, la scelta è stata assunta "con profondo rammarico e con alto senso di responsabilità". Al centro della controversia vi sono le nuove misure restrittive imposte dalle autorità per garantire la sicurezza pubblica durante l’attuale fase eruttiva, misure che tuttavia, secondo i professionisti della montagna, renderebbero di fatto impossibile lo svolgimento del proprio lavoro con i necessari standard di qualità e sicurezza.
L’eruzione, che ha visto il fronte lavico scendere fino a quote relativamente basse nella Valle del Bove, continua a richiamare l’attenzione mediatica e scientifica, ma da oggi la possibilità di avvicinarsi alla colata accompagnati dai professionisti è congelata, aprendo un dibattito che tocca non solo la sicurezza, ma anche l’economia del territorio e la gestione delle emergenze naturali.

Il contenuto dell’ordinanza e la reazione delle guide
Il provvedimento della Prefettura di Catania nasce dalla necessità di regolamentare l’accesso alle aree sommitali e ai versanti interessati dai flussi lavici, in un momento in cui l’attività effusiva dell’Etna si è fatta particolarmente intensa. Secondo le disposizioni, l’accesso è stato severamente limitato per prevenire rischi legati a possibili esplosioni freatiche o repentini cambiamenti nella direzione delle colate. Tuttavia, le guide vulcanologiche contestano le modalità applicative di tali restrizioni.
In una nota ufficiale diffusa oggi, i rappresentanti della categoria hanno spiegato che le nuove regole "risultano non concretamente attuabili nella pratica operativa". Secondo le guide, l’ordinanza finisce per "annullare il ruolo della guida, svuotandone competenze, funzione e responsabilità professionale". In sostanza, i limiti di distanza e quota imposti sarebbero talmente stringenti da equiparare l’esperienza guidata a una semplice osservazione da remoto, vanificando il valore aggiunto dell’accompagnamento professionale che, per legge, è preposto proprio alla gestione del rischio in ambiente impervio.
La sospensione del servizio, precisano le guide, non è uno sciopero ma un "atto di tutela" verso la propria dignità professionale e verso la sicurezza degli utenti. Continuare a operare in questo quadro normativo, sostengono, significherebbe avallare un modello che non garantisce né la qualità del servizio né un reale controllo delle attività svolte sul vulcano.
La situazione eruttiva: lava a bassa quota

Mentre si consuma lo scontro istituzionale, l’Etna prosegue la sua attività. Secondo i dati forniti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’eruzione in corso è caratterizzata da una frattura effusiva apertasi sul fianco orientale, che sta alimentando una colata diretta nella desertica Valle del Bove. Il dato più rilevante, che ha fatto scattare l’allerta, è la quota raggiunta dal fronte lavico: la lava si è spinta fino a circa 1.420 metri sul livello del mare.
Sebbene la Protezione Civile abbia rassicurato che non vi sono rischi immediati per i centri abitati – il fronte dista ancora diversi chilometri da paesi come Fornazzo o Milo – la presenza di magma a quote così basse aumenta esponenzialmente il rischio di afflusso incontrollato di curiosi. È proprio in questo scenario che si inserisce la delicata gestione dell’ordine pubblico, un tema che spesso diventa centrale nella politica italiana quando si tratta di calamità naturali o eventi di grande richiamo.
Sicurezza e politica interna: un equilibrio difficile

La vicenda dell’Etna riaccende i riflettori su come il Governo e le istituzioni locali gestiscono il difficile equilibrio tra fruizione turistica e sicurezza. Le ordinanze prefettizie, che spesso seguono le indicazioni della Commissione Grandi Rischi, sono strumenti necessari ma che, come dimostra il caso odierno, possono entrare in conflitto con le realtà economiche locali. Non è raro che questioni simili arrivino fino in Parlamento, sotto forma di interrogazioni sulla tutela delle professioni montane o sulla gestione dei parchi naturali.
In un anno che non vede imminenti elezioni politiche nazionali, l’attenzione si sposta sulla capacità amministrativa degli enti locali e regionali. I sindaci dei comuni etnei, come Belpasso e Nicolosi, si trovano spesso a dover mediare tra le direttive di massima sicurezza che giungono da Roma o dal capoluogo e le esigenze di un territorio che vive di turismo vulcanico. La decisione delle guide di fermarsi è un segnale forte: senza un protocollo condiviso che riconosca la loro competenza tecnica, il sistema di fruizione del vulcano rischia il collasso o, peggio, l’anarchia degli escursionisti "fai da te".
Conclusioni

La giornata del 6 gennaio 2026 si chiude dunque con uno scenario complesso sulle pendici dell’Etna. Da un lato, la natura offre uno spettacolo potente con la lava che avanza nella Valle del Bove; dall’altro, la macchina organizzativa umana si inceppa di fronte alla burocrazia della sicurezza. La sospensione delle escursioni da parte delle guide vulcanologiche rappresenta un precedente importante che richiederà un tavolo di confronto urgente tra Prefettura, Protezione Civile e rappresentanti di categoria. Fino ad allora, il fronte lavico rimarrà un luogo da osservare rigorosamente a distanza, mentre la politica e le istituzioni dovranno trovare una sintesi tra la doverosa prudenza e il diritto al lavoro di chi, quel vulcano, lo vive ogni giorno.
Domande frequenti

Le guide vulcanologiche hanno deciso di sospendere le escursioni verso il fronte lavico in segno di protesta contro la recente ordinanza della Prefettura di Catania. I professionisti della montagna ritengono che le nuove misure restrittive, imponendo limiti severi su quote e distanze, rendano impossibile svolgere il proprio lavoro con adeguati standard di qualità e sicurezza. Tale decisione viene definita un atto necessario per tutelare la dignità professionale della categoria e la reale incolumità dei turisti.
L’attuale attività eruttiva è caratterizzata da una frattura effusiva sul fianco orientale del vulcano che alimenta una colata diretta nella Valle del Bove. Secondo i rilevamenti dell’INGV, il fronte lavico è sceso fino a circa 1420 metri sul livello del mare. Nonostante la lava abbia raggiunto quote relativamente basse, la Protezione Civile ha confermato che non vi sono pericoli immediati per i centri abitati pedemontani come Fornazzo o Milo.
L’accesso alle aree interessate dai flussi lavici è strettamente regolamentato per prevenire rischi legati a esplosioni o cambiamenti improvvisi della colata. Con lo stop delle guide ufficiali, avventurarsi da soli è fortemente sconsigliato e potenzialmente soggetto a sanzioni. L’assenza di professionisti abilitati alla gestione del rischio in ambiente impervio rende il turismo fai da te estremamente pericoloso, motivo per cui le autorità vigilano per evitare afflussi incontrollati.
Il provvedimento prefettizio mira a garantire la sicurezza pubblica limitando l’accesso alle zone sommitali e ai versanti attivi del vulcano. Le disposizioni impongono distanze di sicurezza maggiori e divieti di avvicinamento che, secondo le autorità, sono necessari per evitare incidenti. Tuttavia, queste regole sono al centro della controversia poiché, secondo le guide, trasformano l’escursione in una semplice osservazione da remoto, vanificando il valore dell’accompagnamento tecnico.
Al momento non è stata definita una data di ripresa delle attività guidate verso il fronte lavico. La situazione è in stallo in attesa di un tavolo di confronto tra le guide vulcanologiche, la Prefettura e la Protezione Civile. La riattivazione del servizio dipenderà dalla possibilità di stabilire un protocollo condiviso che concili le esigenze di sicurezza imposte dalle autorità con la necessità operativa dei professionisti di gestire il rischio in modo attivo e ravvicinato.
Fonti e Approfondimenti
- INGV Osservatorio Etneo – Monitoraggio e dati in tempo reale sull’attività vulcanica
- Dipartimento della Protezione Civile – Focus sul rischio vulcanico dell’Etna
- Prefettura di Catania – Ufficio Territoriale del Governo
- Ente Parco dell’Etna – Gestione del territorio e regolamentazione aree protette
- Wikipedia – Etna: Geologia, storia eruttiva e antropizzazione

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